Dati che smentiscono le opinioni

I luoghi comuni sui migranti

I luoghi comuni sui migranti
20 Febbraio 2015 ore 18:16

La crisi libica ha fatto schizzare in alto il numero delle persone che fuggono dal Paese. Nelle ultime settimane l’aumento dei barconi che hanno cercato di approdare sulle coste italiane è cresciuto, e con esso si sono verificate drammatiche tragedie, come quella dei trecento morti al largo di Lampedusa. O come quella degli scafisti armati che hanno minacciato le motovedette della Guardia Costiera che stavano soccorrendo alcune imbarcazioni al largo di Tripoli. Una situazione che ha messo in allarme e che ha fatto riemergere alcuni luoghi comuni su quanti fuggono dal loro Paese in cerca di un futuro migliore. Argomenti cavalcati da una certa parte politica che fa leva sui sentimenti più populisti per trovare consensi.

Il quotidiano Avvenire ha pubblicato questa serie di luoghi comuni da sfatare. Anche Andrea Segre dalle pagine di Internazionale propone una lettura che si basa su passaggi logici del problema barconi. Fenomeno che la acque del Mediterraneo conoscono da molto prima che lo Stato Islamico espandesse la sua avanzata e si insinuasse nel business dei migranti.

I fatti delle ultime settimane, con il crescente allarmismo provocato dalle dichiarazioni dei politici nostrani, hanno riacceso i riflettori sulle problematiche dell’immigrazione in Italia, soprattutto di quella legata ai profughi, ai richiedenti asilo e ai clandestini. Non è la prima volta che in Italia si cerca di sollevare il velo del populismo alimentato da una distorta informazione e basato su una serie di stereotipi, che alla luce di analisi e ricerche documentate, vengono completamente smentiti, dimostrando che la maggior parte delle convinzioni più radicate nel senso comune delle persone non sono altro che erronee semplificazioni della realtà. Anche il comico Maurizio Crozza, qualche mese fa, aveva dato vita a uno sketch in cui confutava, dati Istati alla mano, i principali luoghi comuni. Opera di debunking, si chiama in gergo.

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Avvenire è partita dai dati Ipsos-Mori, i quali affermano che l’Italia sia al primo posto nell’indice di ignoranza in fatto di conoscenze sull’immigrazione. Una precisa responsabilità ce l’ha soprattutto il giornalismo, responsabile di dipingere un quadro a tinte fosche molto più del reale. Gli italiani sono ormai convinti che un terzo della popolazione sia composta da immigrati, quando in realtà sono il 7%, e che il 20% dei residenti sia musulmano, mentre gli islamici sono il 4%.

Vediamo da vicino quali sono i luoghi comuni da sfatare.

Arrivano tutti in Italia. Non c’è stata un’invasione di immigrati e tantomeno i richiedenti asilo sono aumentati. È vero che sono triplicati i numeri di chi è sbarcato in Italia (170.081 nel 2014 contro 56.192 di 2013 e 2012), ma i dati della Fondazione Migrantes della Cei dicono che dei richiedenti asilo due su tre hanno fatto tappa in Italia per raggiungere altri Paesi europei. I centri di accoglienza non sono stati presi d’assalto, ma sono serviti a ospitare per pochi giorni quanti sono stati salvati dai naufragi con l’Operazione Mare Nostrum. Un fenomeno confermato per Bergamo nei mesi scorsi anche da don Claudio Visconti della Caritas bergamasca in merito alla vicenda della casa di Botta di Sedrina. Semmai il problema per i richiedenti asilo è la mancata possibilità di fare domanda per chi proviene da zone come il Corno d’Africa, da cui non è possibile avere un canale diretto di ingresso per quanti avrebbero diritto allo status di rifugiato.

