Cronaca
La marcia per Charlie Hebdo

Guardate il video russo che svela il vuoto dietro ai leader a Parigi

Guardate il video russo che svela il vuoto dietro ai leader a Parigi
Cronaca 24 Gennaio 2015 ore 12:31

Era l’11 gennaio quando tutta Parigi e gran parte della Francia (quantomeno con lo spirito se non con il corpo) si è riversata per le vie della capitale, ancora scossa dalla terribile strage nella redazione del giornale satirico francese Charlie Hebdo e nel negozio kosher. Una lunga, infinita marcia di milioni di persone volenterose di gridare, con i fatti e non con le parole, il proprio inno alla libertà. Vi abbiamo raccontato sia attraverso immagini “ufficiali” che attraverso foto inedite quella giornata in cui tutto l’Occidente s’è sentito profondamente legato alla Francia. Dalla Russia, però, arriva una piccola ombra su quella manifestazione.

 

 

Ciò che tutti abbiamo visto era un’ampia delegazione di oltre 40 capi di Stato che, al fianco del presidente francese François Hollande, guidava compatta la marcia per le vie di Parigi. Loro davanti, dietro una folla immensa di persone. Immagini suggestive, tese a dimostrare la compattezza dei grandi potenti davanti agli attentati alle libertà guadagnate nell’arco di un secolare cammino. A smentire questa suggestione, però, ci ha pensato la televisione russa 1 Tv, primo canale di Mosca, che in un servizio del 18 gennaio, trasmesso sulla propria rete e poi riproposto online, ha mostrato delle immagini esclusive del corteo dei capi di Stato riprese dall’alto e in cui si dimostrerebbe come, in realtà, dietro le autorità non c’era la folla di gente immaginata. Qualche responsabile della sicurezza e poi il vuoto. I manifestanti sono lontanissimi, anzi, non si vedono neppure. Voci dicono addirittura che la processione dei capi di Stato, per questioni di sicurezza, sarebbe stata organizzata un’ora prima dell’inizio della manifestazione ufficiale.

 

 

La televisione russa, intanto, parla senza mezzi termini di «bufala. Il filmato, ripreso dal tetto di un palazzo parallelo alla strada su cui si è svolta la processione, riprende il vuoto dietro il gruppo di politici, circondati solo da guardie del corpo e cecchini. Ai cameramen è stato chiesto di riprendere la marcia solamente da 100 metri avanti ai capi di Stato». Nessun complotto, solamente una normale e prevedibile misura di sicurezza presa in seguito ai tragici fatti di inizio anno. Quasi una necessità, ci verrebbe da dire, data la circostanza. Eppure la cosa fa riflettere: la realtà che i media rappresentano quotidianamente è spesso assai diversa da quella reale. Un’interessante riflessione sul tema, a partire dalla notizia, l’ha offerta il sito PiccoleNote. Ci ha colpito e vogliamo riproporvela.

 

Charlie Hebdo, la manifestazione di Parigi tra realtà e finzione (e ipocrisia)

«Colpisce sempre notare come la realtà rappresentata dai media sia spesso così diversa dalla quella reale. In queste cose piccole, e a volte con riguardo a cose ben più importanti… Se non fosse per questo video russo non ce ne saremmo mai accorti. Solo colore, appunto, ma fa un po’ riflettere. 

Come fa sorridere che le immagini di una manifestazione nella quale si rivendicava la libertà di stampa come fondamento della democrazia occidentale siano state oggetto di una manipolazione mediatica alla quale ha partecipato, certo a fin di bene e non tutti consapevolmente, praticamente tutta l’informazione occidentale. Forse non è il modo migliore per rivendicare un diritto tanto importante. 

Suscita un po’ meno ironia il fatto che a tale manifestazione abbia partecipato un capo di Stato non certo noto per la liberalità dimostrata nei confronti dei giornalisti, come il premier turco Ahmet Davutoğlu (il Paese che ha il più alto numero di giornalisti incarcerati per motivi politici, deriva rafforzata sotto la guida dei dioscuri della nuova nuova Turchia, Davutoğlu appunto, e l’attuale presidente Erdogan), e l’emiro delQatar, Paese che, come la Turchia, da tempo sostiene in vari modi lo jihadismo internazionale, quello per intenderci che ha fatto strage  a Parigi. Presenze forse non molto appropriate all’occasione, come hanno fatto notare diversi giornalisti.»