La visita in Calabria

“I mafiosi sono scomunicati perché adorano il male”

“I mafiosi sono scomunicati perché adorano il male”
20 Giugno 2014 ore 14:46

Nessuno lo aveva ancora affermato con altrettanta chiarezza: “I mafiosi sono scomunicati”. Lo ha detto papa Papa Francesco, parlando a braccio nel corso dell’omelia della Messa celebrata sulla piana di Sibari davanti a 250mila fedeli. Sono scomunicati per loro scelta, perché hanno preferito adorare il male invece del bene:

Quando all’adorazione del Signore si sostituisce l’adorazione del denaro – ha detto il Papa – si apre la strada al peccato, all’interesse personale e alla sopraffazione. Quando non si adora il Signore [e questo lo aveva già detto settimane fa e ribadito spesso] si diventa adoratori del male, come lo sono coloro che vivono di malaffare, di violenza. La vostra terra, tanto bella, conosce le conseguenze di questo peccato. La ‘ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato, bisogna dirgli di no”.

È il punto di arrivo di una serie di ripetuti tentativi di ricondurre i malavitosi sulla retta strada iniziata da san Giovanni Paolo II ad Agrigento nel maggio del ’93:

«Nel nome di questo Cristo crocifisso e risorto, di questo Cristo che è vita, via, verità e vita.
Lo dico ai responsabili: convertitevi! Una volta, un giorno, verrà il giudizio di Dio …
»

Papa Francesco per ben tre volte aveva ripreso il tremendo, fino all’appello rivolto “agli assenti” nella chiesa di san Gregorio VII a Roma il 20 marzo scorso:  “Convertitevi. Lo chiedo in ginocchio, è per il vostro bene. Questa vita che vivete adesso non vi darà piacere, non vi darà gioia, non vi darà felicità“.

Non hanno risposto, i grandi assenti. Hanno scelto star fuori dalla comunione. Non c’è bisogno di anatemi.

Stupisce la perfezione del percorso. Secondo l’indicazione evangelica il richiamo è stato prima forte, poi implorante, quasi straziato. E infine la resa alla sordità dell’interlocutore. E stupisce non meno la perfezione del capo d’imputazione: non è la ‘ndrangheta il male. Il male è che i mafiosi adorano il male. È un problema di ordine religioso, prima che sociale.

 

La visita del papa in Calabria ha preso le mosse dal Carcere di Castrovillari, dove è stato accolto da un gruppo di disabili. Nell’istituto ha poi incontrato i familiari dei dipendenti e i detenuti. Nel carcere è detenuto anche Nicola Campolongo, padre di Cocò, il bambino ucciso e dato alle fiamme a Cassano allo Jonio insieme al nonno ed alla compagna di quest’ultimo. Incontrandolo assieme ad altri parenti del piccolo –  pure detenuti –  il papa ha detto: «Mai più succeda che un bambino debba avere queste sofferenze». Nella medesima struttura si trova anche Dudu Nelus, il romeno di 27 anni accusato dell’omicidio di don Lazzaro, il sacerdote ucciso sempre a Cassano nei mesi scorsi.

«Il tema del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e l’esigenza di corrispondenti condizioni di espiazione della pena è essenziale e l’attenzione in proposito deve rimanere sempre alta». Sottolineando che questo è stato il primo incontro della sua visita in Calabria ha soggiunto che un gesto isolato «non è sufficiente se non accompagnato da un impegno concreto delle istituzioni in vista di un effettivo reinserimento nella società» che non può avvenire «come termine di un percorso solamente umano». «In questo cammino – ha aggiunto – entra anche l’incontro con Dio, la capacità di lasciarci guidare da Dio che ci ama, che è capace di comprenderci e perdonare i nostri errori».
«Il Signore – ha sintetizzato il Pontefice – è un maestro di reinserimento: ci prende per mano e ci riporta nella comunità sociale».

Nel pomeriggio la messa nella spianata di Sibari. «La ‘ndrangheta è adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato, bisogna dirgli di no».
«La Chiesa – ha detto il Papa dopo aver chiesto di combattere la ‘ndrangheta – che so tanto impegnata nell’educare le coscienze, deve sempre più spendersi perché il bene possa prevalere. Ce lo chiedono i nostri ragazzi. Ce lo domandano i nostri giovani, bisognosi di speranza. Per poter rispondere a queste esigenze, la fede ci può aiutare». «Quelli che non sono in questa strada di bene, come i mafiosi, questi non sono in comunione con Dio, sono scomunicati».

 

 

 

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