Cronaca
Verso la fase 2

Il 21 aprile partiranno i test sierologici: ecco cosa sono e come funzionano

Regione Lombardia li effettuerà su operatori sanitari, sociosanitari e cittadini delle province più colpite che devono tornare a lavoro. È un esame del sangue per capire chi è immune e chi ancora no

Il 21 aprile partiranno i test sierologici: ecco cosa sono e come funzionano
Cronaca 18 Aprile 2020 ore 12:37

Come è noto, dal 21 aprile in Lombardia dovrebbe partire quello "screening massivo" che si attendeva da tempo e che prevede l’effettuazione di ventimila test sierologici al giorno. I primi che dovranno farlo sono operatori sanitari e sociosanitari e i cittadini che devono tornare al lavoro, con priorità per le province più colpite dal Coronavirus, tra cui anche quella di Bergamo. I test verranno effettuati in collaborazione con l’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico San Matteo di Pavia, che ha studiato questo test, e servirà a individuare quelle persone che, dopo aver contratto il Covid-19, hanno sviluppato un numero di anticorpi sufficienti a garantirne la copertura alla malattia e che potranno quindi ottenere una sorta di “patente di immunità”.

Ma in cosa consiste, di preciso, il test? Si tratta, in sostanza, di un banale esame del sangue che analizza la presenza di anticorpi al virus. Quello in questione non è un cosiddetto “test rapido”, più tecnicamente qualitativo, bensì un test quantitativo, perché calcola la quantità di anticorpi presenti nel sangue durante la fase dei sintomi della malattia e dalla guarigione. Misura sia gli asintomatici (ma comunque dopo 7-10 giorni dalla data iniziale del contagio), sia i malati con sintomi delle alte vie aeree, e misura anche il valore degli anticorpi neutralizzanti in soggetti che hanno contratto l’infezione e sono in convalescenza o guariti, cioè coloro che hanno sicuramente sviluppato anticorpi che impediscono al virus di replicarsi e quindi, con molta probabilità, da ritenersi immuni verso la malattia (ancora però non si sa per quanto tempo). L’infettività, invece, può essere attestata solo dalla effettuazione di due tamponi.

Dunque il test in questione può dare due risultati: presenza di anticorpi o assenza. Nel primo caso, significa che il soggetto è entrato in contatto col virus e bisogna valutare se è ancora infettivo o meno. Per accertarlo, dovrà essere effettuato il tampone. Nel caso in cui, invece, non venisse riscontrata la presenza di anticorpi, significa che il soggetto non è entrato in contatto col virus e potrebbe, dunque, tornare al lavoro perché certamente non infettivo. Ovviamente, per questi soggetti c’è il rischio di contrarre il virus, ma l’obiettivo dello screening massivo è proprio quello di isolare i soggetti ancora infettivi e tutelare dunque quelli “sani”. In altre parole, ridurre al minimo la possibilità di nuovi contagi, che non significa azzerare totalmente il rischio. Da qui la necessità che, oltre a questa misura, si continuino a rispettare le norme di distanziamento sociale e di utilizzo di dispositivi di protezione quali mascherine e guanti.

I test in questione danno una risposta entro un’ora circa e sono, al momento, molto più affidabili di quelli più rapidi, che non hanno ancora ottenuto alcun tipo di validazione. Il tema, dunque, sarà capire come Regione ha intenzione di effettuarli, quali saranno le procedure e, soprattutto, come verranno individuati i soggetti che dovranno sottoporsi al test. Domande che, si spera, avranno una risposta a breve. Perché al 4 maggio, data di avvio della «nuova normalità» (come ha rinominato il governatore Attilio Fontana la "fase 2"), manca ancora un po’, ma il 21 aprile è dietro l’angolo...