Più di 50 arresti

Il campo d’addestramento dell’Isis che reclutava bambini in Turchia

Il campo d’addestramento dell’Isis che reclutava bambini in Turchia
22 Ottobre 2015 ore 11:20

Bambini uzbeki e tagiki addestrati per diventare jihadisti in alcuni seminterrati di Istanbul. È l’ultima declinazione della violenza dei fedelissimi del Califfo al Baghdadi, riportata dal quotidiano turco Hurriyet, che riferisce dell’arresto di una cinquantina di persone con legami sospetti con l’Isis. Di questi la metà sono minorenni, destinati a diventare presto miliziani da inviare in Siria e Iraq.

La scoperta dell’antiterrorismo turco. Gli appartamenti, che avevano la funzione di campi di addestramento e indottrinamento per militanti dell’Isis, sono stati scoperti dalle unità antiterrorismo turche. 18 case in tutto, situate nei distretti di Pendik e Basaksehir, il primo nella parte asiatica della città e l’altro in quella europea. Dalle perquisizioni sono state rinvenute mappe di campi di battaglia e documenti contenenti contatti con lo Stato Islamico. Sono state arrestate 53 persone, di nazionalità tagika e uzbeka, che con tutta probabilità sarebbero appartenenti a vari movimenti che appoggiano l’ideologia dello Stato Islamico.

 

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Il “Movimento islamico dell’Uzbekistan”. A comporre le fila di questi mentori del terrore ci sarebbero affiliati al “Movimento islamico dell’Uzbekistan”, una fazione legata ad al Qaeda con base vicino al confine afghano, che la scorsa estate ha annunciato la sua fedeltà all’Isis. Secondo fonti dell’intelligence uzbeka più di 5mila militanti uzbeki «regolarmente retribuiti» combattono in Siria a fianco degli uomini del Califfato nero. Negli appartamenti di Istanbul, secondo le fonti dell’antiterrorismo citate dal Hurriyet, gli uzbeki avrebbero tenuto lezioni a bambini sulle basi militari dell’Isis e su come si vive in uno stato islamico.

 

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I campi di addestramento in Siria. Quanto scoperto della polizia turca, purtroppo, non è una novità. Già da tempo molti attivisti politici siriani avevano denunciato la presenza di campi di addestramento per minorenni. Ma si pensava fossero tutti localizzati in Siria, dove l’Ondus (l’Osservatorio siriano sui diritti umani in Siria), aveva dichiarato che l’Isis addestra almeno 1100 bambini sotto i 16 anni, molti dei quali sono già morti in combattimento e in attacchi suicidi. Alcune testimonianza di bambini che erano riusciti a fuggire da questi campi, avevano raccontato che l’addestramento arrivava a durare anche 10 ore al giorno, durante le quali veniva loro insegnato lo studio coranico e l’uso delle armi. Spesso venivano date delle bambole su cui imparare a tagliare le testa.

La novità turca. Ma che simili campi fossero anche in Turchia è una novità. Da quanto è emerso dai blitz dell’antiterrorismo turco, nei seminterrati di Istanbul sarebbero state date solo le basi teoriche per imparare la vita del jihadista perfetto, senza costringere le future reclute a imparare a combattere o a compiere violenze. Questa scoperta, però, conferma che la Turchia rimane la terra preferita per quanti decidono di unirsi al Califfato: il confine con la Siria rimane un punto strategico di passaggio per i foreign fighters in continuo aumento.

 

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L’ambiguità di Ankara. Ancora una volta emerge il doppio gioco di Ankara e del suo governo, che se da un lato fornisce il suo appoggio alla Nato per combattere l’Isis, dall’altra sembra chiudere un occhio nei confronti di quanti nel Paese alimentano l’ideologia estremista islamica. Fece scalpore, mesi fa, il video pubblicato dal Daily Mail in cui si vedono combattenti dell’Isis che si scambiano saluti coi soldati turchi al confine.

Il “giallo” sulla dichiarazione del capo intelligence turca. Nei giorni scorsi si era diffusa la notizia che il braccio destro di Erdogan nonchè capo dei servizi segreti, Hakan Fidan, avrebbe rilasciato un’intervista all’agenzia Anadolu in cui diceva: «È necessario che Daesh possa aprire un consolato ad Istanbul, per poter rispondere ai tanti jihadisti che entrano in Turchia per prendere parte alla rivoluzione in Siria. L’Emirato islamico è una realtà, e non possiamo eradicare una istituzione ben organizzata e popolare come questa. Di conseguenza, chiedo con decisione ai miei colleghi occidentali di rivedere il loro atteggiamento verso le correnti politiche islamiche, mettere da parte la loro cinica mentalità, e contrastare i piani di Vladimir Putin di schiacciare i rivoluzionari siriani». Pare, però, che l’intervista non sia mai davvero esistita e che le dichiarazioni di Fidan, noto per la sua parsimonia nel parlare coi media, siano state inventate. Sul sito dell’agenzia, infatti, si legge: «Si precisa che le recenti storie apparse su alcuni media stranieri, che sostengono che l’Agenzia Anadolu abbia intervistato il sottosegretario dell’Organizzazione nazionale dell’Intelligence turca (il MIT), sono totalmente false».

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