In via San Fermo

Il caso della moschea fai da te Intrigo nella comunità islamica

Il caso della moschea fai da te Intrigo nella comunità islamica
30 Dicembre 2015 ore 11:18

Il botto di fine anno scoppia in via Santi Maurizio e Fermo, in zona cimitero. Nei giorni scorsi la Guardia di finanza e la Digos, in gran segreto, hanno sequestrato l’ex concessionaria Fiat. A dare la notizia, nella serata di martedì, è il segretario leghista Daniele Belotti, che si affretta anche a spiegare il motivo dei sigilli: qualcuno, pare, voleva farne una moschea abusiva. In men che non si dica sul fronte politico cittadino si scatenano i fuochi artificiali.

La Lega: Gori inginocchiato verso La Mecca

«La Lega sta controllando questo cantiere fin dalle prime impalcature montate un paio di mesi fa – attacca il segretario provinciale – e immediatamente ha segnalato l’anomalia dei lavori visto che non è ancora stato concesso alcun cambio di destinazione d’uso dell’area». I padani annunciano quindi un’interrogazione al sindaco “per capire i motivi di questo sequestro”, minacciando altresì che terranno gli occhi aperti “affinché Gori non si inginocchi nuovamente verso La Mecca concedendo scorciatoie o preferenze verso gli islamici”. Quindi Belotti alza la voce: «La Lega non abbassa la guardia perché un luogo di culto di una religione che discrimina le donne e per la quale vengono sgozzati e massacrati gli “infedeli” cristiani non è assolutamente compatibile con la nostra cultura».

Ma da Palazzo Frizzoni arriva una risposta dura, che coglie in contropiede il Carroccio. Non solo, fa sapere l’assessore Giacomo Angeloni, il Comune non si inginocchia, ma è stato il primo ad accorgersi che in via San Maurizio e Fermo qualcosa non andava. E ad avvisare chi di dovere. «Il Comune di Bergamo è a conoscenza della situazione dal febbraio 2015 – rivendica Angeloni – La guardia della Lega non sembra certo così alta: Belotti e i suoi sono solamente in ritardo. La prima segnalazione alla Digos è nostra e risale a 10 mesi or sono».

Belotti sostiene che l’immobile sarebbe stato acquistato dalla comunità islamica di via Cenisio, ma l’assessore spiega che non è andata esattamente così: «Belotti non conosce i fatti: la comunità islamica di via Cenisio non ha comprato l’area, ma pare sia stata truffata al suo interno».

Ma come stanno le cose in realtà? La vicenda è oscura ed è oggetto di indagine da parte delle forze dell’ordine. Per tentare di ricostruirla occorre fare un salto all’indietro: per l’appunto a dieci mesi fa, come spiegato da Angeloni.

 

Termina oggi la festività islamica del Ramadan, fedeli in preghiera alla Moschea di Roma

 

L’intelligence di Palazzo Frizzoni

Il 2015 si apre con la strage di Charlie Hebdo e anche a Bergamo si alzano le antenne per cogliere possibili derive integraliste. Palazzo Frizzoni attiva la sua “intelligence” e intercetta quasi subito un segnale d’allarme: il presidente del Centro Culturale islamico di via Cenisio, il medico Imad El Joulani, sta tentando di comprare l’ex concessionaria. Il timore è che la voglia trasformare in una moschea mascherata da ennesimo centro culturale, un po’ come accaduto in via Quarenghi. A questo punto il Comune muove le sue leve diplomatiche, riuscendo persino a congelare momentaneamente l’affare. Dopo una decina di giorni, però, l’atto notarile viene comunque sottoscritto. È in quel momento che la comunità islamica cade dalle nuvole. E scopre che sarebbe stata oggetto di un raggiro. Il presidente viene allontanato e denunciato per truffa (ma la pm Pugliese indaga per appropriazione indebita) e viene sostituito dal suo vice Mohamed Saleh.

Secondo la ricostruzione che emerge dalla denuncia presentata da Saleh, per conto del Centro culturale islamico di via Cenisio e dell’Unione delle comunità islamiche d’Italia, due anni fa il dottor El Joulani, a nome dell’associazione di via Cenisio aveva chiesto un finanziamento di 5 milioni alla Qatar Charity Foundation, mostrando agli ispettori della fondazione un palazzo di via Baioni da destinare a moschea. La fondazione aveva accolto la richiesta e in diverse tranche sono stati versati i soldi, che però non sarebbero arrivati sui conti dell’associazione di via Cenisio ma su quelli di un’altra società, chiamata “Comunità islamica” legata a un’associazione fondata nel frattempo da El Joulani. I musulmani di via Cenisio, insomma, sarebbero le prime vittime di un progetto che tuttavia è stato stroncato sul nascere: mai nessuno, infatti, è entrato a pregare nell’edificio. La stessa Lega ha spiegato che c’erano “lavori in corso”.

L’intrigo è emerso a febbraio quando Palazzo Frizzoni ha ricevuto una soffiata sullo strano acquisto dell’area di via San Fermo (di via Baioni non si era saputo più nulla) e in contemporanea l’Unione delle comunità islamiche italiane ha chiesto conto al Centro di via Cenisio dei soldi ricevuti dal Qatar. Scoperto il raggiro, pare che i fedeli di via Cenisio abbiano cercato una mediazione con l’ex presidente, ma la trattativa è fallita. È così partita la denuncia. L’inchiesta, coordinata dal pm Carmen Pugliese, oltre ai sigilli al cantiere ha fatto scattare il sequestro di un conto corrente del medico, che tuttavia nega che i soldi siano finiti sul suo conto.

Resta però da capire perché una personalità islamica influente inseguisse l’apparente disegno di mettere su una moschea fai da te con i soldi del Qatar, Paese fortemente sospettato di finanziare gli estremisti. Mentre la Finanza indaga sul raggiro, la Digos sta tentando di andare a fondo proprio su questo aspetto, il più delicato. Trarre conclusioni è prematuro, ma Angeloni fa notare che «il blocco della pianificazione sui luoghi di culto rischia di favorire fughe in avanti di pezzi delle comunità religiose». Qualcuno, insomma, potrebbe tentare di forzare la mano, per fini che appaiono poco chiari e che di questi tempi, inutile sottolinearlo, preoccupano parecchio. Ma la giunta garantisce fermezza. «Il Comune di Bergamo – assicura Angeloni – continua il dialogo con le comunità senza dare spazio a chi opera al di fuori del dialogo e della correttezza».

La Lega, tuttavia, non si fida. «Resta il fatto – dicono i consiglieri Alberto Ribolla e Luisa Pecce – che dietro alle belle parole di circostanza pronunciate spesso dai portavoce della comunità islamica, la loro affidabilità è molto scarsa, così come la loro credibilità. La Legge regionale vieta la realizzazione di luoghi di culto al di fuori delle aree previste dal pgt e sul rispetto di questa norma la Lega è pronta alle barricate nel caso qualcuno, leggi Gori & compagni, volesse aggirarla».

La questione, insomma, scotta parecchio. E minaccia di rivelarsi la prima patata bollente del 2016.

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