Sulla "morte" del Dott. Shepherd

Quanto è dura e ingiusta la vita di chi ama Grey's Anatomy

Quanto è dura e ingiusta la vita di chi ama Grey's Anatomy
Cronaca 10 Giugno 2015 ore 02:30

In Italia è “successo” l'8 giugno, e al netto di una lite di Fedez con qualcuno che gli chiedeva un selfie, non ci sono in mattinata altre gravi notizie in concomitanza. In America, però, Derek Shepherd – il dottor Stranamore di Grey’s Anatomy – è morto già da un mese e mezzo e ha dovuto vedersela con ben altre tragedie.

 

 

Fox Life Italia ha mandato in onda la sera di lunedì 8 giugno il ventunesimo episodio dell’undicesima stagione, gettando nello sconforto (differito) i fans che erano appena tornati da Marte, l’unico posto in cui non si era ancora gridato allo spoiler. Il reato di spoiler si configura quando il Fan n.1, colpevole di avere un po’ di familiarità con l’inglese e con Twitter, apprende della morte di uno dei protagonisti della sua serie tv preferita col fuso orario americano, e non può fare a meno di commentare il triste accaduto pubblicando foto di mascara colante sotto l’hashtag #Rip; la vittima è l’ignaro Fan n.2 che, ancora assonnato, ha dimenticato la prima regola del fan club: se ci tieni alla sorpresa, non devi aprire i social network la mattina dopo la diretta americana. Gridare allo “spoiler” è la prima forma di indignazione da serie tv. Ce ne sono ancora due.

 

 

Shonda Rhimes è la signora della tv americana: ha creato e prodotto oltre a Grey’s Anatomy, Scandal e How to get away with murder (Le regole del delitto perfetto in Italia); le tre serie sono andate in onda su ABC una dietro l’altra per tutto l’inverno, facendo sospirare agli americani #TGIT (Thank God, it’s Thursday, cioè "Grazie a Dio, è giovedì"). Che è donna l’abbiamo già detto; non abbiamo ancora detto che è anche di colore (come pure Olivia Pope e Annalise Keating, le protagoniste di due dei suoi telefilm). Ah, l’America, quel posto da sogno in cui non si perde tempo a dolersi di cosa sia concesso o non sia concesso fare: lo si fa e basta. Tanta influenza, tante responsabilità, no? Per cui può capitare che fai il tuo sporco lavoro (quell’attore, Patrick Dempsey, dopo undici anni s’è stufato di fare il chirurgo romanticone, vuole correre in auto nella vita e tu – ideona! – lo fai uscire di scena con un incidente stradale) e ti becchi nientepopodimeno che una petizione su Change.org: centomila firme sotto decine di grassetti maiuscoli che recriminano “CI HAI COMPLETAMENTE DISTRUTTI!”,  “NON È GIUSTO!”, “RIPORTALO INDIETRO! LETTERALMENTE!”.

 

 

Ricapitolando: fans che s’indignano con altri fans per aver rivelato segretissimi segreti e fans che s’indignano con la sceneggiatrice per la sua “CRUDELTA’!”. Ne manca una. In America la puntata incriminata è andata in onda la sera del 23 aprile, appena due giorni prima del terremoto in Nepal. E voi vi chiederete: che c’entra? Avevamo già esaurito le lagne più scontate: la sorpresa sciupata, la morte stupida (come se la realtà fosse, poi, tanto più giusta). E allora sono arrivati in soccorso i migliori di noi, i più creativi, a fornircene una socialmente più presentabile: non si parla delle sciocchezze durante le tragedie; non si sgomita col vicino per commentare il vestito di “quella là” al funerale.