Il ritorno di malattie debellate da decenni

L’allarme vaccinazioni in Italia (C’entra una vecchia bufala medica)

L’allarme vaccinazioni in Italia (C’entra una vecchia bufala medica)
08 Ottobre 2015 ore 09:00

Il numero di genitori italiani che decidono di non vaccinare i propri figli sta crescendo in modo preoccupante. Al congresso nazionale di Paidòss, l’Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza a Lecce, è stata presentata un’indagine secondo cui il 33 percento delle coppie con figli ritiene i vaccini più pericolosi delle malattie che prevengono, il 25,4 percento pensa l’opposto, mentre il 36,6 percento ritiene che la “pericolosità” del vaccino dipenda dalla sua tipologia. La paura, o meglio, la psicosi collettiva, che associa le vaccinazioni all’insorgere di disturbi come l’autismo è dilagata negli ultimi anni, come se si fosse dimenticato che è (anche) grazie ai vaccini se la mortalità infantile è diminuita e l’aspettativa di vita è aumentata. Sta di fatto che il timore infondato di molte persone ha portato il nostro Paese sulla soglia d’allarme: «La copertura vaccinale nel nostro Paese è al limite della soglia di sicurezza e diventa ormai improcrastinabile l’approvazione del nuovo Piano Nazionale per la Prevenzione Vaccinale proposto da Ministero della Salute, Consiglio Superiore di Sanità, Istituto Superiore di Sanità ed Agenzia Italiana del Farmaco al Tavolo di coordinamento per la prevenzione delle Regioni italiane», ha annunciato Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.

 

 

I dati parlano chiaro. I dati raccolti dall’Iss delineano un quadro che fa presagire il ritorno di malattie ritenute ormai debellate, o quanto meno limitate a pochi, isolati casi. Le vaccinazioni contro la poliomielite, il tetano, la difterite e l’epatite B coprono il 95 percento dei bambini, mentre le immunizzazioni contro il morbillo, la parotite e la rosolia, vaccinazioni che, ricordiamo, non sono obbligatorie ma raccomandate, coprono l’86 percento della popolazione più giovane. I vaccini, dunque, sono calati del 5-4 percento nel giro di un solo anno, dal 2013 al 2014. Secondo il ministero della Salute, inoltre, le regioni che meno vaccinano sono le Marche, l’Abruzzo e la Valle d’Aosta. Nel complesso, il quadro relativo alla profilassi igienico-sanitaria in Italia non lascia presagire nulla di buono. La situazione del nostro Paese ha attirato l’attenzione anche dell’Organizzazione mondiale della sanità, che l’ha definita «peggiore [di quella] dei paesi dell’Est».

Le conseguenze. Meno persone vengono vaccinate, più alto diventa il rischio che si ripresentino le malattie per cui si dovrebbe essere immunizzati. Come ha ribadito il presidente Ricciardi: «Se non si ha più la cosiddetta “immunità di gregge” aumenta il rischio che bambini non vaccinati si ammalino, che si verifichino epidemie importanti, che malattie per anni cancellate non siano riconosciute e trattate in tempo». Purtroppo sta già accadendo: il ritorno delle patologie che erano state tenute sotto controllo dai vaccini è una realtà. In Spagna si sono registrati casi di difterite e l’anno scorso, a Roma, una bambina si è ammalata di morbillo ed è morta in seguito a una complicazione. Gli ospedali italiani hanno rilevato un aumento dei neonati deceduti per avere contratto la pertosse, malattia da cui si possono mettere in salvo i più piccoli con una semplice vaccinazione.

