IL MARTEDì NERO DI ATENE: -12%

Perché la Grecia è di nuovo in crisi

12 Dicembre 2014 ore 11:47

La Grecia è di nuovo in crisi. Le borse di mezzo mondo negli ultimi giorni, facendo memoria di quanto successo pochi anni fa, sono crollate. Solo a metà novembre i dati sul Pil dichiaravano che la Grecia ce l’aveva fatta ed era uscita dalla recessione. Nel terzo trimestre 2014, infatti, si era registrata una crescita dello 0,7%: una cosa mai successa negli ultimi sei anni. Sebbene il premier Antonis Samaras non fosse molto amato dall’opinione pubblica, la sua politica era stata in grado di migliorare i conti del paese e a riprendere l’emissione di titoli di stato per la prima volta in quattro anni. Gran parte della riuscita si deve al turismo, che nel 2014 ha attratto sulle spiagge greche un alto numero di vacanzieri. Il grosso era quindi fatto, si trattava solo di uscire definitivamente dalla crisi e non dipendere più dagli aiuti internazionali che nel 2010 hanno impedito il fallimento del Paese.

La nuova crisi. Pochi giorni fa, un nuovo tracollo. La borsa di Atene martedì ha segnato il suo peggiori ribasso da 27 anni a questa parte, perdendo oltre il 12%. Crollando ha trascinato con se anche le altre piazze finanziarie europee. Il motivo sarebbe nella decisione di anticipare il primo turno per le elezioni del presidente della Repubblica dal 15 febbraio 2015 al prossimo17 dicembre.

 

 

 

Per eleggere la massima carica dello stato la legge greca prevede che, nel caso le maggioranze qualificate non vengano raggiunte per l’elezione del Presidente (200 su 300 parlamentari alle prime 2 consultazioni e 180 alla terza), si devono indire nuove elezioni politiche. Al momento non c’è un candidato condiviso dalle varie forze politiche, e la maggioranza arriva a un massimo di 154 voti. Il che fa concretizzare sempre di più una crisi di governo e elezioni anticipate a gennaio 2015, dopo le quali basterebbero 151 voti per eleggere il Presidente.

Possibili elezioni anticipate. A fare le spese nel caso di un nuovo esecutivo sarebbe con tutta probabilità il premier di centrodestra Samaras. È infatti assai reale la possibilità di una vittoria del partito di sinistra radicale, Syriza, il cui leader è Alexis Tsipras. Oggi i sondaggi danno Syriza al 27%. La coalizione di governo formata da Nea Dimokratia più i socialisti di Pasok, sono rispettivamente dati al 22% e al 6,5%. Sommando i voti arriverebbero più o meno a parimerito. Ma è molto grande la fetta degli indecisi, pari al 9,5% dei votanti, che potrebbero determinare il futuro del paese.

Inoltre il premier Samaras ha deciso l’azzardo di candidare alla presidenza del Paese l’europeista convinto Stavros Dimas: una scelta che lascia perplessi in molti, primi tra tutti gli investitori internazionali, non così convinti che l’anticipo delle presidenziali sia una scelta saggia. Syriza, al contrario, ha accolto con favore la decisione di anticipare il voto per le presidenziali alla prossima settimana, dicendo che questo aprirà la strada alle elezioni anticipate di cui il paese ha bisogno.

Tsipras rischio o opportunità? Il rischio che la sinistra di Tsipras salga al governo ha spaventato gli investitori internazionali. Di Tsipras preoccupa soprattutto il suo non essere a favore dell’austerità e degli aiuti internazionali. Il carismatico leader ha già avvertito che in caso di vittoria dichiarerà nulli gli accordi con la troika Ue-Fmi-Banca mondiale e chiederà la convocazione di una Conferenza europea per tagliare il debito dei Paesi in crisi. In pratica vuole un taglio del debito da parte dei creditori come quello concesso alla Germania nel 1952 dopo la guerra. E per rafforzare la sua posizione ha già raggiunto un accordo su questo tema con Podemos, il nuovo partito di sinistra spagnolo in testa nei sondaggi iberici. Alla base di questa decisione c’è la convinzione che l’Europa non può permettersi di far uscire la Grecia dall’euro e che alla fine verrà a patti. Seppur euro-ipercritico Tsipras non ha mai detto di voler uscire dall’euro, semmai di volerlo salvare.

Crisi non solo politica. Ma non è solo la crisi politica a infiammare la Grecia di Samaras. Il paese rischiava di esplodere nuovamente anche per la vicenda che coinvolge un ragazzo 21enne in sciopero della fame dal 10 novembre scorso a oggi. Nikos Romanos, anarchico, nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2008 passeggiava per le strade di Exarchia con un suo amico, Alexis Grigoropoulos. Si trovava al suo fianco quando un poliziotto esplose il colpo che uccise Alexis e accese la rivolta che per settimane infuocò la Grecia. Alcuni anni dopo, il 1 febbraio 2013, Nikos fu arrestato con altri tre compagni, a soli 19 anni, durante una duplice rapina per scopi politici. Subito dopo l’arresto, i quattro vennero torturati con ferocia.

Il caso fece molto scalpore, anche perché la polizia prima modificò con photoshop le foto per tentare di nascondere i segni della violenza, per poi dichiarare che le ferite erano state prodotte nella colluttazione avvenuta durante l’arresto. Da allora Nikos diventa una leggenda. Comincia a scrivere lettere dalla sua cella, rivolte al suo popolo contro il governo di destra di Samaras per smuovere le coscienze dei suoi connazionali.Nella primavera di quest’anno, ottiene la maturità e supera gli esami di ammissione per una delle più ambite università greche, nella facoltà di business management. Successivamente, la direzione del carcere gli ha ripetutamente negato i permessi studio necessari a seguire il percorso universitario. Il magistrato competente ha affermato che, visti i suoi precedenti penali, esiste il rischio di fuga e quindi il ragazzo non può uscire dal carcere nell’orario delle lezioni.

Nikos per protesta ha iniziato lo sciopero della fame, e da ieri quello della sete. In extremis, oggi, il Parlamento di Atene ha votato seppur con alcune modifiche presentate dalla sinistra si Syriza a un provvedimento legislativo che concede la possibilità di usufruire dei permessi studio anche per i detenuti per reati gravi anche se sotto il controllo di un braccialetto elettronico e dopo un periodo di due mesi di corsi via internet.

Con l’approvazione della riforma pare essere scongiurato il rischio di inasprimento degli animi tra la popolazione. Tuttavia, il problema politico resta.

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