In barba ai catastrofisti

Grillo e gli altri che dicevano «Expo Milano sarà un disastro»

Grillo e gli altri che dicevano «Expo Milano sarà un disastro»
19 Ottobre 2015 ore 23:30

Sono quelli che «Expo sarà un disastro». La schiera dei gufi della prima ora. Li trovate tutti impostando la ricerca su Google alla voce “Expo clamoroso flop”. E chissà quanto di loro pagherebbero il motore di ricerca per farsi cancellare… In testa a tutti c’è Beppe Grillo il leader dei gufi che ad aprile dopo visita al cantiere in un comizio volante s’era lasciato andare a previsioni catastrofiche. «Chi volete mai che venga a Rho?» aveva urlato, calcando la voce sul nome di “Rho” con un ironico dispregio. «Chi volete che venga a vedere quei baracconi nella polvere?» Aveva continuato gridando a squarciagola nel microfono improvvisato. S’è visto, caro Grillo…

 

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Dietro di lui i più pervicaci a evocare fallimenti e catastrofi organizzative sono stati due giornalisti del Fatto quotidiano, Gianni Barbacetto e Mardo Maroni, con inchieste a ripetizione e accuse a Sala di tenere nascosti i veri numeri. Sentite cosa scrivevano a fine luglio: «Expo Milano 2015 si candida al record di maggiore insuccesso nella storia delle esposizioni universali dell’ultimo mezzo secolo. A metà percorso, a tre mesi dalla fine, le cifre non sono definitive, ma cominciano a essere chiare». I due giornalisti citavano Hannover 2000 in quanto quell’Esposizione Universale aveva messo a segno un deficit clamoroso di visitatori: 18 milioni invece dei 40 previsti. Su un’altra sponda ideologica ma con unito nel catastrofismo troviamo Carlo Franza, blogger su ilgiornale.it. Ecco le sue proiezioni: «I conti sono presto fatti: se questa sarà la media a ottobre altro che 20 milioni di visitatori: saranno poco più che la metà».

Sul web a inizio estate impazzava il riferimento a un servizio realizzato dalla TV Svizzera (etichettata come «la sola TV libera di dire quello che sta realmente accadendo»), che aveva mandato in onda un servizio che nel titolo aveva proprio la sentenza: “Expo clamoroso flop”. Era quella la Bibbia degli expo-catastrofisti. Anche in assenza di proiezioni e dati affidabili si faceva riferimento a quanto raccontato dell’emittente ticinese.

 

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Ma con tutta onestà, a mezza estate un po’ di allarmismo era davvero circolato se anche un tipo misurato come il numero uno di Confindustria, Giorgio Squinzi aveva voluto rivedere al ribasso le aspettative: «Venti milioni di turisti mi sembrano una cifra ottimistica», aveva detto, richiamando cautela alle imprese che si erano più esposte. Tra i guru dell’Expo-pessimismo troviamo anche un insospettabile come Philippe Daverio, lo storico dell’arte che a differenza di Vittorio Sgarbi s’è voluto tenere alla larga dell’evento. «Malgrado tutto abbiamo toppato», aveva sentenziato in un’intervista a L’Espresso (il settimanale che con una foga un po’ iettatrice aveva iniziato a evocare fallimenti sin dal settembre 2014). Aveva detto Daverio «Expo è la prova di una profonda crisi nazionale, di un’identità persa, che non riesce a raccontarsi». E poi ancora: «Su Expo è l’Italia all’unanimità a perdere l’occasione». Per cui l’eredità della manifestazione sarà purtroppo una sola, in forma di domanda: «Perché la comunità nazionale non ci ha creduto?». Chissà cosa direbbe oggi…

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