lettera aperta

Medici di famiglia e pediatri: nel silenzio dell’Ats, il grazie a Moretti e al suo vice

I rappresentanti di Fimmg e Snami di Bergamo scrivono per ringraziare gli unici riferimenti che hanno avuto all'interno dell'Agenzia: i dottori dell'Unità operativa di cure primarie. «Vorremmo ripartire da loro»

Medici di famiglia e pediatri: nel silenzio dell’Ats, il grazie a Moretti e al suo vice
Bergamo, 16 Giugno 2020 ore 09:03

Sembra una semplice lettera di ringraziamento, quella scritta dalle organizzazioni sindacali Fimmg e Snami di Bergamo, che rappresentano i medici di famiglia e i pediatri, ma nella realtà è un durissimo attacco ai vertici di Ats. Ora che sta per iniziare la Fase 3, quella della ricostruzione, i medici sentono il bisogno di fare il punto su quanto accaduto nella Fase 1, la più terribile, definita da loro stessi la «nostra Caporetto». Innanzitutto un ringraziamento: al dott. Roberto Moretti, responsabile Unità operativa complessa di Cure primarie di Ats Bergamo, e al suo vice dott. Marco Cremaschini, gli unici riferimenti in Ats. Quelli che hanno tenuto in piedi la baracca, quando tutto sembrava crollare, secondo quanto scrivono Mirko Tassinari (Fimmg) e Marco Agazzi  (Snami). Ed esprimono «il desiderio di ricostruire, insieme a loro, la medicina del territorio, a Bergamo». D’altra parte «anche a Caporetto – concludono i medici – furono gli ufficiali intermedi a reggere». E che cos’è questa, se non la richiesta di un’assunzione di responsabilità da parte dei vertici?

Roberto Moretti

Ecco il testo integrale della lettera:

“Roberto servono le mascherine per i medici, nei negozi non ci sono più”; “Sì lo so, il problema è che neanche noi riusciamo a trovarle, ma continuerò a cercare”. Venerdì mattina 21 febbraio, poche ore dopo il caso 1 in Lombardia, inizia così la telefonata tra un rappresentante dei medici di famiglia e il dott. Roberto Moretti, neo-direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cure Primaria dell’Ats di Bergamo. La terribile fase 1, la nostra Caporetto, ora è alle spalle e, nell’auspicio che non torni mai più, si può iniziare a stendere bilanci conclusioni e anche ringraziamenti. Sono stati giorni convulsi, i primi, dove a noi medici veniva detto che tutto andava bene che era tutto sotto controllo e non bisognava creare allarmismi tra la gente, dove sui giornali apprendevamo che l’Ats mandava i controlli nei nostri studi o assumeva avvocati per verificare il nostro lavoro, dove si lanciava la campagna “noi ci siamo” invitando il personale sanitario in servizio a postare dei selfie per rafforzare il senso del dovere (alludendo chissà cosa nei confronti di 1000 sanitari a casa in malattia o in isolamento), dove non venivamo interpellati sui problemi se non saltuariamente (solo da aprile sono stati avviati dei tavoli regolari di confronto), dove ponevamo decine di quesiti senza ricevere risposte, dove… tanti altri dove. È stato un periodo convulso, drammatico, pieno di sensi di impotenza e di disorientamento per i medici del territorio della nostra provincia, e così nascevano sui social chat per confrontarsi tra colleghi e specialisti, e si cercava anche dentro un’Ats qualche punto di riferimento. Per molti di noi l’unico riferimento è stato il dott. Moretti, coadiuvato dal suo vice dott. Cremaschini, a capo di una Unità Operativa Complessa di Cure Primarie ridotto all’osso per personale in sotto organico cronico e ora anche in malattia. Roberto Moretti si è speso instancabilmente senza tirarsi indietro senza nascondere le difficoltà nell’affrontare qualcosa che andava oltre ogni sua possibilità… aiutare decine e decine di colleghi ammalatisi contemporaneamente a trovare un sostituto o una soluzione alternativa (come la guardia medica diurna o i medici militari), creare le USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) e le USCA pediatriche, cercare DPI anche tra benefattori: tutto con empatia e umanità verso i propri soldati al fronte, rattristandosi per i caduti, spendendosi al massimo di quanto gli era concesso fare. In questa emergenza non abbiamo sentito dall’Ats parole di cordoglio per i nostri sei colleghi caduti sul campo, né ringraziamenti per aver dato l’anima ininterrottamente (150 medici di famiglia – ossia quasi il 25% della categoria – si è ammalato di Covid19 e molti di loro continuavano a lavorare dal letto di casa per rispondere alle centinaia di richieste dei pazienti, altrettanto spaventati e disorientati): ma anche a Caporetto furono gli ufficiali intermedi a reggere. Un abbraccio e un grazie al dott Moretti e al dott. Cremaschini dai medici di famiglia e dai pediatri di famiglia bergamaschi. È forte il desiderio di ricostruire, insieme a loro, la medicina del territorio, a Bergamo.

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