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La tragedia del Norman Atlantic

I terribili racconti dei naufraghi Ci sono tre italiani tra le vittime

I terribili racconti dei naufraghi Ci sono tre italiani tra le vittime
Cronaca 30 Dicembre 2014 ore 13:05

Si è chiuso con il tragico bilancio di 12 morti, 10 passeggeri e due soccorritori, e almeno 38 dispersi il naufragio del traghetto Norman Atlantic, dove è scoppiato un incendio alle 4.30 di domenica 28 dicembre. Un incubo durato oltre 24 ore, tra gelo, fiamme e mare in tempesta. Le operazioni di soccorso si sono concluse solo nel pomeriggio di lunedì, dopo che l’incendio è stato domato e tutti i passeggeri presenti sulla nave tratti in salvo. Il mare ha restituito, in serata, altri due corpi, facendo salire a 10 le vittime tra i passeggeri. Tre di esse sono cittadini italiani, probabilmente autotrasportatori. Mancano all’appello ancora 38 persone, il numero dei dispersi, però, potrebbe essere più alto dal momento che si sospetta vi fossero a bordo numerosi clandestini. La Grecia è uno dei porti preferiti, infatti, da quanto fuggono dalle aree di guerra del Medio Oriente per cercare riparo in Europa. Spesso i clandestini vengono nascosti nei tir, nei garage. Pare che siano decine le persone, alcuni dicono 83, identificate che non erano sulle liste dei passeggeri.

Del fatto che i morti non fossero uno solo si era cominciato a parlare dopo la testimonianza che un camionista turco ha rilasciato ai giornalisti appena sbarcato a Bari: «Ho visto quattro persone morte, con i miei occhi, sono sicurissimo, erano davanti a me. Sulla lancia avevamo quattro morti, due uomini e due donne, credo, perché al buio non si vedeva bene. Molta gente è caduta in mare purtroppo. Ho visto anche una decina di persone che erano a bordo di una lancia che poi sono finite in mare e non so proprio che fine abbiano fatto. Sentivamo urlare fire, fire, fuoco fuoco e in cinque minuti tutta la nave era a fuoco. Era buio e c’era molto fumo. C’è stato poco da fare: molta gente è svenuta, siamo rimasti isolati».

I racconti. Ma sono i racconti successivi dei naufraghi e dei soccorritori a fornire il quadro della disperazione e del panico che si sono scatenati a bordo. Pare si siano verificate scene raccapriccianti, con persone che si picchiavano pur di riuscire ad avere la precedenza nel salire sui mezzi di soccorso. Un soccorritore ha raccontato che le persone «si scavalcavano tra di loro, urlavano e si strappavano di mano la fune. Per cercare di mettere in salvo, come si fa sempre, prima i bambini, le donne, gli anziani e i feriti ho gridato e minacciato più volte di andarmene con l’elicottero e lasciarli lì. Siamo preparati a questo tipo di soccorsi ma, diciamo, che quello è stato tra i più duri a cui ho partecipato». Addirittura c’è stato chi ha offerto dell’oro ai soccorritori in cambio della precedenza nel salvataggio. Accanto a queste scene anche tanta vicinanza umana: «Stiamo abbracciati stretti l’uno all’altra per cercare di scaldarci. Se non finiamo annegati, moriamo di freddo», ha raccontato alla tv greca una donna. «Siamo fuori sul ponte, stiamo morendo di freddo e soffochiamo per il fumo, l’incendio si estende sempre di più» è una delle prime testimonianze urlate al telefono prima che le comunicazioni si interrompessero.

Solidarietà e violenza, due facce della stessa medaglia di fronte alla disperazione, alla paura della morte. I naufraghi hanno raccontato che il pavimento esplodeva per il calore, ma la gente sui ponti più in alto era intirizzita dal freddo. «Non so cosa sia successo. Non abbiamo sentito nessuna esplosione. Stavamo dormendo e abbiamo sentito voci di persone nei corridoi che parlavano di un incendio. Ho pensato a un piccolo incendio e che saremmo tornati a dormire, ma quando siamo saliti al piano superiore abbiamo visto fumo e fiamme ovunque. Tutti erano come impazziti, in preda al panico. Abbiamo aspettato circa un’ora e mezza prima di salire sulle scialuppe, intorno alle 5.30. Dopo circa quattro ore siamo saliti sulla nave più grande che ci ha portati qui», sono le parole di un 47enne di Corfù che con la famiglia era diretto in Germania per una vacanza.

 

Il traghetto in panne (da www.skai.gr)

 

La denuncia di una donna. Si chiama Urania ed è stata salvata prima del marito, rimasto a bordo qualche altra ora prima di sbarcare a Brindisi. I due hanno vissuto ore drammatiche e la donna denuncia, secondo quanto riporta l’Huffington Post, di essere stati lasciati in balia di loro stessi: «Sono state ore terribili. Io e mio marito eravamo in cabina, sentivamo odore di bruciato. Poi ha cominciato a suonare una sirena “Fire! Fire!”. Ci siamo precipitati fuori: le fiamme erano altissime, venivano dal garage. Il personale di bordo è sparito, la gente, impazzita, correva per raggiungere il ponte più alto. Dopo l’annuncio dell’evacuazione più nulla. Il primo bastimento che ha provato a avvicinarsi non è riuscito nella manovra perché le onde erano troppo alte e tirava troppo vento. Poi è stata tirata giù una scialuppa di salvataggio che poteva contenere fino a 250 persone. Senza indicazioni e annebbiati dalla paura, in 40 si sono lanciati sulla barca, che è ripartita semivuota, quando avrebbe potuto caricare molti altri passeggeri. Anche quando la situazione meteo è migliorata, dalle 14 in poi, i soccorsi hanno tardato ad arrivare. A bordo regnava il caos: quelli che riuscivano a mantenere un minimo di lucidità si sono stretti gli uni agli altri per sentire meno freddo».

