Opere d'inestimabile valore

Il Guercino e le incredibili storie degli altri capolavori rubati

Il Guercino e le incredibili storie degli altri capolavori rubati
16 Agosto 2014 ore 10:00

Il 13 agosto si è scoperto che “La Madonna con i Santi Giovanni Evangelista e Gregorio Traumaturgo”, un capolavoro del Guercino (Giovanni Francesco Barbieri, pittore italiano vissuto tra il XV e il XVI secolo), è stato trafugato dalla Chiesa di San Vincenzo, pieno centro di Modena, in cui era custodito. Un capolavoro dal valore artistico inestimabile: una pala d’altare monumentale, della prima maturità artistica del Guercino. Fino a pochi giorni fa l’opera era stata esposta alla reggia di Venaria a Torino, protetta come ogni opera di tal livello merita di essere. A Modena, invece, la tela era completamente incustodita, senza alcun sistema d’allarme. Nonostante il furto sia stato scoperto il 13 agosto, gli inquirenti ritengono sia avvenuto nella notte tra il 12 e il 13 agosto. Economicamente, l’opera può valere tra i 5 e i 6 milioni di euro, ma la sua grandezza e soprattutto la sua notorietà rende invendibile il capolavoro. Per questo si potrebbe trattare o di un furto su commissione di un collezionista, oppure di un furto a scopo di riscatto.

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Tutto ebbe inizio con la Gioconda. “La Madonna con i Santi” del Guercino è solo l’ultima grande opera della storia dell’arte ad esser stata trafugata. Il primo vero grande colpo artistico di cui si ha memoria è quello che ha riguardato la Gioconda, nel 1911, quando l’umile imbianchino Vincenzo Peruggia, allora dipendente del Louvre, staccò dal muro il famosissimo dipinto di Leonardo, lo nascose sotto il giubbotto, e scappò in Italia, dove riteneva fosse giusto che tornasse. Un furto patriottico quindi, o almeno così se lo ricordano in tanti, dimenticandosi forse che proprio l’imbianchino, qualche mese dopo, tentò di vendere l’opera agli Uffizi. Fu la segnalazione del direttore degli Uffizi a far scattare le indagini che portarono al ritrovamento dell’opera sotto il letto di Peruggia. Da allora i sistemi di sicurezza si sono certamente evoluti, ma anche le abilità dei criminali, ahinoi, si sono evolute, portando talvolta alla sparizione più totale delle opere.

Quel capolavoro del Caravaggio mai più ritrovato. Nella storia dell’arte italiana c’è una ferita che difficilmente verrà mai rimarginata. È quella causata dalla sparizione della “Natività” del Caravaggio, l’unica opera ufficialmente riconosciuta all’artista bergamasco realizzata durante la sua permanenza a Palermo nel 1609. L’olio su tela, di circa tre metri per due, si trovava all’Oratorio della Compagnia di San Francesco del quartiere Kalsa, uno dei più degradati della città. Come molti capolavori dell’arte italiana in quegli anni, il dipinto era privo di qualsiasi sistema d’allarme. Venne semplicemente tagliata la tela dalla cornice e portata via. Sparì per sempre e divenne leggenda. L’ipotesi più probabile è che i ladri fossero dei membri di Cosa Nostra che, compiendo il colpo, non si resero conto di stare rubando un’opera talmente di valore da essere invendibile anche sul mercato nero dell’arte. Sono documentati diversi tentativi di vendita, ma mai nessuno andato a buon fine. Un pentito ha raccontato che un collezionista a cui era stato proposto il quadro, dopo aver visto lo stato pietoso in cui era conservato, si mise a piangere. Si dice che la “Natività” fu addirittura oggetto di trattativa tra Stato e Mafia nei giorni in cui si discuteva sull’introduzione del carcere duro per i mafiosi. Un altro pentito racconta invece che il quadro del Caravaggio sarebbe diventato un’icona del potere mafioso, esposto durante le riunioni più importanti dei boss. La verità non la conosce nessuno. Purtroppo l’ipotesi più plausibile è che, una volta scoperta l’impossibilità di guadagnarci qualcosa, l’opera sia stata distrutta.

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Brevi storie di altri grandi colpi. Uno dei quadri più amati dai ladri di opere d’arte pare essere “L’Urlo” di Munch, tant’è che il famoso quadro, o almeno una delle quattro versioni dell’artista, è stato trafugato in ben due occasioni: la prima del 1994, la seconda nel 2004, entrambe al museo di Oslo. Nel ’94 il furto fu talmente semplice che i furfanti decisero di ringraziare anche con un bigliettino che recitava: «Grazie per la scarsa sicurezza». Tre mesi dopo la polizia lo ritrovò. Il 22 agosto del 2004 però, fu nuovamente trafugato, questa volta insieme ad un’altra opera di Munch, la “Madonna”. Anche stavolta ebbe un ruolo fondamentale la scarsa sicurezza: nessun allarme suonò e i banditi ebbero tutto il tempo di allontanarsi. Il valore stimato de “L’Urlo” è di circa 54 milioni di euro. Venne ritrovato dalla polizia norvegese il 31 agosto del 2006 insieme all’altra opera. Oggi sono esposte nuovamente nel museo, si spera con qualche precauzione in più visto che si dice non ci sia due senza tre. Strana è invece la storia di cui è stata protagonista la “Madonna dei Fusi” di Leonardo: rubata dal Castello di Drumlanrig, in Scozia, nell’agosto del 2003, venne ritrovata quattro anni dopo in uno studio legale di Glasgow, tranquillamente appesa al muro. Non male per un’opera dal valore di circa 35 milioni di euro. Tra gli artisti più amati dai ladri d’arte c’è sicuramente Van Gogh, molto appetibile nel mercato nero dei collezionisti. Il 7 dicembre del 2002, ad Amsterdam, vennero trafugate due sue opere: “La chiesa riformata di Nuenen” e “Vista dalla spiaggia di Scheveningen”. Un colpo da circa 100 milioni di euro. Le opere non sono mai state ritrovate e si pensa che siano in qualche collezione privata super segreta. Il colpo fu un vero colpo da maestro, con i banditi (o il bandito, non si sa) calatosi dal tetto evitando tutti gli allarmi. Non si può, infine, non citare quello che da tutti è considerato il furto d’arte più grave di tutti i tempi. È avvenuto nel 1990, al Gardner Museum di Boston: due uomini, travestiti da poliziotti, si sono introdotti con un escamotage nell’edificio e, dopo aver ammanettato le guardie di sicurezza, si sono impossessati di diverse opere per un valore complessivo di addirittura 300 milioni di dollari. Tra queste, diversi quadri di Veermer, Rembrandt e Manet, mai ritrovati. Chissà che museo sarebbe possibile allestire con tutte le opere trafugate e mai più ritrovate.

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