La commemorazione

I sette partigiani della Val Vertova Settantaquattro anni fa, oggi

I sette partigiani della Val Vertova Settantaquattro anni fa, oggi
Cronaca 17 Agosto 2018 ore 09:45

La Val Vertova, in media Valle Seriana, è un gioiello incontaminato della natura, scoperto negli ultimi anni da migliaia di turisti ed escursionisti, che ne hanno fatto una delle mete più gettonate grazie al passaparola sui social, al punto da rendere obbligata la creazione di un servizio navetta per limitare la morsa del traffico (con conseguente sosta selvaggia). Pochi però si chiedono come mai l’unica via d’accesso alla Valle che si dirama dall’abitato di Vertova sia denominata via Cinque Martiri.

Settantaquattro anni fa, esattamente il 17 agosto del 1944, la Valle Vertova fu teatro di una feroce rappresaglia condotta dalla Guardia Nazionale Repubblicana e dalle S.S. contro la cosiddetta Banda “Del Bello” formata da partigiani della Brigata Giustizia e Libertà Camozzi. Cinque partigiani morirono dopo un tentativo di disperata resistenza e, purtroppo, non furono gli unici. Altri due compagni caddero il 22 agosto successivo, in un ulteriore rastrellamento, nella non lontana località Roccolone di Cavlera. Domenica 19 agosto (ritrovo ore 10 al cimitero di Vertova) l’ANPI Valgandino sezione “Bepi Lanfranchi” insieme al Comune di Vertova organizza una cerimonia commemorativa sui luoghi della tragedia.

 

 

Cosa accadde. «In questi luoghi – segnala un pannello illustrato posizionato dall’ANPI in Valle Vertova in occasione del settantesimo anniversario, nel 2014 – la mattina del 17 Agosto del 1944, più di 400 nazifascisti della Guardia Nazionale Repubblicana e delle S.S. si scontrarono con 20 partigiani della Brigata G.L. “Camozzi” i quali, nonostante un tentativo di disperata resistenza, dovettero poi soccombere lasciando a terra cinque caduti». Quei cinque martiri ora ricordati nel nome della via di accesso erano Giulio Carrara e Paolo Merelli di Vertova, Giovanni Gavrina di Fiorano al Serio, Angelo Mangili di Bergamo e Giuseppe Torri di Casnigo, che quattro giorni dopo avrebbe compiuto 19 anni. Altri due compagni (Nazzareno Fragnito, carabiniere di 37 anni originario di Benevento, e Leone Moroni, 21 anni di Colzate) caddero il 22 Agosto in località Roccolone di Cavlera.

«Questi partigiani – continua il racconto – nel pomeriggio del giorno precedente (16 agosto 1944) guidati da Angelo del Bello “Mino” e Fortunato Fasana “Renato”, avevano fermato il treno a Gazzaniga per catturare qualche ostaggio fascista o tedesco da scambiare con i loro compagni tenuti prigionieri a Bergamo. Dopo aver prelevato dal treno un certo numero di fascisti, li portarono a Fiorano insieme a quattro tedeschi catturati fermando un’auto. Rilasciati i fascisti dopo una lezione intimidatoria, trattennero i tedeschi come ostaggi per lo scambio. I nazifascisti non scesero però a patti e immediatamente iniziarono una rappresaglia contro la popolazione civile».

 

 

«La sera stessa – ricorda ancora il testo dell’ANPI – tutti quelli che fossero sospettati di simpatie partigiane vennero picchiati e i parenti dei partigiani subirono, oltre alle percosse, anche l‘incendio della casa, come nel caso dei familiari di Giuseppe Torri di Casnigo individuato tra i facenti parte della banda partigiana. Il mattino seguente i nazifascisti iniziarono l’azione di rastrellamento in Valle Vertova con un loro gruppo che scese da Selvino e uno più numeroso che salì dalla valle. I partigiani, in netta inferiorità numerica, dopo una iniziale resistenza tentarono di disperdersi ma cinque di loro, stretti a tenaglia dall’attacco nemico, furono uccisi. I fascisti incendiarono anche due cascine ritenute covi dei partigiani. I funerali dei cinque caduti si sarebbero dovuti svolgere già nel pomeriggio del 17. Le salme furono portate alla chiesa di San Lorenzo accompagnate da una folla commossa ma un ordine fascista impedì le esequie e i corpi dovettero essere tumulati di notte al cimitero».

La ferocia nazifascista si manifestò chiaramente nei modi “barbari” in cui vennero finiti alcuni tra i caduti; a Torri, catturato in località Gò, prima di essere ucciso con un colpo di moschetto alla testa, fecero una croce sull’addome con una forchetta e lo colpirono al volto col tacco delle suole chiodate. Anche gli altri quattro caduti, i cui corpi furono ritrovati in località Castel e Castelù, Mèrlécia e Corna Busa, furono oggetto di simili sevizie. I rastrellamenti continuarono anche nei giorni seguenti nel paese di Vertova e sui monti circostanti in cui purtroppo caddero gli altri due partigiani. Nel ripulire dai “ribelli” anche Cavlera, i fascisti si impadronirono anche di tutto ciò che poterono trovare all’osteria del Roccolone. Ma ancora non bastava: il 29 Agosto ci fu un altro rastrellamento del paese, alla ricerca di fiancheggiatori dei partigiani, minacciando i molti che li aiutavano e che, facendolo, rischiavano la loro stessa vita e quella dei loro cari».

 

 

La commemorazione. «Domenica 19 Agosto – segnala Giovanni Cazzaniga, presidente ANPI Valgandino – ricorderemo il combattimento della Valle Vertova. Quest’anno, per le limitazioni all’accesso della valle, abbiamo prefissato un programma più flessibile: alle ore 10 ci ritroveremo al cimitero di Vertova dove ci sarà un momento di ricordo davanti al monumento dello scultore Gianni Remuzzi dedicato ai caduti. Quindi, verso le 10.30 ci dirigeremo in Valle Vertova, oltre la Baita Roset, in Località Gaernai, dove si trovano la lapide e, dal 2014, il nostro pannello esplicativo. Lì alle ore 11.15/11.30 ricorderemo i fatti con la presenza del vicepresidente ANPI Provinciale di Bergamo, Oscar Locatelli, e del Sindaco di Vertova, Luigi Gualdi. Alla fine offriremo un aperitivo “resistente” e, se il tempo lo permetterà, potremo pranzare al sacco o presso la Baita Roset. Per raggiungere la valle è necessario utilizzare i bus navetta che effettuano il servizio a pagamento oppure recarsi a piedi lungo la Via Cinque Martiri in direzione della valle (circa chilometri di strada agevole). Per chi ha difficoltà di deambulazione ci saranno 2 o 3 auto dotate di permesso che effettueranno alcuni viaggi dal paese fino alla fine della strada carrabile, disponibili solo per un numero limitato di persone».

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