La linea dura del Regno Unito

I ragazzi inglesi diventati jihadisti che ora vogliono tornare a casa

I ragazzi inglesi diventati jihadisti che ora vogliono tornare a casa
08 Settembre 2014 ore 11:24

«Eravamo arrivati in Siria per combattere il regime di Assad e siamo stati coinvolti in una guerra tra bande». Chiedono clemenza trenta jihadisti partiti dalla Gran Bretagna verso il Medio Oriente. Si sono pentiti del loro viaggio, o almeno questo è quello che hanno scritto all’International Center for Study of Radicalisation and Political Violence (ICSR) del King’s College di Londra, in una lettera di cui venerdì 5 settembre parla il Times, lasciando nell’incredulità tanti inglesi (difficile dire, appunto, se il documento sia credibile o mano).

Ciò che colpisce, comunque, è la disillusione diffusa tra questi musulmani andati a combattere la Guerra Santa, che allo Stato Islamico e al Califfo non credono più, dopo essere stati convinti che potesse essere la strada migliore per far cadere la dittatura di Assad. Adesso invece vorrebbero tornare, ma temono le durissime condanne che le corti inglesi potrebbero comminargli: i trenta sarebbero pronti a sottoporsi ad un processo di sorveglianza qualora venisse garantita una forma d’immunità.

 

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Il direttore dell’Icsr Peter Neumann rivela, a tal proposito, un dato non indifferente: quasi un quinto dei ragazzi partiti dall’Inghilterra per combattere a fianco dell’Isis sarebbe pronto a fare marcia indietro, mollare lo jihadismo e tornare in Gran Bretagna. «La gente con cui abbiamo parlato vuole andarsene, ma si sente in trappola poiché il governo parla di pene fino a trent’anni», ha spiegato al Times.
Al di là delle possibili buone intenzioni di questi ragazzi, l’articolo del Times ripropone un problema che l’Inghilterra dovrà affrontare sempre più frequentemente in futuro: cosa fare quando rientreranno i tanti immigrati volati a far guerra in Siria e Iraq? Le cifre sono alte: almeno 500 sono gli immigrati partiti, e di questi venti avrebbero perso la vita.

Dieci giorni fa il Segretario di Stato per gli affari interni Theresa May ha dichiarato che la Gran Bretagna non intende in alcun modo essere docile con questi combattenti, anzi: è pronta a combattere una dura lotta contro la loro «ideologia mortale», che potrebbe durare anche decenni. «Questa ideologia si basa su un’interpretazione distorta e nichilista dell’Islam ed è lontana anni luce dalle convinzioni pacifiche di un miliardo di musulmani in tutto il mondo. Saremo coinvolti in questa lotta per molti anni, probabilmente decenni. Dobbiamo intestarci tutti i poteri legali di cui necessitiamo per prevalere», aveva detto la May. Si pensa ovviamente a ogni contromisura: dal passaggio al setaccio di tutti i gruppi radicali fino a provvedimenti taglienti contro imam o predicatori che cercano di plagiare i giovani. Qualcuno ha anche proposto di bloccare alla frontiera le persone sospettate di stare rientrando dalla Siria, sequestrargli il passaporto e rimandarle indietro.

Ma dei tanti ragazzi partiti per la Siria c’è anche un altro aspetto da considerare: la loro immaturità. Non siamo di fronte a un esercito di professionisti, ma a volontari poco più che adolescenti. Sono giovanissimi, partiti sull’onda di convinzioni spesso inculcate loro con emotività, e ora, dicono, sembra che la loro scarsa preparazione morale stia venendo fuori, lasciando sempre più malcontento e voglia di abbandonare le armi. «Abbiamo a che fare con ragazzi giovani che fanno cose stupide, guidati dalle pressioni dei loro coetanei e dal desiderio di affermazione», è il commento del professor Greg Barton, che studia i profili Facebook e Twitter per il Global Terrorism Research Center della Monash University. «Credo sia abbastanza vero che, in ciò che postano sui loro social network, sia riflessa una mentalità piuttosto infantile».

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