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I morti nelle Rsa sono saliti a 1.100. Quasi il doppio dei dati ufficiali

Cgil, Cisl e Uil chiedono ad Ats di fare chiarezza sul doloroso balletto delle cifre delle case di riposo.

I morti nelle Rsa sono saliti a 1.100. Quasi il doppio dei dati ufficiali
11 Aprile 2020 ore 07:19

I morti nelle Case di riposo sono almeno il doppio rispetto al dato ufficiale diffuso nei giorni scorsi. «A marzo stimiamo siano decedute otre mille e cento persone, pari al 21 per cento del totale degli ospiti». Il dato è stato raccolto e diffuso dai sindacati dei pensionati della provincia di Bergamo Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil. Questi dati sono parziali, perché nonostante fossero stati richiesti ufficialmente a Prefettura e Ats, si sono potuti raccogliere grazie alle associazioni che raggruppano le case di riposo del territorio. Si presume, quindi, siano incompleti. Sta di fatto, però, che già così la situazione appare drammatica. «Ci sono punte che lasciano senza parole – scrivono i sindacalisti -, come nel caso della Fondazione Rsa casa di riposo Nembro onlus, dove a marzo è deceduto il 36,8 per cento degli ospiti (32 persone; nel marzo del 2019 erano morti in 3). Il 33,3 per cento del totale è mancato all’Opera Pia Olmo di Osio Sotto (20 i morti), il 31,58% alla Casa di Riposo di Spirano (12 morti), il 30,8% alla Fondazione Sant’Andrea onlus di Clusone (37 morti a marzo 2020, lo scorso anno nello stesso mese erano stati 5). E, ancora, è deceduto il 29,55 per cento degli ospiti all’Oasi di San Pellegrino Terme (13 morti, lo scorso anno a marzo non c’era stato alcun decesso). Al Pensionato Contessi Sangalli Fondazione onlus di Costa Volpino è deceduto il 27,5 per cento degli ospiti (22 persone), il 27,45 per cento anche Fondazione Casa Serena di Leffe (28 decessi) e alla Rsa comunale Casa della Serenità di Cene (14 decessi)».


«Limitandoci al solo mese di marzo e ai dati che ci sono stati forniti (circa la metà delle Rsa), i decessi nelle case di riposo della provincia sono stati pari a circa il 21 per cento del totale degli ospiti. Questa percentuale porta a una stima di almeno 1.100 decessi in totale. Alla data del 10 di aprile ci avviamo al 25 per cento – hanno dichiarato Augusta Passera dello Spi-Cgil, Caterina Delasa di Fnp-Cisl, ed Emanuele Dalfino di Uilp-Uil di Bergamo -. Purtroppo anche in questi giorni assistiamo a un macabro ballo sull’esatta dimensione del fenomeno nelle Rsa della provincia di Bergamo. La cifra circolata dei 600 decessi rappresenta forse metà dei decessi reali».


«I numeri di cui diamo conto oggi, anche se ancora non completi, ci sono stati comunicati dalle organizzazioni di rappresentanza delle stesse Rsa che hanno immediatamente risposto alla nostra richiesta di trasparenza e che sono in prima linea per fronteggiare l’emergenza, spesso lasciate sole e senza strumenti -, proseguono i tre sindacalisti – che invitano Ats Bergamo a pubblicare i dati: è infatti l’ente preposto a cui abbiamo già rivolto diverse richieste e che ogni giorno riceve informazioni precise sul numero dei decessi, delle persone sottoposte a tampone, di quelle sintomatiche, ma non sottoposte a tampone e del personale che risulta assente. È il solo modo per mettere da parte un doloroso balletto di cifre e per ridare dignità a coloro che hanno perso la vita e alle loro famiglie». Questo indipendentemente dal lavoro che farà la Commissione istituita da Regione Lombardia per far chiarezza su quanto accaduto nelle Rsa lombarde, visto che il numero dei decessi è elevato in tutto il territorio e non solo a Bergamo.

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