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Il grande furto di opere d’arte al museo di Castelvecchio (Verona)

Il grande furto di opere d’arte al museo di Castelvecchio (Verona)
21 Novembre 2015 ore 13:54

Più che di un furto si è trattato di un autentico svaligiamento: 17 opere portate via con un lavoro accurato di un’ora e mezza ad allarme staccato dal museo di Castelvecchio a Verona. La memoria risale al furto avvenuto a Urbino quando i ladri se ne andarono con un Raffaello e due Piero della Francesca sotto il braccio (poi ritrovati). Qui i nomi sono meno altisonanti, ma i numeri ben più drammatici.

Castelvecchio è uno dei più bei musei italiani, non tanto per le sue raccolte ma per il contenitore: l’antico castello scaligero sul quale negli anni 60 intervenne Carlo Scarpa, realizzando quello che forse è il più bell’allestimento museale che si conosca. Al piano terra Scarpa aveva sistemato le sculture, piazzandole su piattaforme che le rendevano leggere, sino alla soluzione celebre della statua equestre di Cangrande della Scala, sistemata sospesa all’esterno, protetta solo da una tettoia. Al primo piano invece c’è la pinacoteca. Ed è qui che i ladri hanno fatto razzia. Andando a colpo sicuro su opere che qualche mandante aveva loro indicato. Non sono opere che possono andare sul mercato perché verrebbero immediatamente intercettate. Sono opere per le quali è possibile che venga chiesto un riscatto. O, ipotesi peggiore, che finiscano in qualche collezione di un oscuro miliardario, forse all’Est.

 

Pisanello_020

 

Non tutte le opere sottratte sono dello stesso valore. Probabilmente la più preziosa è la piccola tavola di Pisanello, un artista raro, che a Verona, la sua città natale, ha lasciato forse il suo capolavoro nella chiesa di Sant’Anastasia. Il catalogo delle opere di questo artista vissuto nel cuore del 1400 è fatto di qualche ciclo affrescato e di una decina di opere dipinte. Si capisce quindi l’importanza della tavola veronese, che è forse il suo primo lavoro noto, databile al 1420. Trattandosi di tavola è anche particolarmente delicata perché più sensibile ale variazioni di umidità e con una pellicola pittorica più fragile. Il Pisanello rappresenta un soggetto suggestivo: la Madonna della Quaglia. Infatti ai piedi di Maria, che è rappresentata nel cuore di uno stupendo giardino secondo un gusto gotico, si vede una grande quaglia, che sarebbe simbolo dell’immortalità. Ma qui poco conta la simbologia, conta la bellezza del dettaglio, la sua naturalezza, la capacità di rappresentare in modo così elegante la natura.

Se Pisanello è il pezzo da novanta finito nelle mani dei ladri, non da meno è poi il Mantegna. Nome di primissimo piano, anche lui artista raro e conteso da tutti i grandi musei del mondo in quanto viene ritenuto un caposaldo nella storia dell’arte. Questo di Verona non va annoverato tra i suoi capolavori, anche se la forza dell’immagine, con la Madonna e i santi tutti stipati nello spazio angusto della tela, evidenzia una mano magistrale. Tra le altre opere ci sono i Tintoretto, un Rubens, il Caroto (altro artista veronese). C’è anche un Bellini, non il più celebre Giovanni ma il padre Jacopo: un San Gerolamo importante e anche commovente perché si vede il padre che cerca di adeguarsi al linguaggio più nuovo e più geniale del figlio.

Si poteva evitare il furto? Certo si resta perplessi davanti al fatto che la centrale operativa delle forze dell’ordine non si sia accorta del mancato inserimento dell’allarme, che viene acceso tutte le le sere alle 20. La superficialità ha fatto il gioco dei ladri, che sino alle 21 hanno lavorato indisturbati per poi andarsene con il furgone della vigilanza…

Qui di seguito alcune delle opere rubate.

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