Gli immigrati non servono e ci rubano il lavoro. In realtà il 7% degli immigrati che risiede nel nostro Paese contribuisce al Pil italiano per l’11%. Inoltre, se l’Europa fosse priva degli immigrati, da qui a poco meno di 20 anni si assisterebbe a una perdita di 33 milioni di persone in età lavorativa (-11%) fra i 28 Stati membri, una riduzione del 25% dei giovani tra i 20-30 anni e un incremento del 29% per le persone comprese fra i 60-70 anni. In un’Europa, e soprattutto in un’Italia, sempre più vecchia, dove non nascono bambini, gli immigrati contribuiscono al benessere della popolazione anziana, andando a rimpolpare le casse dell’Inps. Il problema vero risiede più che altro nel fatto che si sta assistendo a una fuga degli immigrati dall’Italia, che viene abbandonata per via della sempre crescente disoccupazione.

Sfruttano il nostro welfare. Niente di più falso. Il fatto che gli immigrati abbiano famiglie più numerose e siano più poveri non significa che usufruiscano de nostro sistema di welfare. Semmai lo aiutano. Data la loro età e la loro struttura occupazionale, gli immigrati hanno infatti in media un contributo fiscale netto positivo. Oltre al già citato Pil, grazie al fatto che svolgono mansioni generiche e poco qualificate, lasciano spazio agli italiani per dedicarsi a mansioni che richiedono maggiore specializzazione. Un caso su tutti: quello delle cosiddette “badanti”. Se fosse lo Stato a provvedere all’assistenza famigliare, ogni anno dovrebbe sborsare 45 miliardi di euro, a fronte dei 9 miliardi di euro spesi dalle famiglie italiane. Inoltre, per ritornare sul tema pensioni, di tutti gli immigrati presenti in Italia solo 26 mila godono di una pensione previdenziale in Italia e 38 mila ricevono una pensione di tipo assistenziale. In Italia, in totale, secondo gli ultimi dati Inps disponibili, ci sono 15,8 milioni di pensionati.

La questione dei 30 euro al giorno. Uno dei cavalli di battaglia di chi chiede lo stop all’immigrazione fa leva sui 30 euro al giorno che lo Stato assegnerebbe ai rifugiati. In realtà questi soldi non vengono dati alle singole persone, ma alle strutture di accoglienza. Semplificando: le strutture che offrono ospitalità, oltre a rispondere a determinati requisiti, ricevono in cambio dallo Stato un massimo di 30 euro al giorno per ogni profugo ospitato. Con questa cifra esse devono coprire l’affitto del locale, le spese di gestione dello stesso, la pulizia, il vitto e 2,50 al giorno da dare al richiedente asilo, che riceve una tantum la ricarica di 15 euro sul cellulare. In pratica si tratta di circa 900 euro al mese a persona. Inoltre, questi 30 euro erogati dallo Stato arrivano sempre da fondi in compartecipazione con gli altri paesi membri dell’Unione Europea. Si tratta di fondi che sono già stati stanziati per quelle finalità e non possono andare ad aiutare eventuali famiglie di italiani in crisi.

Con i profughi arrivano i terroristi. Un’affermazione che ha fatto non poco discutere, quella del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che ha avvertito del rischio di infiltrazioni terroristiche sui barconi della disperazione. A fine gennaio il titolare della Farnesina aveva detto: «Ci sono di rischi di infiltrazione, anche notevoli, di terroristi dall’immigrazione. Per fortuna i nostri apparati di sicurezza sono allertati e funzionano, ma questo non ci consente di abbassare minimamente il grado di preoccupazione». In realtà gli ultimi tragici fatti di cronaca di Parigi e di Copenhagen, e prima ancora gli attentati a Londra e a Madrid (2007 e 2004), hanno dimostrato che gli attentatori erano persone ben radicate nel tessuto sociale del Paese. Pur non negando che un rischio esista, il vescovo di Agrigento Francesco Montenegro, recentemente nominato cardinale, ha dichiarato: «Il rischio c’è, ma se il terrorismo vuole arrivare lo farà solo attraverso i barconi? Noi abbiamo smerciato la mafia, l’abbiamo fatta arrivare in altre terre, sia con le navi e le valigie di cartone, sia con gli aerei. I terroristi non hanno bisogno dei barconi per invadere il mondo. Dire che tutti gli immigrati sono dei terroristi è come dire che tutti i nostri emigranti sono mafiosi».

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