Jobs Act, Consulta e legge di stabilità

Governo, una settimana di fuoco

Governo, una settimana di fuoco
06 Ottobre 2014 ore 15:32

Jobs Act, Consulta e legge di stabilità: su questi tre grandi temi si snoderà le settimana del Governo, che si preannuncia particolarmente delicata. La riforma del lavoro è attesa da un iter parlamentare quantomeno tortuoso, viste le tutt’altro che unanimi posizioni sull’argomento; sulla finanziaria, che in realtà arriverà alla Camera solo fra una decina di giorni, grava la variabile dell’elezione dei due membri laici della Corte Costituzionale, affare che sta occupando il Parlamento ormai da troppo tempo e che rischia di rallentare i programmi del Governo in maniera preoccupante, specie per il fatto di avere in scaletta una legge importante come quella di stabilità.

6 e 7 ottobre, riforma del lavoro. La maratona che questa settimana attende l’esecutivo ha inizio già oggi, 6 ottobre, con l’incontro fra il Premier Renzi e il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti; sul tavolo c’è il Jobs Act e le ultime limature da dare al testo, che verrà presentato martedì 7 ottobre al Senato (alle 9.30 al via l’esame), cosa che potrebbe destare non pochi problemi: da un lato infatti, una corposa corrente del Pd spinge per apportare alcune modifiche, specie in relazione ad un “salvataggio” dell’articolo 18; dall’altro lato invece, gli alleati, Ncd su tutti, non intendono cedere su alcun punto della nuova legge sul lavoro.

Una situazione scomoda per Renzi, che ben sa quanto sia importante non perdere nemmeno un voto parlamentare in vista dell’approvazione del Jobs Act. Forse proprio per queste discrepanze interne alla coalizione di governo prende sempre più corpo la possibilità che sul testo della riforma del lavoro venga apposta una mozione di fiducia: la camera in questione, in questo caso il Senato, è chiamata ad esprimere un voto su una legge particolare, ma sarà segnale di una posizione nei confronti dell’intero operato del governo. Sono situazioni che mettono particolarmente alle strette i parlamentari, poiché un eventuale esito negativo della votazione non significherebbe solo la bocciatura delle legge, ma fondamentalmente dell’intero esecutivo.

Da un punto di vista degli argomenti più dibattuti della riforma del lavoro, spicca su tutti il tema dell’articolo 18, che sarà oggetto di discussione dell’incontro che Renzi terrà con i sindacati martedì 7 ottobre (si attende la convocazione ufficiale). L’articolo in questione riguarda il reintegro in caso di licenziamento illegittimo: l’idea di Renzi riguarda il rendere più elastico questo concetto, concedendo il reintegro solo in determinati casi, e sostituendolo con un indennizzo. Un accordo di massima con i rappresentanti dei lavoratori sarà fondamentale per arrivare al voto in Senato con maggior tranquillità.

Martedì 7 ottobre, ore 13, l’elezione della Corte Costituzionale. Fondamentale è anche il tema dell’elezione dei due membri laici della Consulta, che è prevista per il 7 ottobre, ore 13. Quindi, nel bel mezzo dell’esame del Jobs Act, l’Aula di Palazzo Madama dovrà interrompere bruscamente i suoi lavori per consentire ai senatori di incamminarsi verso Montecitorio per la seduta congiunta.

Con il rischio di buttare al vento l’ennesimo voto parlamentare. La nomina vedrà infatti il diciassettesimo turno di voto in Parlamento. I tempi biblici che questo argomento sta richiedendo sono un vero problema, poiché stanno rallentando l’attività del Governo in maniera ormai inaccettabile; su questo voto si stanno scaricando tutte le tensioni e i veleni che attraversano maggioranza e opposizione, alle prese con le varie rese dei conti interne. La coppia di nomi composta da Luciano Violante e Ignazio Caramazza (bocciata il 2 ottobre scorso), che verrà riproposta anche questa settimana fondamentalmente per mancanza di alternative, non sembra avere prospettive di elezione, cosa che genera un netto pessimismo circa una risoluzione rapida della questione. Un ulteriore protrarsi della cosa avrà riflessi negativi sull’attività parlamentare più prossima, con la legge di stabilità in procinto di esame: quest’ultima necessita, fisiologicamente, di dibattito, lavoro e mediazione, e non può permettersi, vista la situazione critica in cui l’Italia versa da un punto di vista economico, di troppi rinvii causati dalle reiterate mancate elezioni dei membri della Corte Costituzionale.

Mercoledì 8, il vertice europeo. E mercoledì l’Italia è attesa in sede comunitaria per il vertice europeo sul lavoro, convocato proprio dal nostro Paese. Presentarsi a Bruxelles con la riforma del lavoro impantanata, il Parlamento bloccato da una questione, quella dell’elezione di due membri della Corte, che dovrebbe rubare un paio di giorni di tempo al massimo, e con una legge finanziaria dalle tempistiche ignote, calerebbe una coltre di ancor più fitte perplessità e scetticismi sulle possibilità del nostro Governo.

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