Cronaca
Scappato da un carcere di massima sicurezza

Il cunicolo lungo un chilometro e altre fughe leggendarie del Chapo

Il cunicolo lungo un chilometro e altre fughe leggendarie del Chapo
Cronaca 13 Luglio 2015 ore 14:23

Joaquim “El Chapo” Guzman, il trafficante più famoso del Sud America e storico leader del cartello messicano di Sinaloa, è evaso dal carcere di massima sicurezza di Altipiano. Una vera e propria fuga in stile “fuga da Alcatraz”, per uscire dalla strattura in cui era rinchiuso dal 2014, sfruttando una proficua rete di complici. Gli hanno scavato un tunnel di circa un chilometro e mezzo sotto la sua cella.

 

 

Il tunnel. La galleria scavata dagli uomini del Chapo durante il suo anno e mezzo di prigionia rispondeva a tutti i crismi dei passaggi scavati dai narcotrafficanti al confine tra Messico e Stati Uniti, attrverso i quali passano armi, droga e persone. Tali tunnel sono una specialità dei “muratori e scavatori” del cartello dei Sinaloa. Per accedere al passaggio che ha portato all’evasione del Chapo, era stato creato un buco rettangolare di 50 centimetri di larghezza, attraverso cui Guzman si è infilato grazie alla sua corporatura minuta. Il passaggio, di cui nessuno si era mai accorto prima, sbucava proprio vicino alla doccia della cella numero 20, quella dove era rinchiuso. Da questo buco si accedeva prima a un tunnel verticale di 10 metri, con tanto di scaletta per la discesa, e poi a un altro, alto un metro e settanta e largo 70-80 cm, ventilato e illuminato grazie a un sistema di tubi in PVC. La misura giusta per el Chapo, che è alto un metro e 67 centimetri.

La fuga. Stando a quanto emerge dalle telecamere di sicurezza, l’11 luglio, alla sera, Guzman ha preso le sue medicine. Poi è andato a farsi la doccia nella zona apposita della sua cella. Poi, però, più niente: el Chapo è svanito nel nulla. Di lui si è rilevata la presenza nel carcere per l’ultima volta alle 20.52. I secondini si sono accorti che era fuggito dopo che alcuni funzionari della prigione di Altiplano, vicino a Città del Messico, hanno segnalato l’anomalia. Hanno controllato la cella e l’hanno trovata vuota.

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L’altra fuga da film. Per quanto spettacolare e inaspettata, visto l’alto livello di sicurezza del carcere di Alpilano, Guzman è noto alle cronaca carcerarie per un’altra epica evasione. Nel 2001 era fuggito da un altro penitenziario di massima sicurezza messicano, quello di Puente Grande, dopo aver corrotto alcuni secondini, e dopo essersi nascosto in un cesto della biancheria. All’epoca El Chapo era in prigione dal 1993, condannato per l’omicidio del cardinale Posadas Ocampo. Quell’evasione ha rappresentato simbolicamente l’inizio della sua fulminante ascesa nel mondo del narcotraffico.

Chi è Joaquim Guzman. El Chapo, sulla cui età ci sono pareri discordi – chi dice sia del 1957, chi del 1954 – è già entrato nella leggenda. Il suo soprannome significa “il tarchiato”, per via della sua bassa statura. In Messico è una figura mitica, a cui sono dedicate numerose canzoni popolari, per aver sfatato il mito che il boss della droga è destinato a una vita intensa e sopra le righe e a una morte giovane e violenta. Ha avuto almeno nove figli da tre donne. È uno dei boss più ricercati al mondo, sulla sua testa pende una taglia di 5 milioni di dollari e gli Stati Uniti lo hanno dichiarato il nemico pubblico numero uno, una nomea che nessun criminale si era mai meritato dai tempi di Al Capone. Nel 2009 è stato inserito nella lista degli uomini più ricchi del mondo dalla rivista Forbes, che stimava il suo patrimonio in circa un miliardo di dollari. Sempre secondo Forbes Guzman è al 41esimo posto nella lista deli uomini più potenti del mondo. Pare che per potere abbia superato persino Pablo Escobar.

 

 

L’esordio nel mondo del crimine. El Chapo iniziò le sue attività criminali negli anni Ottanta con il cartello di Guadalajara diretto dal mitico Miguel Ángel Felix Gallardo. Nel 1989, Gallardo venne arrestato e l’organizzazione si divise in due frazioni. “El Chapo” e “El Güero” Palma fondarono il gruppo “Alleanza di Sangue”, più conosciuto come il cartello di Sinaloa, nella provincia di Cualiacán, mentre i fratelli Arellano sono andati a Baja California per creare il cartello di Tijuana. I due gruppi hanno una rivalità mortale. Nel 1993 i Tijuana tesero a Guzman un agguato mortale, ma lui riuscì a evitarlo. Quando nel 1993 venne arrestato, in risposta a quanti gli chiedevano come si mantenesse disse: «Faccio il contadino». In effetti, a lui facevano capo ettari e ettari di coltivazioni di papaveri e marijuana, che costituivano la base su cui poggia l'impero della droga che l'ha reso uno degli uomini più ricchi e ricercati del mondo.

 

 

L’ultimo arresto. L’ultima volta che venne arrestato era il 2014, e la sua cattura era stata salutata dal governo messicano come un grande successo contro il narcotraffico locale, al punto che il presidente Pens Nieto disse: «Sarebbe imperdonabile se il Chapo riuscisse a scappare di nuovo». Al momento della cattura i militari avevano trovato nel suo rifugio una galleria: l’ingresso era sotto la vasca da bagno. Di lì a pochi mesi tre suoi uomini fidati, sparirono dalla prigione di Culiacan sempre grazie a un tunnel realizzato dopo 4 mesi di picconate.

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