Cronaca
«Prendiamo bene la mira prima di sparare».

I mea culpa di Obama sull'Isis e sul supercarcere di Guantanamo

I mea culpa di Obama sull'Isis e sul supercarcere di Guantanamo
Cronaca 19 Marzo 2015 ore 12:28

«L'Isis è un'emanazione diretta di Al Qaeda nell'Iraq, generata dalla nostra invasione. Si tratta di un esempio di conseguenza indesiderata, per questo dovremmo prendere bene la mira prima di sparare». Con queste parole il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha risposto a una domanda sulla delicata questione medio orientale durante un’intervista video rilasciata a Shane Smith, fondatore di Vice. Con una veloce ma dura dichiarazione ha quindi preso le distanze dal suo predecessore George W. Bush, incolpato tra le righe di essere intervenuto in Iraq senza aver previsto le possibili ripercussioni politiche/sociali/culturali dell’intervento americano.

 

 

Dopo questa decisa affermazione, con la quale ancora una volta ha preso le distanze dal suo predecessore George Bush, Obama ha spiegato i progetti a lungo termine su come affrontare la minaccia rappresentata dallo Stato Islamico. Fino a questo momento l’America ha risposto al problema guidando una coalizione di circa 60 paesi. Ma - come spiega un’interessante articolo di Molinari sulla Stampa -, «a sette mesi dall’inizio dei raid aerei contro lo Stato Islamico la coalizione registra defezioni di alleati e scarsi risultati con l’eccezione del successo di Kobani, ottenuto dai peshmerga curdi. Alla radice della debolezza c’è l’assenza di truppe di terra capaci di liberare i territori di Siria e Iraq dove i jihadisti hanno edificato il Califfato».

Su questa questione Obama non si è mostrato per nulla preoccupato, al contrario ha dichiarato che «poco alla volta [la coalizione] respingerà l'Isis dall'Iraq». Sconfitto lo Stato Islamico, però, quelle terre cadranno ancora una volta in un lungo stato di instabilità e confusione. Per questo, ha detto il presidente Usa «non possiamo continuare a concepire l'antiterrorismo e la sicurezza come entità completamente separate dalla diplomazia, dallo sviluppo e dall'istruzione, tutte quelle cose normalmente considerate secondarie, ma che sono vitali per la nostra sicurezza, e sulle quali al momento non investiamo. Dovremmo investire su cose che ci evitino, un domani, di dover mandare i nostri giovani uomini e donne a combattere o di far arrivare qui persone pronte a fare del male». Una sconfessione totale, o quasi, di vent'anni di politica americana in Medio Oriente.

 

Supreme Court Guantanamo Lawsuit

 

Ma i ripensamenti non sono finiti. Ieri sera Obama è intervenuto anche su Guantanamo dicendo che, se fosse possibile tornare indietro, avrebbe chiuso il carcere di massima sicurezza il primo giorno del suo mandato. Obama ha ordinato la chiusura del carcere entro un anno. Il leader della Casa Bianca, secondo quanto riporta Adn Kronos, ha spiegato che di fronte alle crescenti difficoltà intorno alla questione della chiusura e al fatto che «la gente era impressionata dalla retorica» sull'argomento, la strada «che incontrava meno resistenza era quella di lasciarlo aperto».

Cambiamento climatico. Durante l’intervista a Vice, Obama ha parlato anche dei problemi legati al cambiamento climatico, questione a cui vuol mettere mano prima della fine del suo mandato: «Voglio lasciare una situazione un tantino migliore». Tra le priorità messe in agenda c’è che Pechino si impegni a tagliare le emissioni di gas serra prima del vertice di Parigi della fine dell'anno, di rendere gli elettrodomestici più efficienti in termini di consumi oltre che incentivare la produzione di  energia pulita.

Legalizzazione. Sul fronte legalizzazione di alcune droge, Obama si era già espresso il 27 febbraio scorso, quando a Washington è entrata in vigore una legge che legalizza il possesso di modiche quantità di marijuana. «Credo – aveva dichiarato il Presidente Usa - che ogni Stato, compresi alcuni molto conservatori che non hanno molta tolleranza per la marijuana, stiano valutando se veramente vogliano mettere persone in prigione per cinque, dieci, quindici anni se non sono dei grandi spacciatori, ma solo perché fanno uso di una sostanza nociva». Anche durante quest’intervista Obama ha spiegato che molto presto tanti altri Stati potrebbero iniziare a seguire l’esempio della capitale. «Non sono solo i democratici progressisti – ha dichiarato -, ma anche alcuni repubblicani di tendenze particolarmente conservatrici iniziano a riconoscere che vietare questa legalizzazione non ha senso. […] Guarderanno ai soldi e ai costi del sistema penitenziario. Perciò non escludo che potremmo fare qualche passo avanti sul fronte della depenalizzazione».

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