I camionisti e il sovraccarico dei tir. Un camionista ha riferito che l’allarme anti-incendio è arrivato dopo che la maggior parte dei passeggeri, allertati dal fumo che stava invadendo le loro cabine, erano usciti fuori, e che non ha visto membri dell’equipaggio dare istruzioni ai passeggeri. Christos Perlis, 32 anni, ha parlato al telefono mentre era a bordo di una nave dei soccorsi. L’autista greco ha descritto le scene dei soccorsi come caotiche e piene di panico. «I nostri piedi bruciavano e dai piedi in su eravamo bagnati», ha raccontato. Gli fa eco un altro camionista, italiano: «I primi elicotteri sono arrivati verso le 13 di domenica, con le scialuppe è stata salvata poca gente perché erano bloccate. Io ero lì e ho cercato di dare una mano ai soccorritori, ma alle 15.30 mi hanno cacciato perché stavo congelando. La nave era inclinata leggermente. Sono stati imbarcati troppi camion carichi di olio, c’erano più di un centinaio di cisterne con olio. Hanno preso fuoco e verso le 14 si vedevano i pavimenti prendere fuoco. Gli idranti buttavano l’acqua addosso a noi e hanno peggiorato le cose. L’equipaggio non ci ha dato istruzioni, abbiamo fatto tutto noi da soli. Ci hanno salvato gli elicotteri della nostra marina militare». «Per terra – ha raccontato una donna – quando siamo saliti a bordo della Norman Atlantic c’erano tracce di petrolio ovunque: quella nave non sarebbe dovuta mai partire». Altri camionisti hanno parlato di sovraccarico di camion: «La parte alta dei camion faceva attrito col soffitto del garage, i tir erano carichi di olio e schiacciati come sardine. Facile che le scintille siano partite da lì».

Il racconto del soprano greco. A bordo del traghetto in fiamme c’era anche il soprano greco Dimitra Theodossiou, attesa in Italia per una tournée. È stata portata all’ospedale di Lecce, per un principio di ipotermia e poi dimessa. Dopo essere stata salvata da un elicottero dell’esercito italiano ha raccontato a Repubblica: «È stato un inferno, ho visto delle scene spaventose. C’erano degli uomini, iracheni, turchi, pachistani che erano sulla nave e che erano stati messi in basso per permettere ai soccorsi di dare la precedenza ai bambini, agli anziani e alle donne, ma loro si sono arrampicati e picchiavano, strattonavano, ti tiravano via, si facevano largo per mettersi in salvo. Anche io sono stata picchiata, ma ho reagito per arrivare all’elicottero, mi è venuta dentro una grande rabbia, ho pensato: ora o mai più». Anche il soprano ha confermato che non è stato dato alcun allarme: «Io avevo una cuccetta in prima classe, stavo dormendo e mi ha svegliato l’odore di bruciato e il fumo che aveva già invaso la cabina. Mi sono alzata, ho messo un maglione e ho preso i soldi e la carta di identità e sono corsa fuori. Ho bussato a tutte le altre cabine che ho incontrato per dire alla gente: uscite, uscite c’è un incendio».

 

 

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La moglie della prima vittima. La moglie del cittadino greco che per alcune ore si riteneva essere l’unico ad aver perso la vita ha raccontato di averlo visto morire: «Mi diceva: moriamo, stiamo morendo. Eravamo sullo scivolo della nave, lui davanti, io dietro. A un certo punto lui è rimasto impigliato a un telo di plastica e io non riuscivo a scendere, ci facevano fretta e ci dicevano di scendere, ed eravamo bagnati perché raggiunti dai getti d’acqua utilizzati per spegnere le fiamme. Alla fine siamo scesi, sia io che mio marito, in acqua. C’era una nave ma era troppo lontana per poterci soccorrere. Siamo rimasti così più di quattro ore, nuotavo, per fortuna non avevo gli stivali. A mio marito usciva sangue dal naso, forse perché aveva battuto la testa alla nave». A un certo punto, continua il racconto della donna, «è arrivato un soccorritore, ha tentato di tagliare il telo in plastica in cui era rimasto intrappolato mio marito e quando al secondo tentativo ci è riuscito, mio marito è morto tra le sue braccia». Una speranza si è però accesa per questo cittadino greco: suo figlio, all’obitorio di Brindisi, non ha riconosciuto il padre nella salma che gli è stata mostrata.

I due soccorritori morti. Anche fra i soccorritori ci sono due vittime. Si tratta di marinai albanesi del rimorchiatore Iliria colpiti e uccisi da un cavo di rimorchio che si è staccato improvvisamente dal Norman Atlantic. Per loro il team medico della nave San Giorgio della Marina Militare, accorso in aiuto, non ha potuto fare nulla.

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