la lettera aperta

I consiglieri di Ponte al Futuro al sindaco: «Chi governa pensi con cautela alla riapertura»

I consiglieri di Ponte al Futuro al sindaco: «Chi governa pensi con cautela alla riapertura»
Ponte San Pietro e Isola, 22 Aprile 2020 ore 11:29

«Niente sarà più come prima. Chiediamo a chi governa Ponte San Pietro, la Lombardia e il nostro amato Paese di prendere atto di queste parole e di pensare con la giusta cautela alla riapertura. Il futuro è aperto e dipende da noi e dalle azioni che sapremo intraprendere, questa è l’importanza della politica».

Lo sottolineano con forza i consiglieri Rosalba Cattaneo e Mirvjen Bedini della lista Ponte al Futuro in una lettera aperta indirizzata al sindaco Marzio Zirafa e all’intero consiglio comunale. Un documento nel quale, alla luce degli errori commessi anche dalla politica nella gestione della prima fase dell’emergenza, si chiede di pianificare con occhi diversi l’ormai prossima fase 2. «Ora pensiamo di riaprire le attività produttive, ma la conseguenza è che i genitori non potranno seguire i figli. Non potremo usare la prima risorsa familiare, i nonni, ormai barricati in casa. Chi ha figli adolescenti lì coronerà con il titolo di genitore a tempo ma con poteri limitati, ma quelli che non possono? Potremmo chiamare una babysitter, ma prima di capire se ha esperienza con i bambini le chiederemmo il certificato di salute. Di fronte alle mille perplessità dei genitori, c’è il vuoto».

Tra le proposte lanciate dai consiglieri: potenziamento dello smart-working con vantaggi fiscali per le aziende, congedo parentale e altre misure per la famiglia, oltre a incentivi alla mobilità dolce e una rimodulazione del servizio di trasporto pubblico locale che garantisca le distanze di sicurezza. Ecco il testo della lettera:

Dopo una prima fase di virus Sars-Cov2, responsabile della malattia definita CoVid-19, che colpì la Cina, in Europa e soprattutto in Italia ci sentivamo tranquilli. In parte perché sentivamo il problema molto lontano da noi, in parte per inesperienza, ma penso anche per il nostro modo di essere, abbiamo affrontato con tanta leggerezza questa situazione iniziata come epidemia e ormai finita in pandemia.

I gravi errori commessi all’inizio, sono ancora visibili e presenti. Ognuno di noi ha avuto a che fare con questo virus, chi ha perso familiari, chi ha avuto dei casi di malattia in casa, chi si è ammalato. La cosa più grave è stata quella di non aver avuto modo di salutare i nostri cari, di abbracciarli e incoraggiarli.

Una gestione politica pessima della situazione è stata una delle concause, se non la più importante.  Ma prima o poi qualcuno chiederà conto ai nostri amministratori regionali in merito a questa situazione, alle scelte poco ragionevoli, alla mancanza dei DPI per i dipendenti della sanità ecc. Parliamo di gesti eroici delle tute bianche, del personale sanitario e delle RSA.

Avremmo preferito che ci fossero meno eroi, ma più tutela della loro salute! Avremmo preferito parlare di una sanità pubblica che non manda nessuno al fronte, perché non sono soldati, ma medici e infermieri che salvano dei malati e che non dovrebbero rischiare la loro vita e quella dei loro familiari. Il loro giuramento è quello di Ippocrate e non quello della Patria. Abbiamo preferito non far loro il tampone perché continuassero a lavorare, a curare i malati. Abbiamo trasgredito una delle prime regole della sicurezza sul lavoro: non abbiamo dato ai nostri operatori sanitari i mezzi per lavorare in sicurezza. Sono diventati eroi perché sono stati abbandonati! Noi non avremmo voluto parlare di Eroi!

Ricordiamo bene quando la nostra Penisola diventava zona rossa a macchia di leopardo e di colore arcobaleno, quando per scelte sbagliate in Lombardia, ma soprattutto nella bergamasca, zone che dovevano essere chiuse subito rimasero aperte. Ricordiamo benissimo alcuni sindaci dire che non ci sono problemi, dobbiamo continuare a vivere la nostra vita come abbiamo sempre fatto. Ricordiamo benissimo la scena imbarazzante della mascherina di Fontana! Forse era un presagio dell’incapacità del Presidente nel gestire la situazione.

Mascherine sì, mascherine no; chiusure sì, chiusure no; orari d’apertura sì, orari d’apertura no; runner sì, runner no. E nel frattempo le pagine dei giornali erano piene di necrologi, ospedali saturi e l’ossigeno mancava. La scelta di fare un ospedale nella area dell’Expo per fare fronte alla situazione, mentre negli anni passati di gestione della Regione si è scelto di privatizzare la sanità pubblica, per noi è un atto dovuto, ma che non sarà più necessario quando questa pandemia finirà. Forse sono preferibili interventi strutturali e col senno di poi mettiamo mano alla sanità pubblica, non per renderla competitiva con il privato, ma migliore.