 

 

Un numero verde per i più dubbiosi. L’appello lanciato dall’Istituto Superiore di Sanità riguarda dunque un’emergenza seria, che è già in atto. Il grido d’allarme è stato prontamente raccolto e diffuso anche dall’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) e dai pediatri. I vaccini salvano cinque vite al minuto, sarebbe folle rifiutarsi di assumerli solo in base a un timore senza fondamenti, sostiene l’Agenzia. Il presidente Aifa, Sergio Pecorelli, aggiunge: «C’è purtroppo poca consapevolezza del rischio anche grave connesso alla mancata vaccinazione. Ricordiamo che i vaccini hanno salvato circa due milioni e mezzo di vite l’anno, cinque al minuto e che, ancora oggi, una malattia come il morbillo può risultare mortale». Per contrastare il fenomeno e per convincere i dubbiosi che i vaccini non sono pericolosi, anzi, possono salvare molte vite, ha aperto ieri, 6 ottobre, un call center nazionale, “Vaccini e Vaccinazioni”. Lo promuove il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) del ministero della Salute e dall’Università degli Studi di Foggia. I genitori titubanti possono contattare il  numero verde 800 56 18 56 il lunedì, dalle 10 alle 18. Ovviamente, i medici di base svolgeranno un ruolo capitale nell’informare i loro pazienti che vaccinarsi è spesso vitale. Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale, ha asserito: «Noi medici di famiglia siamo tutti i giorni in prima linea nell’incentivare le immunizzazioni tra tutta la popolazione».

 

 

Non solo in Italia. Il caso statunitense. L’insensato timore nei confronti dei vaccini sta producendo nefaste conseguenze anche negli Stati Uniti, dove si sta affrontando il risorgere del morbillo, una malattia debellata nel 2000 e che, per trent’anni, era stata tenuta sotto controllo dal vaccino. Fino all’invenzione di una profilassi apposita per la patologia, infatti, ogni anno si contavano almeno tre milioni di contagi e cinquecento morti. Il morbillo ha ripreso piede negli USA all’inizio del 2015, quando si è verificata una vera e propria epidemia nel parco divertimenti di Disneyland. È probabile che un visitatore proveniente dal Sud Est asiatico abbia portato con sé il virus. La mancata copertura vaccinale ha fatto il resto. Tuttavia, già nel 2014 si erano riscontrati 644 casi di malati di morbillo, sempre a causa del rifiuto di sottoporre a vaccinazione i bambini. Ma da dove è nata questa paura nei confronti di una pratica sanitaria che era divenuta quasi un’attività di routine? Risale al 1998 e nonostante si sia dimostrata, già allora, completamente infondata, sembra avere attecchito nel cuore delle persone.

 

 

All’origine della psicosi. Alla fine del XX secolo, in Gran Bretagna, il medico Andrew Wakefield aveva condotto una ricerca su dodici bambini affetti da patologie e disturbi del comportamento, come l’autismo, alla ricerca di una correlazione tra il loro stato di salute e i vaccini a cui erano stati sottoposti. Le sue indagini non sortirono nessun risultato scientificamente probante, anche perché mancarono dei confronti (dovuti) con bambini affetti da autismo e non vaccinati e con bambini sani e vaccinati. Lo studio di Wakefield venne pubblicato sulla prestigiosa rivista medica Lancet, ma poco tempo dopo i suoi collaboratori chiesero che la loro firma venisse tolta dall’articolo. In sostanza, hanno voluto disconoscere ciò che si asseriva nello studio. Lo stesso Wakefield ammise poi di avere fatto un buco nell’acqua. Ma c’è dell’altro: ciò che dovrebbe destare il maggiore sconcerto riguarda il coinvolgimento del medico in una causa legale condotta dai genitori di un bimbo autistico contro la casa farmaceutica che aveva prodotto un vaccino “incriminato”. Prove inconfutabili dimostrarono che Wakefield aveva ricevuto 500mila sterline dall’avvocato della famiglia affinché conducesse una ricerca volta a dimostrare la correlazione tra vaccinazione e autismo. Il medico era già stato radiato dall’Ordine, ma quello che fu portato alla luce in campo giudiziario servì per dimostrare una volta e per tutte la sua mala fede. In conclusione, se si considerano tutti gli elementi in gioco, e cioè la psicosi nata da una ricerca scientifica senza alcun valore e le conseguenze nefaste di una mancata copertura vaccinale, nel mondo e in Italia, appare evidente che ostinarsi a considerare i vaccini come un’arma pericolosa per la salute dei nostri figli va al di là di ogni logica accettabile.

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