A proposito di una frase del Papa

Il divorzio cattolico non esiste (come dire che il ferro è il ferro)

Il divorzio cattolico non esiste (come dire che il ferro è il ferro)
06 Ottobre 2015 ore 16:36

Tornando dagli Stati Uniti, nel corso della conferenza stampa sull’aereo, il papa ha fatto un’affermazione che forse vale la pena di tener presente nel corso di queste tre settimane di lavori sinodali: ha detto che «Il divorzio cattolico non esiste». E ha ribadito: «la nullità viene riconosciuta se il matrimonio non c’è stato. Ma se c’è stato, è indissolubile». Attenzione: il papa non ha detto che “non deve esistere”, o che “non è accettabile”: ha detto “non esiste”.

Lo stile di papa Francesco non è quello delle dissertazioni teologiche. Tantomeno quello di un procedimento matematico. Però quando si dice che una cosa “non esiste” si tocca necessariamente qualcosa di fondamentale, che attiene alla natura stessa del mondo, come quando si dice che “non esiste” un elemento intermedio fra il Ferro e il Cobalto, rispettivamente 26 e 27 nella Tavola Periodica degli Elementi. Come quando si dice che “non esiste” un triangolo con quattro lati o una stella che sia anche un pianeta.
E dunque perché “non esiste” il divorzio cattolico? Perché il matrimonio cattolico, il matrimonio in quanto sacramento, è della stessa natura di un elemento fisico-chimico, di una figura geometrica o di un movimento astronomico.

4 foto Sfoglia la gallery

Il papa, intervenendo in apertura dei lavori, lo ha voluto dichiarare nel suo stile linguisticamente semplice ma concettualmente raffinatissimo. Ha detto: «Vorrei ricordare che il Sinodo non è un convegno o un “parlatorio”, non è un parlamento o un senato, dove ci si mette d’accordo». Vuol dire: fratelli carissimi, ricordiamoci che non avremo a che fare con elementi della realtà che possiamo trattare a piacere e definire in modo arbitrario. E ha proseguito: «Il Sinodo, invece, è un’espressione ecclesiale, cioè è la Chiesa che cammina insieme per leggere la realtà con gli occhi della fede e con il cuore di Dio». “Gli occhi della fede” e “il cuore di Dio” sono la strumentazione – microscopi, telescopi, acceleratori sui generis – che permettono alla Chiesa di “leggere la realtà”, ossia di riconoscere, innanzitutto, se un certo dato – in questo caso il matrimonio cattolico – esiste o non esiste, e poi, ma solo poi, come vada trattato.

Pertanto, ha proseguito Francesco, si vedrà da quello che diremo se siamo stati in grado di mantenere la strumentazione efficiente, se l’abbiamo usata a proposito, se avremo saputo ragionare in modo corretto rispetto ai dati che avremo ricavato nel corso del lavoro. In altre parole: da come tratteremo le questioni si vedrà se siamo rimasti o meno coerenti con ciò in cui dichiariamo di credere. In altre parole ancora: cari fratelli, abbiamo deciso di parlare della famiglia, non perché ci interessi prioritariamente la famiglia: parliamo di famiglia – in questo caso – anche per verificare noi stessi e la nostra fede, perché se la nostra fede – la nostra strumentazione – non dovesse funzionare, ci troveremmo nella situazione di chi volesse pronunciarsi su un composto chimico usando non solo reagenti scaduti e microscopi non tarati, ma anche un campione sbagliato – cloruro di sodio al posto di cianuro di potassio.
Altro è osservare un antico microscopio collocato nella vetrina di un museo della scienza, altro è utilizzarlo in laboratorio. Le due operazioni sono radicalmente diverse. Nel linguaggio di Francesco: «è la Chiesa che si interroga sulla sua fedeltà al deposito della fede, che per essa non rappresenta un museo da guardare e nemmeno solo da salvaguardare, ma è una fonte viva alla quale la Chiesa si disseta per dissetare e illuminare il deposito della vita».

4 foto Sfoglia la gallery

E dunque cosa dicono la strumentazione della fede e il cuore di Dio a proposito di quella cosa – di quel pianeta, di quell’elemento nobile – che si chiama “sacramento del matrimonio”? Dicono così: che il matrimonio di cui si sta parlando viene riconosciuto dall’uomo (Adamo) come fusione irreversibile della propria carne e delle proprie ossa con la carne e le ossa della sposa. Con formula definitiva: i due costituiscono una carne sola. Concetto ripreso da Gesù di Nazareth con precisione indubitabile: «Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi». “Quel che Dio ha congiunto”, significa: quel che Dio ha pensato da sempre come un’unità, e che l’uomo (l’Adamo che è in noi) riconosce ad un certo punto della sia vita come vero per sé e per la sua sposa. Nel suo nucleo essenziale, il matrimonio cattolico consiste nel dare pubblica testimonianza dell’avvenuto, libero e personale riconoscimento del fatto che il nostro io carnale è un altro rispetto a quel che avevamo pensato fino a quel momento.

Se questo è il matrimonio cattolico – il riconoscimento di una unità carnale esistente dal principio del mondo (nel cuore di Dio) – “non esiste” il divorzio cattolico perché sarebbe come dire che quell’unità non è un’unità, che quell’io è un altro io. Che Dio si è sbagliato nel pensarci. Come dire che il ferro o il nichel non sono ferro e nichel ma un composto di qualcos’altro, il che è impossibile. Come dire che Saturno non fa parte integrante del sistema solare ma ne è solo un ospite temporaneo, una specie di cometa che oggi c’è e domani no.

Certo, pensare così – e fino in fondo – l’unità tra un maschio e una femmina comporta ripensare con gli occhi della fede e col cuore di Dio l’intera struttura dell’ “Uomo” in quanto “uomo-donna” (ish-isha’h; Vir-Virago). Comporta ripensare in maniera del tutto originale – non solo biologica – il sesso e la generazione umani. Ed è infatti a questo che – ci pare – il papa sta pensando in maniera felpata e sinodale, passo dopo passo. Paternamente, dolcemente, senza fretta di dire le cose nel modo – solitario e impreciso – con cui si è cercato di dirle qui.

Video più visti
Foto più viste
Top news regionali