Un'altra strage firmata alShabaab

Il martirio degli studenti in Kenya

Il martirio degli studenti in Kenya
03 Aprile 2015 ore 10:34

Un campus universitario della città di Garissa, nel nord-est del Kenya, vicino al confine con la Somalia, è stato preso d’assalto nelle prime ore del mattino del 2 aprile da un commando di uomini armati appartenenti al gruppo alShabaab, che ha rivendicato l’attentato. Quello al Garissa College, questo il nome del campus, si profila come l’attentato più sanguinoso mai compiuto dagli Shabaab, il bilancio definitivo parla di 147 morti accertati, stando ai numeri diffusi dal governo kenyota. Più che un attentato si è trattato di una carneficina. Di terrorismo ha subito parlato anche il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, annunciando il supporto delle Nazioni Unite al Kenya «per prevenire e contrastare il terrorismo e l’estremismo nelle sue forme violente». Anche gli Stati Uniti si sono detti pronti ad aiutare il Paese per trovare una soluzione al problema degli Shabaab.

Mohamed Kuno, la mente. La polizia, che insieme alle forze di sicurezza e all’esercito, ha circondato l’edificio per impedire la fuga degli assalitori, ha identificato la mente dell’azione in Mohamed Kuno, ex professore di una madrassa (scuola coranica) di Garissa sul quale pende una taglia di oltre 200 mila euro in quanto figura tra i leader di alShabaab. Kuno, è latitante dal dicembre 2014, in seguito all’attentato di Mandera, quando 36 minatori cristiani furono uccisi a sangue freddo perché “non credenti”. Kuno è conosciuto anche con gli pseudonimi Mohamed Muhamed, Sheik Mahamad, Dulaydin o Gamadhere. Di lui si sa poco. Ha insegnato nella madrassa Najah di Garissa dal 1997 al 2000. Prima di insegnare ha lavorato per una fondazione che si occupava di aiutare i musulmani più poveri. Prima di aderire agli Shabaab, Kuno aveva aderito all’Unione delle Corti Islamiche in Somalia, organizzazione che per anni ha cercato di prendere il controllo di Mogadiscio. Nel 2006 venne sconfitta e sciolta dal Governo Federale di Transizione.

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L’irruzione nel campus. Dopo aver sparato e ammazzato le guardie all’ingresso, il commando che ha seminato la morte al Garissa College, ha fatto irruzione nel campus e ha cominciato a sparare all’impazzata. In seguito ha preso in ostaggio centinaia di studenti. L’azione si è conclusa alle 20.30 ora italiana. Quattro assalitori sono stati uccisi, mentre un altro è stato arrestato mentre cercava di fuggire. Secondo alcune fonti, il commando era composto da sei persone, con il volto coperto e con indosso giubbotti pieni di esplosivo; sempre secondo queste fonti gli assalitori sono entrati nel campus confondendosi tra la folla di musulmani che si radunavano per la preghiera del mattino. Altre fonti parlano di dieci assalitori.

Musulmani e cristiani separati gli uni dagli altri. Secondo quanto riportato da una giornalista della Bbc, che è riuscita a mettersi in contatto con alcuni esponenti di alShabaab, i componenti del commando hanno separato gli studenti cristiani da quelli musulmani, liberando questi ultimi. Molti degli studenti sono stati decapitati. Degli oltre 800 studenti che risiedono nel campus universitario, 550 mancano all’appello. Il portavoce degli Shabaab, Sheikh Ali Mohamud Rage, ha rivendicato l’attacco con una telefonata all’agenzia Afp nella quale ha confermato la pratica della divisione tra musulmani e non musulmani, giustificando il blitz con il fatto che «il Kenya è in guerra con la Somalia e dunque la nostra gente ha la missione di uccidere chiunque è contro gli Shabaab».

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Chi sono gli Shabaab. AlShabaab è una parola araba che significa “i giovani”, ed è il nome di un gruppo insurrezionale islamista attivo tra la Somalia e i Paesi confinanti, soprattutto Kenya e Uganda. Australia, Canada, Norvegia, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti lo hanno inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche. Da quando il gruppo è attivo ha condotto una lunga serie di sanguinosi attacchi. L’attentato più grave in Somalia è quello del 4 ottobre 2011 contro un complesso governativo di Mogadiscio, nel quale sono morte 82 persone. Nel luglio del 2010 due attentatori si sono fatti esplodere in due ristoranti di Kampala, in Uganda, durante la finale dei Mondiali di calcio, uccidendo 76 persone. Nel settembre del 2013 il gruppo ha messo sotto assedio il centro commerciale Westgate di Nairobi, in Kenya, causando 67 morti. Quanti siano i guerriglieri alShabaab non si sa con precisione, ma si stima siano tra i 5mila e i 9mila. Godono inoltre del sostegno obbligato delle popolazioni rurali somale, scarsamente tutelate dal potere centrale di Mogadiscio.

Dal 2009 gli Shabaab, che controllano quasi tutta la Somalia centrale e meridionale, sono alleati di alQaeda, che li ha ufficialmente integrati nella sua rete terroristica all’inizio del 2012. Dal 2011 hanno cominciato a compiere attacchi in Kenya, Paese che secondo loro ha avviato una campagna militare contro le basi del gruppo nel sud della Somalia. Ma la genesi di alShabaab comincia molti anni addietro, le prime tracce della loro presenza risalgono alla fine della guerra civile somala del 1991. Nel 2006 si afferma come ala radicale dell’Unione delle corti islamiche. Forti dell’esempio afghano, gli Shabaab si ispirano ai talebani e ne mutuano i metodi brutali e l’idea radicale di un islam rigoroso, oltre a promuovere il nazionalismo somalo. Negli anni successivi Al Shabaab ha attirato miliziani da tutta la Somalia e dai paesi vicini per combattere contro le truppe straniere presenti nel Paese.

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