Due studi incrociati

I lavoratori che non si trovano

I lavoratori che non si trovano
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La ricerca del lavoro oggi è una sorta di odissea, con una data d’inizio ma con un termine non definito. La colpa, di solito, cade sempre sulla crisi che affligge da danni il mercato italiano. Ma non sarà anche per il fatto che certi lavori sono snobbati o addirittura nemmeno presi in considerazione? È un’ipotesi che spesso riaffiora nelle discussioni o sulle pagine di qualche giornale. A dimostrare questa tesi, ci sarebbero anche dei dati.

Posti disponibili e lavoratori che non si trovano. Li rivela un sondaggio svolto presso gli iscritti all’Ordine dei Consulenti al lavoro. Secondo la ricerca, nel primo trimestre del 2014, i posti disponibili e in attesa di qualcuno che li occupasse ammontavano a 35mila. Il 37 percento dei posti vacanti sarebbe costituito da infermieri (10.000), seguito da pizzaioli (6.000), commessi (5.000), camerieri (2.400), parrucchieri ed estetiste (1.900), informatici e telematici (1.400). Ma non si trovano anche elettricisti (1.350), idraulici (1.100), contabili (1.270), meccanici auto (1.250), tecnici della vendita (1.100) e baristi (1.000).

A confermare questi dati c’è un ulteriore studio. Si tratta della nona Talen Shortage Survey, l’indagine condotta da ManpowerGroup, che coinvolge circa 37mila aziende in 42 Paesi diversi. Compresa l’Italia. Le aziende nostrane segnalano un aumento, dal 17 al 34 percento in un solo anno, della difficoltà di reclutare talenti qualificati soprattutto in ambito tecnico-produttivo, amministrativo e commerciale. Si trovano anche profili di produzione e tecnici specializzati, in particolare nel settore meccanico, elettromeccanico, elettronico e del mondo digitale. «Le lavorazioni della meccanica di precisione, di cui l’Italia è leader, sono un esempio di come una professionalità si stia evolvendo in un contesto sempre più tecnologico, così come nel settore digital oggi cerchiamo figure professionali che sei mesi fa non esistevano», spiega Stefano Scabbio amministratore delegato di ManpowerGroup Italia e Iberia. Ma non mancano solo queste figure iperspecializzate. Tra le figure difficili da trovare, ci sono anche segretarie, assistenti di direzione, assistenti amministrativi e personale di back office, ma anche addetti alle vendite, personale alberghiero e autisti.

Lavori che non esistono più. Se è vero che molte occupazioni sono in attesa di nuovi lavoratori, bisogna comunque ricordare che tante altre mansioni stanno scomparendo. E altri che ne compaiono: dieci, venti o trenta anni fa fare l’analista di social media o lo sviluppatore di app non era neppure lontanamente pensabile. Che cosa è successo a tutti quei vecchi lavori superati dall’arrivo dell’informatica, dell’ingegneria e dell’elettronica? Per esempio, le piste da bowling moderne hanno sistemi elaborati che raccolgono le palle e i birilli, così i “pinsetters” (quelli che raccoglievano e sistemavano palle e birilli) non sono più necessari. Con la diffusione dei frigoriferi, i tagliatori di ghiaccio sono ormai diventati un ricordo del passato. O ancora, sono addirittura difficili da immaginare i cosiddetti lampionai, cioè coloro che erano addetti ad accendere e spegnere i lampioni a gas. I centralinisti erano parte integranti del funzionamento di una rete telefonica prima che la tecnologia moderna li rendesse obsoleti. Inoltre, prima che le infrastrutture fossero disponibili, a trasportare i tronchi da un luogo all’altro ci pensavano uomini in grado di guidarli lungo i fiumi.

Ultimi dati sulla disoccupazione in Italia. Secondo l’Istat, nel giugno 2012, il tasso di disoccupazione era del 12,6 percento, quest’anno invece tocca il 12,3 percento. Un piccolo miglioramento, anche se sui dodici mesi si registra un incremento dello 0,1 percento. Nuovo e triste record invece lo vince ancora la disoccupazione giovanile, pari al 43,7 percento, in crescita di 0,6 punti percentuali rispetto al mese precedente. A giugno 2014 gli occupati sono 22 milioni 398 mila, in aumento dello 0,2 percento rispetto al mese precedente (+50 mila) e sostanzialmente invariati su base annua. Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni rimane sostanzialmente invariato rispetto al mese precedente mentre diminuisce dello 0,9 percento rispetto a dodici mesi prima.

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