E le Bmw?

Le cifre del Dieselgate in Italia Ecco i 20 modelli d’auto coinvolti

Le cifre del Dieselgate in Italia Ecco i 20 modelli d’auto coinvolti
30 Settembre 2015 ore 08:00

Da lunedì scorso, il giorno dell’esplosione dello scandalo Volkswagen, le notizie che si susseguono sono il risultato di voci di corridoio e supposizioni non ancora confermate. Il colosso automobilistico tedesco non si è mai sbilanciato, ha imposto il silenzio ai dipendenti di ogni livello, ed ha emesso dichiarazioni di collaborazionismo neutre e pacate. Nel centro direzionale di Wolfsburg si è lavorato notte e giorno per trovare una strategia efficace alla gestione del momento delicato, e si è deciso di non fornire alla stampa informazioni precise che avrebbero potuto alimentare la bufera che infuriava tutt’intorno. Ora, anche se non si può ancora dire che le acque si siano calmate, stanno per essere resi pubblici dal Ministero dei Trasporti tedesco alcuni dati fondamentali per comprendere l’entità dell’imbroglio. Tra questi, i modelli delle auto con motore diesel che hanno alterato la quantità delle emissioni: per questo genere di modelli, negli Stati Uniti hanno scelto di far rientrare i mezzi dal concessionario per la modifica del software. Volkswagen è proprietaria, oltre che del marchio che porta il suo nome, anche di altri marchi molto noti e popolari, come Audi, Seat, Skoda, Bentley, Bugatti e Lamborghini per le auto, Ducati per le moto, Scania e MAN per i veicoli commerciali. I mezzi potenzialmente coinvolti sono milioni, 11 per la precisione ha dichiarato Volkswagen, ma non è detto che il numero non possa cambiare. Seguendo le voci circolate in questi giorni, nel nostro Paese, questi dovrebbero essere i modelli truccati.

 

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Volkswagen. Il marchio ammiraglio è senza dubbio il più coinvolto nello scandalo. I modelli sotto accusa, e di cui è stata precauzionalmente sospesa la vendita, sono Maggiolino, Sharan, Touran, Golf, Passat e Tiguan. Tutti con motore Tdi 2.0 Euro 5, quindi le vetture a motore Euro 6 sono escluse. Sono nomi nuovi, differenti da quelli del mercato americano, dove ormai le vetture sono state identificate con precisione e i proprietari han ricevuto le indicazioni necessarie alla nuova impostazione della centralina incriminata. Non è ancora possibile sbilanciarsi sull’anno di produzione, in ogni caso si parla di auto immatricolate prima del 1 settembre 2015.

 

Germany Volkswagen Audi

 

Audi. Il gruppo Audi, leader mondiale nella produzione di automobili di lusso, ha ammesso di avere venduto 2.1 milioni di auto truccate in giro per il mondo, mezzo milione delle quali nella sola Europa. Il numero fa parte degli 11 milioni di vetture già calcolato da Volkswagen, ed è stato reso ufficiale dal portavoce del gruppo automobilistico di Ingolstadt. Nel nostro Paese i modelli incriminati sono A1, A3, A4, A5, A6, TT, Q3 e Q5. Quasi tutti dunque.

 

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Seat. Anche il gruppo di origine iberica fa parte del “dieselgate”. Léon, Altea e Alhambra sono le auto sotto osservazione, ma nessun comunicato ha ancora certificato l’ampiezza del coinvolgimento. La partecipazione di Seat è inoltre al centro di una faccenda controversa. Di recente infatti il marchio spagnolo ha vinto l’appalto per una fornitura di auto alla polizia italiana, scalzando proprio il produttore italiano FCA, che proponeva l’Alfa Giulietta nell’accordo. Paradossalmente ora sono in circolazione alcune vetture della Polizia “fuorilegge”, e anche se la consegna non è ancora terminata si potrebbero ridiscutere i termini del contratto.

 

Gran Turismo 5

 

Altri marchi. Tra gli altri marchi solo la Skoda risulta avere modelli con la centralina alterata. Si tratterebbe di Skoda Yeti, Octavia e Superb. Il terremoto dello scandalo non si è però fermato solamente al gruppo Volkswagen, i nomi di altri costruttori sono emersi in questo periodo. Rimanendo in Germania, il nome più eclatante a colpire le prime pagine dei giornali è stato BMW, ammiraglia dell’ingegneria teutonica. Dalla BMW sono arrivate pronte le smentite, attraverso il portavoce che ha escluso categoricamente ogni manomissione, e la testata giornalistica Bild, prima accusatrice, ha rettificato le accuse. Resta tuttavia il dubbio che lo scandalo si possa allargare, ma solo i test delle prossime settimane forniranno risultati certi.

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