Il 17 marzo elezioni anticipate

Chi sono i due ministri ribelli cacciati da Netanyahu

Chi sono i due ministri ribelli cacciati da Netanyahu
03 Dicembre 2014 ore 15:45

Nel giorno in cui la Francia ha riconosciuto simbolicamente lo Stato di Palestina, in Israele è crisi di governo. Il primo ministro Beniamyn Netanyahu ha cacciato dalla coalizione di governo i suoi due ministri più importanti: Tzipi Livni, ministro della giustizia, e Yahir Lapid, ministro delle finanze. Ora – il 17 marzo – si andrà alle elezioni anticipate, quasi tre anni prima rispetto alla scadenza naturale della legislatura, e a due anni dalle ultime elezioni.

Il motivo della cacciata risiede principalmente nella forte opposizione al progetto di legge sulla definizione di Israele come “stato-nazione per gli ebrei”, anziché “stato ebraico democratico”, portato avanti da Netanyahu e sostenuto fortemente dalla destra ultranazionalista e dai partiti religiosi ebraici. Netanyahu ha detto di non tollerare questi attacchi dall’interno alle politiche di governo. Essendo Israele una democrazia parlamentare, il premier avrebbe potuto formare un rimpasto di governo, ma Netanyahu ha preferito chiamare il popolo israeliano alle urne. Anche perché la destra ultranazionalista aveva minacciato di togliere l’appoggio a Bibi Nethanyahu, mettendo così a rischio la stabilità di un nuovo esecutivo. Senza i partiti conservatori, infatti, il premier non potrebbe governare. Le elezioni anticipate erano viste da analisti ed esperti come un male per Israele. L’editorialista del quotidiano Israel HaYom, Dan Margalit, le aveva definite “un male per la stabilità di governo in Israele” così come per l’economia, la sicurezza nazionale e la diplomazia, ma le riteneva allo stesso tempo inevitabili perché, citando la Bibbia, questo governo è “la pietra scartata dai costruttori”.

I sondaggi a oggi. Le due principali emittenti televisive israeliane, Canale 10 e Canale 2 hanno lanciato i primi sondaggi per capire quale Israele uscirebbe se si votasse oggi, nella situazione attuale. A vincere sarebbe il partito del premier, il Likud e i grandi sconfitti sarebbero i due partiti dei ministri uscenti, Yesh Atid di Lapid e Hatnuah della Livni. Oggi dei 120 seggi della Knesset, la destra del Likud ne otterrebbe 22; HaBayit HaYehudi (Casa Ebraica di Neftali Bennett) 17; i Laburisti (di Isaac Herzog) 13; Yisrael Beytenu (Israele Nostra Casa di Avigdor Lieberman) 10 o 12; il partito ancora senza nome di Moshe Kahlon (ex Likud) 10 o 12; Yesh Atid (C’è Futuro di Yair Lapid) 9; Ebraismo Unito della Torà (ultra-ortodossi askenaziti) 8; Shas (ultra-ortodossi sefarditi) 7 o 9; partiti arabi 11 o 13; Meretz (sinistra sionista) 7; Hatnua (Il Movimento, di Tzipi Livni) 4. I partiti di destra e religiosi salirebbero così da 61 a 76 seggi, spostando il baricentro del parlamento in una direzione radicalmente più a destra, che potrebbe comportare un maggiore isolamento internazionale.

Le cause della crisi. Alla crisi di governo, culminata con il licenziamento dei due ministri si è arrivati dopo una lunga agonia, dovuta a una coalizione che ha sempre faticato a rimanere unita. Nel 2013, infatti, si è insediato un governo dove dovevano coesistere elementi moderati accanto a posizioni più estreme: centristi, destra laica e destra religiosa hanno portato a un miscuglio che non ha mancato di far emergere momenti di scontro. L’estate scorsa, ad esempio, i due ministri silurati non erano d’accordo sull’intervento militare a Gaza, principalmente per motivi di natura economica (una guerra avrebbe messo a prova ancora più dura le stagnanti casse dello stato). Posizioni che si sono scontrate con quelle della destra ultranazionalista dei coloni, rappresentati in parlamento e grazie ai quali Nethanyahu può governare il paese.

