alle porte di bergamo

I cartelli che Gori vuole abolire

I cartelli che Gori vuole abolire
14 Giugno 2014 ore 20:00

Sette sui nove cartelli di ingresso alla città di Bergamo sono affiancati dalla relativa scritta in dialetto “Bèrghem”, con tanto di etimologia antica: “Dal tedesco «Berg-heim»” e “dal latino «Bergomum»”. Sono queste le indicazioni che il sindaco Giorgio Gori, a pochi giorni dalla sua elezione, vorrebbe rimuovere. «Appena possibile», ha detto, «li farò togliere. Saranno sostituiti con “Bergamo città europea”». Anche gli altri sindaci di centrosinistra della provincia hanno sostenuto la scelta, ventilando la possibilità di fare lo stesso nei loro comuni. Ad Alzano Lombardo, la nuova giunta di centrosinistra ha iniziato col rimuovere il Sole delle Alpi (antichissimo simbolo, diventato nel 1999 vessillo della Lega) che decorava il rondò di fronte al Municipio.

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Il blitz leghista. Nella notte tra il 13 e il 14 giugno, in risposta «a chi, come Giorgio Gori, vuole cancellare la cultura, la storia e i simboli di Bergamo e dei bergamaschi», sono comparse, sotto i nomi di oltre quaranta paesi della provincia, decine di adesivi con la dicitura “Tèra de Bèrghem”. I leghisti non rivendicano direttamente il gesto, ma sulla pagina Facebook del Movimento Giovani Padani affermano di aver «notato» le scritte e si complimentano con gli autori della trovata.

Leghisti

La questione dei cartelli. I cartelli in dialetto costituiscono una vicenda ricorrente e dibattuta per le giunte che si sono avvicendate all’amministrazione di Bergamo. Nel 2004, quando il centrosinistra di Roberto Bruni smontò i cartelli appesi nel 2002 dal centrodestra, il segretario provinciale leghista Daniele Belotti parlò di una «Pearl Harbor». Poi Franco Tentorio, nel 2010, li aveva ripristinati. E ora il caso si riapre.

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