Cronaca
Gli interessi di Washington

Perché Obama e la Lagarde (Fmi) hanno così a cuore la Grecia

Perché Obama e la Lagarde (Fmi) hanno così a cuore la Grecia
Cronaca 11 Luglio 2015 ore 16:10

Molto probabilmente, visto come stanno evolvendo le trattative fra la Grecia e i suoi creditori, Atene riuscirà ad ottenere un nuovo prestito di denaro per dare un poco di respiro alle casse statali e alle proprie banche, a patto, si intende, di mettere a punto importanti riforme di austerità imposte dall’Europa. Era questa, d’altronde, l’unica soluzione possibile, anche perché dal fallimento della Grecia non ne avrebbe tratto vantaggio nessuno. Tutti contenti dunque, se così si può dire, e in particolare festeggiano due attori molto particolari: Barack Obama e Christine Lagarde, rispettivamente presidente Usa e numero uno del Fondo monetario internazionale.

Perché salvare la Grecia? I due leader mondiali, in questi giorni, hanno operato importanti pressioni affinché si giungesse ad un accordo fra Atene e i suoi creditori, così da scongiurare il default. Ma perché entrambi hanno così tanto a cuore le sorti della Grecia? Naturalmente non c’è alcunché di filantropico e solidaristico in questa loro battaglia pro Atene, ma semplicemente entrambi hanno diverse e interessanti ragioni (di natura prettamente economica) per sperare in una stabilizzazione della crisi greca. Ma come, la piccola Grecia che riveste un ruolo così importante per colossi come Usa e Fmi? È proprio così, ma cerchiamo di capire meglio.

 

 

Obama e gli interessi Usa. La linea telefonica Washington-Bruxelles non è mai stata calda come in questi ultimi giorni: si dice infatti che Obama abbia voluto essere in costante contatto con Angela Merkel per non perdersi nemmeno un millimetro delle trattative fra Grecia ed Europa. L’interesse americano si può riassumere fondamentalmente in due parole: crescita e politica estera. Cominciando da quest’ultima, nelle scorse settimana era stata ventilata l’ipotesi che, qualora non fosse arrivato l’accordo fra Atene e creditori, Putin sarebbe stato felicemente disponibile a venir incontro alle esigenze economiche greche; rendendo, di fatto, Atene un proprio satellite.

 

 

Cina e Russia nel cuore dell'Europa. Un’ipotesi che alla Casa Bianca non vogliono nemmeno prendere in considerazione, ed è quindi importante che la Grecia rimanga saldamente legata al mondo occidentale, invece che cominciare a girar la testa verso Est. Anche perché verso Oriente potrebbe incrociare lo sguardo con quella Cina che sarebbe la vera finanziatrice degli eventuali aiuti eteroeuropei alla Grecia: il piano previsto, dunque sarebbe che Mosca ci mette la faccia, e Pechino il denaro, creando un asse che porterebbe le due potenze orientali nel cuore dell’Europa. Per la “gioia” di Obama. Da non dimenticare, inoltre, la strategica posizione geopolitica della Grecia: essa infatti è il ponte fra Europa e Medio Oriente, e con la delicatissima situazione dell’Isis, sarebbe davvero una sciagura che il Paese-porta del Vecchio Continente sia così debole. Senza contare, infine, le quattro basi militari americane situate su territorio greco, e il fatto che Atene sia, seconda solo a Washington, la principale investitrice in armamenti della Nato.

La crescita economica degli Usa. Ma si parlava anche di crescita, e dunque di economia. Il timore di Obama, infatti, è rappresentato da una sorta di effetto domino che la crisi greca potrebbe scatenare e far arrivare fin negli Stati Uniti, arrestando quel processo di robusta crescita economica in vigore negli Usa ormai già da un paio d’anni. Le ultime stime, infatti, dicono di un Paese il cui Pil dovrebbe crescere del 2,5 percento in questo 2015 e del 3 percento nel 2016. Numeri super, che però hanno in alcune variabili, come Ucraina, Medio Oriente e appunto Grecia, l’unica possibilità di non concretizzarsi. Ecco perché Obama ha persino mandato direttamente nei palazzi di Bruxelles in questi giorni Jack Lew, segretario del Tesoro statunitense, così da poter esercitare le proprie pressioni in maniera più efficace. Ultima, piccola precisazione: gli Usa detengono il 18 percento (la più alta) delle quote di uno dei principali creditori della Grecia, ovvero nientemeno che il Fondo monetario internazionale. Ed è qui che si inserisce la signorina Lagarde.

 

 

Le pressioni del Fmi e le loro ragioni. Giusto per essere chiari, il Fondo monetario internazionale è una banca mondiale nata dagli accordi di Bretton Woods sanciti subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale con lo scopo di promuovere la cooperazione monetaria internazionale e di venire in aiuto a Paesi che si ritrovino in disastrate condizioni economiche. I soldi con cui vengono rimpinguate le casse del Fmi arrivano direttamente dai 188 Paesi aderenti. Ora, come detto, l’"azionista di maggioranza” del Fondo è proprio Washington, ed è quindi fisiologico che abbia un’autorevole voce in capitolo rispetto alle scelte da operare. Dunque Lagarde, con ogni probabilità in ottemperanza a direttive suggeritele da Governo Usa, Fed e Wall Street, ha sempre convinto i creditori europei a non sancire ufficialmente il default greco, ma a considerare Atene semplicemente “in arretrato” con i debiti, così da evitare un fallimento che, altrimenti, sarebbe stato dichiarato già da un pezzo.

Come si sta muovendo Lagarde. Il Fmi si è giocato la carta della cosiddetta clausola di cross default per convincere gli altri creditori ad aspettare prima di far fallire la Grecia: secondo questa clausola, il Fondo ricopre un ruolo di creditore privilegiato, e quindi quel poco che si sarebbe potuto fare in termini di restituzione del debito in caso di crac sarebbe stato utilizzato esclusivamente per risarcire anche solo una parte del credito del Fmi, lasciando a bocca asciutta tutti gli altri. La Lagarde, dunque, ha sempre spinto per una scelta che il Fondo, nei suoi 70 anni di storia, non ha mai contemplato, ovvero la ristrutturazione integrale di un debito, invece che semplicemente una dilazione come solitamente accadeva. In parole povere, significa aprire alla possibilità di rinunciare a decine e decine di miliardi di euro per allentare almeno un poco la stretta del debito dal collo di Atene. E molto probabilmente, sarà proprio questa la direzione che verrà presa, allungando inoltre i tempi di risarcimento del debito da parte della Grecia a circa 20 anni. Se state per caso pensando che, dunque, il Fmi sia in sostanza una succursale di Washington… beh, avete ragione.

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