La lettera

I sindaci bergamaschi scrivono alle più alte cariche dello Stato per chiedere aiuto

I destinatari sono il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il premier Conte, il governatore Fontana e i vertici della Protezione civile e delle autorità provinciali

I sindaci bergamaschi scrivono alle più alte cariche dello Stato per chiedere aiuto
11 Aprile 2020 ore 12:43

I primi cittadini bergamaschi chiedono aiuto alle più alte cariche dello Stato. Bergamo e la nostra provincia stanno lottando da oltre un mese contro l’epidemia e oggi ciò di cui si ha più bisogno sono nuovi medici, nuovi infermieri e investimenti per permettere alle aziende del tessuto economico di ripartire. Soprattutto, è necessario che la cosiddetta fase 2 sia improntata sulla via della cautela, predisponendo test per i cittadini che hanno contratto l’infezione e si accingono a rientrare nelle comunità o al lavoro.

Per questa ragione il Consiglio di rappresentanza dei sindaci ha scritto una lettera indirizzata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al presidente del consiglio Giuseppe Conte, al governatore regionale Attilio Fontana e ai vertici della Protezione civile e delle autorità provinciali.

La lettera evidenzia la preoccupazione dei primi cittadini, impegnati in stretta collaborazione con l’Ats di Bergamo nel gestire l’emergenza generata dall’epidemia e che ha lunghe prospettive di durata. Come si legge, nel tentativo di dare una prima risposta ai bisogni dei cittadini, Consiglio di rappresentanza e Ats, hanno creato una rete di sostegno alla fragilità sociale con la creazione di 14 Unità territoriali per la gestione dell’emergenza sociale.

Nella Bergamasca c’è un’estrema necessita di dispositivi di protezione individuale, di test e di tamponi, per poter garantire l’assistenza e la sorveglianza delle persone malate e fragili. Per questa ragione, oltre che per poter assistere un flusso crescente di pazienti dimessi dagli ospedali, è fondamentale il potenziamento delle Unità speciali di continuità assistenziale. «La tipologia di cittadini seguiti attraverso i servizi domiciliari è percentualmente caratterizzata da un elevato numero di persone anziane e fragili, spesso con patologie croniche anche molto complesse – si legge -. Si è consolidata una stretta e continuativa collaborazione con Ats affinché vengano monitorate e implementate le seguenti misure: potenziare l’assistenza territoriale incrementando le Unità speciali di continuità assistenziale, che raggiungono i pazienti a casa prima di un peggioramento della situazione sanitaria; garantire Dpi agli operatori; prevedere la possibilità di effettuare tamponi al personale socio-sanitario, al fine di potenziare la sicurezza degli stessi assistiti».

Inoltre sarà indispensabile «rafforzare e coordinare forze, energie e risorse affinché il presidio ospedaliero predisposto presso la Fiera di Bergamo possa fin da subito dispiegare tutte le sue potenzialità operando a pieno regione; servono per questo medici, infermieri e strumentazioni idonee alla cura e alla protezione del personale sanitario. La piena attività del nuovo presidio ospedaliero potrà del resto garantire il ripristino della normale funzionalità e alta qualità delle prestazioni rese attraverso la riorganizzazione delle strutture ospedaliere bergamasche, con la riconversione di molti reparti, ora adibiti a cura di pazienti Covid-19 per far fronte all’emergenza, al fine di recuperare il ritardo conseguente all’attuale rinvio di esami, monitoraggi, interventi, cure per patologie meno urgenti».

«Infine ci uniamo alle richieste delle imprese, dei lavoratori, delle partite Iva e delle famiglie affinché vengano predisposte fin da subito misure economiche significative e specifiche per il nostro territorio, che più degli altri è stato pesantemente colpito dal dramma pandemico, attuando misure speciali di sostegno e assistenza. Non da ultimo misure vere e concrete a sostegno dei nostri Comuni e dei loro sevizi sociali».

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