Il video

Il parroco celebra comunque la messa e caccia i carabinieri che volevano fermarlo

È successo in una frazione di Soncino. Il parroco don Viola ha celebrato davanti a una quindicina di fedeli e ha preso a male parole i militari intervenuti per fermarlo (e pure il sindaco). Un fedele ha ripreso tutto

20 Aprile 2020 ore 11:29

Dato il momento che stiamo vivendo, anche le messe sono state fermate. O meglio, le messe pubbliche. E i preti si sono adoperati per stare vicini ai propri fedeli in modi diversi, spesso attraverso la tecnologia. C’è chi, però, proprio non ci sta a rispettare queste restrizioni. Come don Lino Viola, parroco di Gallignano, frazione di Soncino (nel Cremasco, al confine con la provincia bergamasca). Don Viola ha deciso di celebrare una messa “pubblica”, anche se soltanto una con una quindicina di fedeli, in barba a tutte le disposizioni anti-contagio. Inevitabile l’intervento delle forze dell’ordine, che il prete però, per tutta risposta, ha invitato a uscire dalla chiesa. Nonostante i richiami dell’Arma e del sindaco, che l’ha chiamato più volte al telefono senza risposta, ha tirato dritto fino alla fine. La vicenda è stata raccontata dai colleghi di PrimaTreviglio.

La celebrazione abusiva filmata da un fedele. La messa è stata celebrata la mattina di domenica 19 aprile nella chiesa di San Pietro Apostolo. «Non c’è ressa», ha spiegato don Viola, sostenendo che il decreto che sospende tutte le funzioni religiose, funerali compresi, valga solo in presenza di assembramenti. Va detto, però, che diversi elementi fanno pensare a un gesto deliberato di protesta e di provocazione, più che a una “svista” interpretativa dei regolamenti. Un fedele, però, ha ripreso tutto e qui potete vedere quanto accaduto.

La messa in televisione? No. «Papa Francesco ha espresso nella messa di Santa Marta un pensiero angoscioso – ha affermato il don durante l’omelia –. Dice: “Non vorrei che questa pandemia disgreghi le nostre comunità e che finita l’emergenza la gente non senta più il dovere di andare a messa la domenica e dica, come stanno facendo in tanti, me ne sto a casa mia e me la vedo in televisione”. Ecco, no, carissimi fratelli e sorelle».

L’intervento dei carabinieri. Ed è stato in quel momento che i carabinieri sono intervenuti. La messa era cominciata da poco più di un quarto d’ora. Dal fondo della chiesa, con discrezione, i militari hanno fatto presente che una celebrazione a porte aperte in piena emergenza non si può celebrare. L’audio del video girato da un fedele non permette di capire esattamente quello che dicono i presenti, ma il sacerdote scende dal pulpito e sembra spiegare animatamente le ragioni della celebrazione “fuori norma”. Poi torna sull’altare e scandisce:

«Questo è un abuso di potere. I nostri vescovi… Ho chiamato anche il sindaco… Siamo qui in 13 in un ambiente di 300 metri quadrati. Non c’è ressa. Tutti hanno la loro mascherina, io non tocco l’eucaristia perché la tocco con le pinzette».

Il video comincia proprio in questo momento. Poi, come nulla fosse, don Viola va avanti con l’omelia. Parlando proprio di Coronavirus e della pandemia, e continuando con la citazione del Santo Padre.

La mediazione (fallita). Durante il Credo, un carabiniere interviene di nuovo e cerca di convincere il parroco a desistere e interrompere la messa, almeno fino a quando tutti i fedeli se ne saranno andati. «La telecamera può riprendere, ma i fedeli devono uscire», dice. Ma don Viola, di nuovo, insiste: «Non è così… Va bene, io pago la multa. Questo è un vero abuso di potere, è inconcepibile». Dopodiché, almeno apparentemente, cerca di contrattare: «Restino qui solo i parenti per cui ho celebrato la messa, gli altri… Va bene, andate. Poi vedremo». Ma, comprensibilmente, per i carabinieri non è abbastanza. L’imbarazzo ormai è decisamente diffuso. Anche il lettore è in difficoltà. Una donna con mascherina e guanti si avvicina e appoggia il cellulare (del don, probabilmente) sull’altare. Si intuisce che sta squillando, ma lui lo ignora. «Sto celebrando una messa…».

Chiama il sindaco Gallina e la “cacciata” dei carabinieri. Dopo l’Alleluia il carabiniere, sempre con una certa discrezione, si avvicina di nuovo e stavolta sale sull’altare. In mano ha un cellulare e lo porge al don: «È il sindaco, le vuole parlare…», spiega il militare. Ma non c’è davvero verso: «Sto celebrando, il sindaco lo richiamo dopo», tuona irritato il sacerdote. All’offertorio, poi, un altro affondo del parroco: «Vorrei pregare le forze dell’ordine di mettersi sul sagrato della chiesa. Questo è un luogo sacro e questa un’invasione di potere. Il vostro dovere fatelo fuori, poi ne parleremo».

«Gesto increscioso». Poco prima di chiudere la messa, mentre il cellulare appoggiato sull’altare si rimette a squillare (è ancora il sindaco, ovviamente), arriva la chiosa finale. «Mi dispiace per questo gesto increscioso – dice don Viola –. In questa chiesa di 300 metri quadrati con trenta banchi c’erano 14 persone più l’organista. Se questo è un assembramento… Ma quello che è grave è che le forze dell’ordine siano intervenute e che il sindaco volesse interrompere per parlare con il sacerdote. Io ne pagherò le conseguenze anche dal punto di vista civico, ma bisogna che la smettano. La prudenza… c’erano tutte le norme di precauzione».

Multato sacerdote e fedeli presenti in chiesa. Nel corso del pomeriggio, a mezzo stampa, il sindaco di Soncino Gabriele Gallina ha smentito di aver autorizzato il prete a celebrare la messa. E dopo che il video è finito online, la comunità si è divisa tra i sostenitori del Trono e quelli dell’Altare. Nel frattempo, sia don Viola che i fedeli presenti sono stati multati per l’inosservanza delle disposizioni anti-Covid.

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