Cronaca
Coinvolta l'azienda petrolifera Petrobras

Il Brasile in piazza contro Dilma Una popolarità svanita in 10 mesi

Il Brasile in piazza contro Dilma Una popolarità svanita in 10 mesi
Cronaca 17 Agosto 2015 ore 12:26

Gli ultimi numeri parlano di quasi 900mila persone in piazza contro il presidente Dilma Rousseff in tutto il Brasile, in una serie di manifestazioni che ieri hanno unito il Paese in protesta. Crisi economica e corruzione hanno ucciso la popolarità del Presidente, solo un anno fa rieletta col 54% delle preferenze e ora scesa enormemente di popolarità. A organizzare i cortei sono stati i partiti di destra, cavalcando il malcontento popolare che accusa Dilma di essere l’unica responsabile della grave situazione economica in cui versa il Paese e di non aver fatto abbastanza per combattere la corruzione del suo governo. Manifestazioni pacifiche, che in molti casi hanno avuto il sapore del carnevale, con carri allegorici, musica e gente mascherata. Le proteste si sono tenute in un centinaio di città e, si legge su quotidiano Globo, secondo la polizia vi hanno preso parte circa 870mila persone, mentre gli organizzatori parlano di due milioni di manifestanti.

Impeachment per Dilma. Da quando è stata rieletta alla guida del Paese, nell’ottobre 2014, per Dilma sono cominciati i guai. Il suo popolo, che stava già versando in una condizione economicamente difficile, ha preferito mantenere lo status quo che in Brasile regnava già con Lula, a cui Dilma è succeduta. Il partito del lavoratori, di sinistra, nei suoi 12 anni di governo, era riuscito a ottenere importanti risultati nella lotta alla povertà e all’esclusione sociale, ma queste conquiste non sono bastate per tenere Dilma al riparo dalla critiche, che negli ultimi tempi si sono fatte sempre più pesanti. E adesso tutti chiedono l’impeachment. In alternativa le dimissioni. A Rio de Janeiro, i manifestanti hanno chiesto che Rousseff e l'ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva vengano messi in carcere. In sua difesa Dilma sostiene che si sta orchestrando un golpe ai suoi danni. Per questo ha convocato una sessione di crisi con i suoi ministri più stretti.

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Promesse elettorali rinnegate. Come scrive Francesco Lenzi sul Sole 24 Ore, la rielezione di Dilma Rousseff alla guida del Brasile è avvenuta in un momento storico che ha visto il ribasso generalizzato dei prezzi delle materie prime legato al rallentamento dell’economia cinese e la fine del Quantitive Easing statunitense. Due fenomeni che hanno influenzato negativamente l’economia brasiliana, affossata da un crollo della bilancia dei pagamenti per l’export delle materie prime, e da una scarsa propensione a investire nel Paese da parte dei mercati finanziari. Per questo motivo Dilma ha dovuto rinnegare alcune promesse elettorali, probabilmente quelle che le hanno permesso di riuscire nell’impresa della difficile rielezione, e varare un piano di riforme in chiave di austerity, che potessero contenere il deficit strutturale e migliorare i conti pubblici interni e soprattutto quelli con l’estero. Ma il Fondo Monetario stima che queste manovre fiscali, inserite in un quadro di politica monetaria ancora restrittiva, portino a un calo del Pil superiore all’1%, il peggiore dal 1990.

Disoccupazione in aumento e salari al ribasso. Oggi il Brasile, che era la settima potenza economica mondiale e il primo dei Paesi Brics, cioè le economie emergenti, ha una disoccupazione salita dal 4,3% al 6,9%. Inoltre i salari reali sono scesi del 6%. Il tutto in un tempo di sei mesi.

Lo scandalo Petrobras. Ma oltre a ciò c'è la scure della corruzione che pesa sul governo di Dilma: tanti i casi che hanno coinvolto figure vicine alla presidentessa. In particolare, si parla molto dello scandalo Petrobras, la compagnia petrolifera del Paese. Attorno ad essa si è scoperto un vasto sistema di corruzione che ha coinvolto anche molti politici, tra cui il presidente della Camera dei deputati Eduardo Cunha del Partito del movimento democratico brasiliano (PMDB), principale alleato del governo. Una storia di tangenti, scambi di favori e deviazioni illecite di fondi pubblici che ha messo a dura prova la credibilità del governo. Perché l’azienda petrolifera nazionale, che è una delle più grandi società al mondo del settore ed è considerata una delle colonne portanti dell’economia brasiliana, era guidata dalla stessa Dilma prima che succedesse a Lula.

Che cos’è l’impeachment. Tecnicamente l’impeachment, dall’inglese “imputazione”, per il diritto anglosassone è un procedimento d'accusa contro un alto funzionario o un uomo politico (in particolare contro il capo dello Stato), sospettato di aver violato la legge nell'esercizio delle proprie funzioni. L’impeachment vero e proprio è una procedura americana a cui si fa ricorso per rimuovere alcune alte cariche con mandato a vita, come quelle dei giudici, o per chiamare alla sbarra il presidente. Nella storia della Casa Bianca, sono state solo due le volte in cui si è arrivati all’impeachment vero e proprio: nel 1868 con il repubblicano Andrew Johnson, successore di Abramo Lincoln, che venne accusato di abuso di potere in una diatriba che lo vide contrapposto al Congresso; e nel 1999 con il democratico Bill Clinton, chiamato alla sbarra per avere mentito in pubblico sulla sua relazione con Monica Lewinsky. Entrambi riuscirono a passare indenni il voto, a cui non arrivarono invece Richard Nixon e il suo vice Spiro Agnew per lo scandalo Watergate essendosi entrambi dimessi prima della formalizzazione delle accuse. In Sudamerica, oltre al Paraguay, finora solo il Brasile nella sua storia ha fatto ricorso all’impeachment, votando e ottenendo la caduta del presidente Fernando Collor de Mello nel 1992, in seguito di una grande manifestazione contro uno scandalo di corruzione che aveva coinvolto il governo. Adesso potrebbe essere la volta di Dilma.

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