la lettera

Il prefetto lascia, va in pensione. «Arrivederci Bergamo, anima indomita e coraggiosa»

Elisabetta Margiacchi era arrivata a Bergamo il 28 aprile 2017. In una lettera il saluto alla città e ai bergamaschi.

Il prefetto lascia, va in pensione. «Arrivederci Bergamo, anima indomita e coraggiosa»
Bergamo, 01 Aprile 2020 ore 06:35

Elisabetta Margiacchi da oggi non è più prefetto di Bergamo. Lascia l’incarico per raggiunti limiti di età. Era arrivata in città il 28 aprile 2017, subentrando a Tiziana Costantino. Avrebbe desiderato poter salutare la città in modo gioioso, stringendo le mani con quanti, in questi anni, hanno lavorato a contatto con la Prefettura. Uomini e donne delle istituzioni, della politica, del mondo del volontariato. Ma ciò non può avvenire. Il Coronavirus costringe a un saluto «digitale». Elisabetta Margiacchi ha consegnato una lettera, apparsa questa mattina sulle colonne de L’Eco di Bergamo, esprimendo i sentimenti di riconoscenza alla città e a tutti i bergamaschi.

«Oggi 1° aprile 2020, al raggiungimento della soglia dei cosiddetti “limiti d’età”, lascerò l’Amministrazione dell’Interno, e dovrò quindi, mio malgrado, cessare dall’esercizio delle funzioni di Prefetto della provincia di Bergamo.
Nell’immaginare questo momento avevo pensato ad un saluto gioioso, fatto di incontri, strette di mano, di piacevoli conversazioni. Nessuno al mondo poteva pensare che tutti ci saremmo trovati in questa dimensione di dolore, imprevedibile quanto a ferocia e devastazione, benché la nostra sia l’era delle previsioni, dei calcoli e delle proiezioni, spesso all’insegna di una arrogante presunzione. Non intendo, però, lasciare questa terra che tanto mi ha dato, senza rivolgerle il mio personale saluto, affidandolo, purtroppo, a una lettera, che però proviene dal cuore. Del resto, ho sempre preferito scrivere che parlare, e tradurre, così, il mio sentire senza possibilità di divagazioni. Occorrerebbe usarne tante di parole, per ripercorrere questi tre anni intensi, costellati di tanti momenti significativi sul piano professionale ed umano, ma non desidero fare questo, e non adesso. Desidero, invece, esprimere la mia profonda gratitudine a questa terra di grande bellezza che mi ha accolto con rispetto e gentilezza, aspettandosi dal mio lavoro ciò che è giusto aspettarsi da chi ha il privilegio di rappresentare il Governo sul territorio: professionalità, efficienza, capacità di ascolto. Da parte mia, ho cercato sempre di operare attraverso l’impegno dell’intelligenza e la determinazione nell’agire, magari sbagliando, ma comunque animata dal proposito sincero di perseguire l’interesse della collettività, sostenuta dagli eccellenti vertici delle Forze dell’Ordine e da colleghi infaticabili e preziosi. Il peso della responsabilità che si è chiamati ad onorare nella mia professione è compagno di vita esigente e fare il Prefetto ha molto a che vedere con la difficile arte di vivere con gli altri, nella complessità delle relazioni. Devo a Bergamo anche il non essermi mai sentita sola in questi anni, né sul piano istituzionale, né su quello personale, e di aver conosciuto persone di grande spessore ed umanità, con le quali ho costruito rapporti che travalicano l’ambito professionale. Alcune di queste non ci sono più fisicamente, ma vivono ugualmente e hanno lasciato il proprio segno indelebile nel mio cammino. Accanto alla gratitudine, avverto la necessità di esprimere la mia più profonda ammirazione per l’eroica forza e la straordinaria resistenza con le quali la popolazione bergamasca affronta le attuali tragiche circostanze. Mi riferisco alle Istituzioni ed alla società civile in tutte le sue espressioni, i suoi rappresentanti in Parlamento, i Sindaci, S. E. il Vescovo e tanti sacerdoti, i magistrati, gli appartenenti alle Forze di Polizia, i docenti, i volontari, i medici e gli operatori sanitari – encomiabili nel loro operato – le molte persone che ho avvicinato durante questi anni. Ho constatato nel tempo la fondatezza di ciò che si dice sull’operosità e sulla schiettezza dei bergamaschi e ho anche verificato l’esistenza di punti in comune con la mia personalità, in particolare la discrezione ed una certa riservatezza o ritrosia nell'”apparire”. Tutto vero, ma ciò che soprattutto ammiro nella comunità con la quale finora ho vissuto è l’abnegazione, lo spirito di sacrificio ed il fermo proposito di non darsi mai per vinti, dimostrati in maniera evidente nella lotta accanita contro questo flagello che lavora in fretta e colpisce due volte le persone, con sottile crudeltà, costringendole a stare lontane nel quotidiano e a rimanere sole nella malattia e, spesso, nella morte.
Chiedo scusa se mi sono dilungata troppo, ma sono più brava nel salutare ogni nuovo inizio e molto meno nell’accomiatarmi. Arrivederci Bergamo, dall’anima indomita, solidale e coraggiosa».

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