il punto sui contagi

Il ministro Boccia esclude un lockdown nazionale, ma in Lombardia la situazione resta grave

Il ministro per gli affari regionali esclude un lockdown analogo a quello primaverile. I dati della Lombardia non lasciano però troppo spazio all'ottimismo

Il ministro Boccia esclude un lockdown nazionale, ma in Lombardia la situazione resta grave
11 Novembre 2020 ore 11:13

L’indiscrezione lanciata ieri, martedì 10 novembre, dal Corriere della Sera di un possibile lockdown generalizzato a partire dal 15 novembre qualora l’ultimo Dpcm non avesse dato risultati ha fatto vacillare un po’ tutti gli italiani. Da mesi Palazzo Chigi continua a ripetere di essere al lavoro per scongiurare in tutti i modi una serrata totale a livello nazionale, ma numeri alla mano (almeno quelli di ieri in Lombardia) lasciano ben poco spazio agli ottimismi. Nel tentativo di rasserenare gli animi è intervenuto il Ministro degli Affari regionali Francesco Boccia, ospite di CartaBianca su Rai3: «Non esiste nessuna data del 15 novembre – ha sottolineato -. Nessun lockdown nazionale, bensì possibili ulteriori misure restrittive localizzate. Escluso un lockdown come quello di marzo e aprile, non sarebbe giusto chiudere aree che non vivono oggettivamente la crisi che stanno vivendo altre Regioni».

La speranza del Governo è quindi quella di poter tirare dritto con il meccanismo individuato dall’ultimo Dpcm, che ha suddiviso il Paese in tre diverse fasce di rischio. La Lombardia, come è noto, è zona rossa e nonostante il presidente Attilio Fontana all’indomani del provvedimento avesse parlato di «uno schiaffo in faccia ai lombardi», i dati relativi alla giornata di martedì 10 novembre sono tutt’altro che rosei. Una situazione definita dal direttore generale al Welfare Marco Trivelli «molto grave, anche se l’indice Rt sta scendendo è sempre alto e vuol dire che i contagi si stanno espandendo. Attualmente abbiamo circa 8.500 pazienti Covid ricoverati in Lombardia».

Anche per questa ragione il Pirellone sta contattando tutte le Ats lombarde, anche quelle dei territori meno colpiti dal contagio, con l’obiettivo di aumentare i posti letto disponibili negli ospedali. A Bergamo, in particolare, i posti Covid attualmente disponibili sono 400 e la richiesta arrivata è di raddoppiarne il numero.

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