Come si fanno a dimenticare i decreti legislativi che venivano emanati, le autocertificazioni, le delibere regionali in tema sanitario. Aggiornamento quasi quotidiano e tutti nel caos, nessuno sapeva se stava girando con l’autocertificazione giusta o meno. A farci sentire più smarriti in questa situazione furono proprio coloro che sono stati eletti per governarci. Sicuramente nessuno di loro avrebbe immaginato che razza di virus era questo, ma nemmeno trovarsi di fronte ad una impreparazione simile, nessuno di noi se lo aspettava!

Quante discussioni in TV sull’Europa che non ci è venuta in aiuto e si è dimostrata poco solidale, queste discussioni sono state inutili, visto che tutt’ora la situazione non è mutata. Facevamo passi avanti ma anche indietro. Seguivamo i numeri dei nostri cari che non c’erano più, i malati, i guariti e quelli in terapia intensiva. Sentenziamo da esperti perché sono calati i numeri o perché ci sono meno morti. Tutto questo ci fa oscurare e annebbiare la mente, non riusciamo a vedere la Stella Polare che ha fatto da guida ai nostri predecessori per farci arrivare dove siamo oggi.

Sicuramente non si sono persi d’animo nelle notti senza la stella, ma hanno continuato a crederci ed andare avanti. Non significa che dobbiamo vagare nel buio, come stiamo facendo oggi, ma cercare di essere innanzitutto una voce, di prenderci ognuno le proprie responsabilità per gli errori che sono stati fatti, per non ripeterli, specialmente nel futuro immediato. Ci siamo privati in questi giorni delle cose molto care alla nostra Italia e alla nostra Europa.

Europa faro di democrazia, che ormai ha una luce quasi spenta, a tal punto che è quasi in procinto di perdere la strada. O si fa l’Europa o crolla tutto. Abbiamo rinunciato, speriamo solo momentaneamente, al diritto indiscusso della libertà di muoverci, di professare il nostro credo, di socializzare e di conseguenza condividere liberi pensieri. Abbiamo rinunciato al diritto allo studio, la base della nostra società civile che tanti ci invidiano e lottano per avere.

Che dire, d’ora in poi tutto non sarà più come prima. Soprattutto ora che si parla di una fase due, l’apertura graduale delle attività produttive e man mano tutte le altre. Speriamo che questa seconda fase sia ponderata e non dettata dallo slancio al nostro istinto come nella fase uno, senza un’idea che andasse oltre il giorno dopo. Prendiamo un bel respiro forte, riempiamo bene i polmoni, approfittando della qualità dell’aria che sta migliorando e accendiamo il motore delle idee, il nostro cervello. Lasciamo da parte l’istinto e l’arte di arrangiarsi e pensiamo bene come dovremmo affrontare questa fase. A nostro avviso è complicata quanto la prima fase, basti pensare ai bambini che non solo hanno perso la scuola ma hanno anche perso la strada, i giardinetti, lo sport in compagnia, gli amici.

Forse troppo presi ad affrontare il virus e la situazione che stava peggiorando, ci siamo dimenticati di loro. I bambini per fortuna hanno spesso una resilienza maggiore degli adulti, più spontanea, sanno distrarsi. Ora pensiamo di riaprire le attività produttive, ma la conseguenza è che i genitori non potranno seguire i figli. Non potremo usare la prima risorsa familiare, i nonni, ormai barricati in casa. Chi ha figli adolescenti lì coronerà con il titolo di genitore a tempo ma con poteri limitati, ma quelli che non possono? Potremmo chiamare una babysitter, ma prima di capire se ha esperienza con i bambini le chiederemmo il certificato di salute. Di fronte alle mille perplessità dei genitori, c’è il vuoto e prima che la voce sottotono di quest’ultimi diventi un uragano che travolge tutti, forse, dovremmo ripensare l’apertura partendo dai più piccoli, indifesi, bisognosi della nostra presenza e delle figure professionali.

Prima la salute e poi tutto il resto. Quante volte lo abbiamo sentito! Ecco, la salute dei più piccoli è molto importante, non sottovalutiamo il problema. L’arte d’arrangiarsi non può diventare il nostro “modus operandi”.  Servono idee chiare e soluzioni che vanno oltre il giorno dopo. Bisogna potenziare lo smart working con vantaggi fiscali per le aziende, il congedo parentale e altre misure che vanno incontro alla famiglia. Ripensare alla mobilità, mezzi pubblici sicuri con monitoraggi e che venga garantita la distanza di sicurezza. Incentivare la bicicletta come mezzo di trasporto ideale, prevedendo corsie preferenziali che ne favoriscano l’utilizzo in sicurezza, la creazione di zone 30 dove la velocità massima è di 30km all’ora.

Perciò chiediamo a chi governa Ponte San Pietro, la Lombardia e il nostro amato Paese di prendere atto di queste parole e di pensare con la giusta cautela alla riapertura. Il futuro è aperto e dipende da noi, dalle azioni che sapremo intraprendere, questa è l’importanza della politica.

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