Yair Lapid e Tzipi Livni. L’astro nascente della politica israeliana nelle scorse elezioni era stato Yahir Lapid, che nel 2013 si era piazzato al secondo posto per numero di voti dopo Netanyahu. Ex showman, aveva condotto la sua campagna elettorale sulla promessa di consistenti tagli alle tasse e sull’azzeramento dell’Iva per chi comprava casa per la prima volta. Un’idea che ha fatto presa sugli elettori, i quali gli hanno dato fiducia e lo hanno votato, ma che non rientrava nei piani di Netanyahu.

Tzipi Livni, invece, è un volto molto noto nella politica israeliana. C’è chi dice che la sua biografia ripercorra quelle di Margaret Thatcher o di Golda Meir. Laureata in legge, di famiglia ebrea polacca, ufficiale nell’IDF, agente del Mossad per quattro anni, è stata eletta come deputato del Likud nel 1999. Da allora ha ricoperto incarichi di governo prima per il Likud e poi per Kadima, il partito centrista fondato da Ariel Sharon quando uscì dal Likud.  Nel 2012, dopo la scissione di Kadima, fondò il partito Hatnuah. Con il governo Olmert è stata Ministro degli Esteri, la seconda donna della storia di Israele a ricoprire questa carica. Prima di lei solo Golda Meir. Nel 2007 il Times la definì una delle 100 donne che stanno trasformando il mondo. Da sempre su posizioni opposte a quelle di Netanyahu per quanto riguarda il processo di pace, la scorsa settimana era stata proprio Tzipi Livni a opporsi con più forza alla proposta di legge sullo stato-nazione per il popolo ebraico.

Lo scontro. Il 2 dicembre è stata una giornata ricca di tensioni tra Nethanyahu e il ministro della finanze Lapid. La stampa israeliana riferisce che il premier ha presentato al suo ministro i 5 punti per riportare la calma nel governo, una lista definita dal quotidiano Yedioth Ahronoth “le condizioni dell’ostilità”. Bibi ha chiesto a Lapid di cessare i suoi attacchi al governo, di stanziare i 6 miliardi di shekel (1,23 miliardi di euro) che mancano al bilancio della difesa e di allocare i fondi necessari per il trasferimento (oggi bloccato) di centri e basi delle Forze di Difesa israeliane nel sud del paese (liberando aree e terreni nel centro sovrappopolato), di sostenere il controverso disegno di legge del primo ministro su “Israele come stato ebraico” e di archiviare il suo piano sugli alloggi a prezzi accessibili. Una specie di ultimatum a cui Lapid, forte del suo passato televisivo, avrebbe risposto “Bibi, tutto questo è uno show”. Sono in molti, però, a pensare che Nethanyahu avesse in testa le elezioni anticipate anche prima dell’incontro con Lapid: sempre Yedioth Ahronoth attribuisce la scelta del voto a una “paranoia” del premier. “Era convinto che Lapid e Tzivi Livni stessero tramando alle sue spalle per formare un governo alternativo” si legge, “e gli ultra-ortodossi devono aver alimentato a bella posta quelle sue paure”.

Che Netanyahu fosse convinto del tentativo di golpe da parte di Livni e Lapid lo ha dichiarato lui stesso in un discorso alla nazione in diretta tv dopo aver licenziato i due ministri. Tzipi Livni lo ha definito “indecoroso”, precisando che “è un politico piccolo quello che ha parlato e ha raccontato storie sconnesse dalla realtà”. Lapid ha dichiarato che sia lui sia Livni sono “tristi nel vedere che il primo ministro ha scelto di agire senza considerazione dell’interesse nazionale e di trascinare Israele verso elezioni non necessarie”. Ora la parola passa agli elettori.

 

 

Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia