Cronaca
«Sorpresi dall'isteria contro di noi»

Il mondo trema per i russi in Siria «Non sono truppe, ma strateghi»

Il mondo trema per i russi in Siria «Non sono truppe, ma strateghi»
Cronaca 10 Settembre 2015 ore 15:00

Le truppe russe hanno iniziato a combattere in Siria per sostenere il governo del Presidente Bashar al Assad. A confermare quanto si vede dalle immagini satellitari diffuse dall’agenzia Reuters, ci ha pensato Maria Zacharova, portavoce del ministero per gli Affari Esteri russo, la quale ha dichiarato che «la Russia non ha mai fatto segreto della sua cooperazione tecnico-militare con la Siria». La portavoce, secondo quanto riporta il Guardian, si è inoltre detta sorpresa dell’isteria anti russa che si è diffusa negli ultimi giorni sulla questione dei militari di Mosca in Siria. Niente di nuovo, quindi, dal punto di vista russo. Ma l’impego di truppe al di fuori dei propri confini è una novità per Mosca, che mai nella storia si è inserita in un conflitto che non riguardasse direttamente il proprio territorio.

Militari anche a Latakia. L’emittente al Jazeera riporta che secondo alcune fonti l’obiettivo degli aiuti militari russi, tra cui figura anche personale di intelligence militare che deve fornire a Damasco informazioni riprese dai satelliti russi, è quello di rafforzare le difese della fascia costiera da Latakia a Tartus. E se a Tartus è nota la presenza della Flotta russa dal 1971, è di pochi giorni fa l’avvistamento di militari russi anche all’aeroporto di Latakia, che secondo il sito di informazione saudita al-Hayat ne avrebbero preso il controllo.

Il parere di Hezbollah. Anche Hezbollah, sciita e alleato di Assad, dice la sua sulla presenza dei russi in Siria. in un’intervista all’Ansa il responsabile militare di Hezbollah e reclutatore a Beirut di miliziani sciiti che combattono al fianco delle truppe di Damasco, Abu Zalem, ha dichiarato che Mosca ha mandato solo “esperti militari” e non truppe perché in Siria «non abbiamo bisogno di truppe da Mosca e Teheran, ma di strateghi», aggiungendo che quella a cui stiamo assistendo è una guerra che durerà ancora a lungo.

 

putin assad

 

Il punto sulla guerra. La guerra in Siria, che va avanti da quattro anni e mezzo, è arrivata a un punto molto complicato e confuso: dalle proteste contro Assad del 15 marzo 2011, soffocate duramente dal regime, si è scivolati nella guerra civile che ha visto contrapposti l’esercito regolare, fedele al presidente, e l’esercito siriano libero, nato da un gruppo di ufficiali disertori e via via diventato ricettacolo di molti combattenti stranieri. Col tempo parte dei combattenti si è staccata e ha dato vita a una galassia di brigate e bande che agiscono autonomamente. La più importante di queste è il Fronte al Nusra, la filiale siriana di alQaeda. Con l’avvento del Califfo e del sedicente Stato Islamico (sorto proprio nella marea di armate attorno ai ribelli) lo scenario siriani si è ulteriormente complicato e a combattere sia i ribelli sia Assad ci si sono messi gli jihadisti, che hanno conquistato la maggior pare del territorio siriano.

Le ultime conquiste islamiste. A combattere attivamente l’isis ormai in Siria è rimasto solo Assad, il cui governo è sempre più debole anche a causa del fatto che le potenze occidentali hanno sempre, direttamente o indirettamente, sostenuto il fronte dei ribelli da cui si sono staccate le costole più estremiste. L’ultimo schiaffo al regime, in ordine di tempo, è la caduta in mano islamista di al Nusra dell’aeroporto mili­tare di Abu Duhur, una delle più impor­tanti basi dell’esercito siriano, che rappresentava l’ultimo avamposto militare nella pro­vin­cia nord-occidentale di Idlib ancora con­trol­lata dal governo. Una conquista facilitata dalla forte tempesta di sabbia che ha offuscato i cieli mediorientali e ha reso impossibile il decollo degli aerei governativi per difendere la zona.

La questione dello spazio aereo. A sostenere Assad, seppur da lontano, sono sempre rimasti l’Iran sciita e la Russia di Putin. Adesso che Mosca ha deciso di scendere in campo l’Iran ha aperto il suo spazio aereo per fare in modo che i mezzi russi arrivino più velocemente in Siria. Dopo il rifiuto greco alla richiesta di Washington (che chiedeva di vietare ai russi il sorvolo dei cieli), è arrivato l’ok della Bulgaria, che ha deciso di chiudere il suo spazio aereo dall’1 al 24 settembre, periodo espressamente richiesto da Mosca per il transito di due suoi convogli umanitari per Damasco. Mosca ha quindi pensato di percorrere via aeree alternative, e ha trovato nell’Iran la sponda ideale per dare sostegno ad Assad.

La posizione tedesca. A opporsi all’opzione militare è anche la Germania, che insiste sul perseguire la via diplomatica e politica. Da Berlino, impegnata nell’accoglienza dei richiedenti asilo siriani, è arrivato l’avviso a Russia, Francia e Gran Bretagna (che stanno ancora decidendo quando cominciare eventuali raid e soprattutto contro chi) contro l’ipotesi dell’impegno militare. Secondo il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier una delle strade da percorrere per giungere a una soluzione di pace parte dall’accordo sul nucleare iraniano, e quindi «non può essere che adesso partner importanti, di cui abbiamo bisogno, giochino la carta militare».

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