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I 200 km di muro contro gli jihadisti lungo il confine tra Tunisia e Libia

I 200 km di muro contro gli jihadisti lungo il confine tra Tunisia e Libia
Cronaca 09 Febbraio 2016 ore 11:25

La frontiera che separa la Tunisia dalla Libia corre per circa 250 chilometri, e lungo di essa è stato costruito da poche settimane un muro per impedire il passaggio ai jihadisti. L’annuncio della sua costruzione era arrivato dalla Tunisia dopo che il Paese era stato sconvolto dall’attentato al Museo del Bardo, a Tunisi, il 18 marzo 2015. Nell’attentato morirono 22 persone, tra cui 4 italiani. Il muro, la cui costruzione è iniziata lo scorso 8 luglio, dopo gli attacchi ai resort di Sousse, dovrebbe servire non solo a impedire che i miliziani dello Stato Islamico penetrino in Tunisia dalla Libia, ma anche per bloccare il flusso dei foreign fighters tunisini che decidono di arruolarsi tra le fila dei jihadisti, che fino a oggi sono stimati in circa 3mila unità.

Tunisia contraria all’intervento in Libia. Inoltre, se l’intervento militare in Libia da parte dell’Occidente, Italia in testa, dovesse diventare una realtà concreta, la Tunisia ritiene che la barriera potrebbe essere un ulteriore aiuto a contenere gli ingressi di terroristi: il conflitto inevitabilmente porterebbe profughi libici verso la Tunisia, col conseguente rischio di infiltrazioni fondamentaliste. Anche se il presidente tunisino Beji Caid Essebsi non sembra del tutto favorevole all’intervento armato in Libia della coalizione a guida americana, per via della conseguenze disastrose che porterebbe, chiedendo «ai Paesi che stanno valutando un intervento in Libia di prendere in considerazione gli interessi dei Paesi confinanti, in primo luogo la Tunisia».

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I radar li paga l’Europa. In meno di un anno la barriera è stata eretta: è fatta prevalentemente di sacchi di sabbia, fossati, filo spinato. In tutto poco meno di 200 chilometri, contro i 168 previsti quando venne annunciata la costruzione: il muro corre da Ras Ajidir, sulla costa, fino al punto più a sud di Dehiba, lungo il confine con la Tripolitania, dove si ritiene l’attività jihadista sia particolarmente fervente. Adesso manca solo l’installazione di telecamere di sorveglianza e di sistemi radar che monitorino ogni movimento. Ma per dotarsi di questi sistemi servono soldi, e la Tunisia non li ha. Per questo il ministero della Difesa tunisino si rivolgerà a Stati Uniti e Unione europea, Germania in particolare, che si sono detti pronti a finanziare l’ennesimo muro costruito per arginare la minaccia terroristica.

Vietato chiamarlo Muro. A costruire la barriera è stato un consorzio di imprese tenute al segreto militare, mentre a supervisionare i lavori il ministro della difesa Farhat Horchani, soddisfatto una volta che la missione poteva ritenersi compiuta. «Adesso siamo in grado di combattere il terrorismo in modo più attivo ed efficace. È importante dirlo perché tutti sappiano, l’opinione pubblica nazionale e internazionale». Ma guai a chi chiama la barriera “Muro”. Perché per la Tunisia quella che è stata eretta è solo una forma di difesa di cui andare fieri, e non ha nulla a che vedere con gli altri muri che esistono nel mondo, da Cipro a Israele: «È solo una misura in più di sicurezza», fanno sapere dal governo. «La sua efficacia è già stata provata, abbiamo fermato diversi veicoli di contrabbandieri d’armi».

L’opinione avversa delle milizie libiche. Il muro è stato costruito anche in presenza di opinioni contrarie, soprattutto da parte libica. Primi tra tutti le milizie libiche di Fajr Libya, composte dagli ex ribelli di Misurata e su posizioni vicine ai Fratelli Musulmani che hanno imposto a Tripoli il governo islamista. Quando venne annunciata la costruzione della barriera sul confine emisero un comunicato ufficiale che contestava la decisione del governo tunisino. Secondo loro è stato inopportuno decidere senza prima consultare e trovare un accordo con la controparte libica. Per Fajr Libya la costruzione della barriera, per effetto di una «decisione unilaterale», è un «attentato alla sovranità libica» e un atto simile «all’occupazione di territori».

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