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“La guerra dentro”, un libro per capire il dolore della Siria

“La guerra dentro”, un libro per capire il dolore della Siria
09 Marzo 2015 ore 13:09

Vi interessa capire davvero come funzionano le cose in Siria? Leggete La guerra dentro, di Francesca Borri, Bompiani. Oppure vorreste capire cosa significa e quanto può costare cercare di fare bene il mestiere di giornalista oggi? Leggete La guerra dentro, di Francesca Borri, Bompiani. O magari siete più inclini alla filosofia, e vorreste capire cosa potrebbe diventare il mondo e l’umanità qualora in altre situazioni si riproducessero i movimenti politici e sociali, locali e internazionali, che hanno condotto un Paese antico ad essere la Siria di oggi? Ok. Leggete La guerra dentro, già citata.

Non è un libro difficile da leggere. Non è un saggio. È, più in piccolo anche a motivo del periodo di tempo preso in esame (due anni), un giornale di guerra che si muove come il Diario di Berlino 1934-1947 di William L. Shirer, ossia un racconto giornalistico in cui gli eventi si affacciano nell’ordine in cui accadono senza che chi scrive proietti su di loro la consapevolezza che ne ha avuta dopo. Così i nomi terribili di al-Nusra (a proposito: il capo militare di questa formazione Qaedista è stato ucciso proprio nei giorni scorsi) e Isis – al pari delle loro azioni sempre più violente – compaiono solo a un certo punto, e ci ricordano come anche noi lettori abbiamo appreso solo gradualmente a conoscerli.

 

 

Rispetto all’altro, questo reportage si ferma sugli eventi come un fotografo che segua le indicazioni di Robert Capa, mito della fotografia di guerra: va vicino vicino ai corpi, agli occhi, alle parole. Ma non ci va lasciando fuori dall’inquadratura il contesto – né quello immediato, locale, né l’altro, ossia la situazione mondiale che ha prodotto quel particolare e gli fa assumere senso. Ammesso che di senso si possa ancora parlare, ad Aleppo. Come Alessio Romenzi, giornalista e fotografo che vi entrò attraverso le fognature, Borri percorre la città quasi fidando in un guscio, una specie di tunnel invisibile che la protegga dai cecchini sempre in agguato, dalle bombe, dai colpi di mortaio, dai bombardamenti aerei e dai barilotti esplosivi, ultimi ritrovati della ferocia degli uomini. L’ultimo ringraziamento del libro è a Claudio Romenzi, che una mattina di settembre la tirò giù a terra. Appena in tempo per sentire un proiettile conficcarsi nel muro cinquanta centimetri più in alto.

Non è difficile scrivere del fronte, si legge a un certo punto. L’unico problema è tornare vivo. Scrive al maschile, questa donna che, comunque, nessun lettore riesce a dimenticarsi che è una donna. Si capisce che sa entrare perfettamente in sintonia con la sofferenza di chi incontra (ossia di tutti), ma il suo è un pianto asciutto che genera una scrittura secca, nitida come gli angoli delle case sbrecciate, o ruvida come la polvere delle esplosioni che ti entra nel naso prima che si torni a poter vedere qualcosa. Si capisce anche, perfettamente, che la Siria è la Siria per lei, ossia una specie di luogo di elezione. Ma che fare il giornalista a Taranto non lo riterrebbe meno complicato o pericoloso, se qualcuno prendesse sul serio il proprio mestiere.

 

. ALESSIO ROMENZI

 

Ha pudore dei propri sentimenti. Non urla come Oriana Fallaci. Non sfida nessuno. Il suo riferimento intellettuale è soprattutto Sabino Cassese, un professore dal procedere pulito, elegante, dal linguaggio sempre misurato. Uno che non ce lo vedresti mai in quella situazione. L’altro punto di confronto è Rania Abouzeid, giornalista australiana (ma libanese d’origine) i cui articoli, scrive Borri, sono i migliori che si possano leggere su Damasco e dintorni. Lei stessa ne ha introdotto qualche brano nel suo libro.

Da tutto questo si capisce come mai Loretta Napoleoni, nel suo Isis. Lo stato del terrore, Feltrinelli, citi questo solo libro direttamente nel corso del testo, lasciando tutti gli altri in nota. E in nota sono richiamate due interviste a Borri, come doveroso riconoscimento al suo contributo orale a quell’importante saggio. Tre donne – Abouzeid, Borri, Napoleoni – in grado di farci vedere quanto accade in quella che fu un tempo la Siria in un modo che a nessun altro è riuscito. Ci sembra.

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