Protestano in quattrocento

Il presidio leghista in prefettura (con Maroni che gira la frittata)

Il presidio leghista in prefettura (con Maroni che gira la frittata)
Cronaca 13 Giugno 2015 ore 18:25

Si capisce che aria tira già dalla t-shirt indossata da Roberto Calderoli, con un bulldozer ritratto dentro un segnale di pericolo e la scritta "Ruspe in azione". La delicata immagine cara a Salvini non è l'unico slogan scolpito nel giorno del presidio anti profughi. I sindaci padani "ribelli" addirittura ne indossano uno al posto della fascia tricolore: "Stop all'invasione".

L'assedio leghista alla prefettura agita il placido sabato mattina di via Tasso. Quattrocento lumbard si presentano per protestare contro gli sbarchi e per cantarle chiare a Francesca Ferrandino, che ha la "colpa" di essere uno dei prefetti più "accoglienti" in circolazione. Daniele Belotti dà fuoco alle polveri rinfacciandole l'uso dell'appartamento «da 400 metri quadri» e i tre anni di affitto arretrato dovuti alla Provincia, poi si entra nel vivo.

 

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Il responsabile immigrazione Tony Iwobi, nigeriano folgorato sulla via di Pontida, puntualizza e distingue: «Non parliamo di profughi, ma di clandestini. Tra chi arriva, solo uno su dieci fugge da guerre e carestie. Il tema migratorio è interessante e delicato ma questa è un'invasione. Benvenuto chi viene per lavorare e pagare le tasse, ma adesso de laurà ghe n'è mìa. Aiutiamoli a casa loro». Che poi una volta era anche la sua.

Dal palazzaccio nessuno getta pece bollente, il reparto mobile dei carabinieri controlla gli accessi alla via senza indossare gli elmetti. Segno che si può star tranquilli, anche se a un certo punto spuntano alcuni giovani con la mascherina sanitaria. «È per non respirare le c.... leghiste», comunica l'immancabile volantino. «E per evitare il contagio del paziente zero, Salvini». Una ragazza transita con passo nervoso e lancia qualche insulto, i leghisti ridacchiano e applaudono.

Poi sul palco si issa Roberto Maroni. «L'albergo Lombardia è al completo» annuncia il governatore. Senza alzar troppo la voce, inquadra nel mirino la sinistra «pelosa e cialtrona», quella che «abita nei super attici con aria condizionata, lontana dalla realtà». Lui, che le cose le vede da vicino, spiega di aver invitato la prefettura di Milano a risolvere la situazione che si è creata in stazione centrale a Milano. «I profughi vanno spostati da li e dico no a chi vorrebbe installare una tendopoli. Mi hanno paragonato a Hitler per aver detto solo cose di buon senso. Ma ho combattuto la mafia, figuratevi se mi preoccupo delle critiche di quattro pirla».

Se tagliare i fondi ai comuni accoglienti non si può, allora vuol dire che si farà l'opposto. «Darò i soldi della Regione a chi non ospita i clandestini, perché li distribuiscano agli imprenditori e ai cittadini lombardi». Ma come uscire dall'emergenza? «Facendo come feci io quando ero ministro dell'Interno: il governo vada in Libia e nel resto del Nordafrica a firmare accordi per fermare i flussi. I campi di accoglienza vanno fatti lì. I caschi blu dell'Onu devono intervenire in queste situazioni, invece li mandano a combattere».

 

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Per Giovanni Malanchini, sindaco di Spirano, il fronte è interno. Difatti appena sale sul palco sventaglia raffiche di frasi ad effetto: «Siamo in guerra e il nemico è il governo. Ma anche i sindaci buonisti e i giornalisti scafisti, quelli che scrivono senza avere il coraggio di mettere la faccia in mezzo alla gente». Lui ce la mette eccome, e già che c'è la incornicia con un abbagliante paio di occhiali verde fluo, che vibrano quando sbotta: «Il dialogo con il prefetto è chiuso, finito».

Ci pensa Roberto Calderoli, dulcis in fundo, a recuperare toni più austeri: «Sono incazzato come una bestia - esordisce - quando eravamo al governo abbiamo fatto un errore: non abolire le prefetture». Poi sposta il cannone verso l'Europa: «Dicono che si prenderanno 21 mila clandestini, ma in un weekend ne sbarcano di più. La verità è che Ventimiglia e Brennero sono chiusi e noi non sappiamo più dove metterli». Un gruppetto applaude e sbandiera il drappo dell'Alto Adige: «Siamo venuti fin qui perché anche noi non ne possiamo più dei clandestini - commentano -. Ogni iniziativa per fermare questo casino italiota va bene». Calderoli rivendica: «Quando c'eravamo noi almeno non passava nessuno, né dal mare né dalle frontiere. Poi hanno fatto Mare Nostrum, un'agenzia di crociere che li va a prendere e li porta sulle nostre coste». Buone vacanze a tutti.