L'omicidio di Gianna Del Gaudio a Seriate

Il ritrovamento dell’arma del delitto e l’«inverosimile» versione di Tizzani

Il ritrovamento dell’arma del delitto e l’«inverosimile» versione di Tizzani
24 Ottobre 2016 ore 05:30

Forse siamo alla svolta. Mercoledì 19 ottobre, gli inquirenti hanno reso noto di aver ritrovato un cutter (taglierino) insanguinato e che quello, molto probabilmente, è l’arma con cui è stata brutalmente uccisa alle 00.43 del 27 agosto scorso Gianna Del Gaudio, l’ex professoressa di 63 anni residente a Seriate. Il rinvenimento dell’arma risale in realtà al 6 ottobre scorso, ma le autorità hanno preferito aspettare a renderlo noto per poter indagare con maggior attenzione e riservatezza. A trovarla è stato un uomo che abita in via Presanella 10, a Seriate: mentre potava la siepe del giardino ha visto, incastrato sul lato che si affaccia su un piccolo parco pubblico, un sacchetto di plastica contenente alcuni resti di cibo e, appunto, un cutter insanguinato. L’uomo ha immediatamente avvisato gli inquirenti, i quali hanno sequestrato il tutto e lo hanno spedito ai laboratori del Ris di Parma per le analisi del caso. L’11 ottobre sono state fatte alcune perquisizioni sia sul luogo del delitto, ovvero la villetta in via Madonna delle Nevi dove risiedeva la vittima con il marito Antonio Tizzani (68 anni), sia nell’abitazione del figlio della coppia, Paolo, dove attualmente risiede Tizzani. E proprio da questi ulteriori accertamenti gli investigatori si sarebbero convinti che quel sacchetto e quel taglierino arrivino proprio dalla casa della vittima.

 

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Il cutter risulta essere perfettamente compatibile con le ferite che hanno causato la morte di Gianna Del Gaudio e un primo esame con il Luminol ha confermato la presenza di sangue. Ora i Ris hanno il delicato compito di confermare che quelle tracce ematiche siano proprio della ex professoressa. La speranza è che sull’arma siano presenti anche altre tracce biologiche che possano aiutare a identificare senza alcun margine di errore l’assassino. In attesa dei risultati di questi importanti test di laboratorio, il procuratore capo di Bergamo Walter Mapelli preferisce non sbilanciarsi, spiegando a L’Eco di Bergamo: «È un reperto importante, che potrebbe aiutare a completare il quadro». Quadro che vede come presunto assassino il marito della vittima? «A poter eventualmente condurre a Tizzani non sono né il coltello, né le tracce organiche. Ma per ora non posso dire di più» ha aggiunto Mapelli. Il quale, però, già il 18 ottobre, in un intervento a Bergamo TV, aveva spiegato come la versione fornita dal marito della vittima, ovvero di un fantomatico uomo incappucciato visto fuggire dall’abitazione la notte del delitto, fosse in realtà «inverosimile».

In tutte queste settimane di indagini, però, Tizzani non ha mai cambiato la propria versione dei fatti. L’uomo ha sempre raccontato che a mezzanotte e mezza circa del 27 agosto si trovava in giardino a innaffiare le piante mentre la moglie era dal lato opposto della casa, in cucina, a lavare i piatti. Una volta rientrato nell’abitazione, il 68enne ex ferroviere si sarebbe imbattuto in un uomo incappucciato che frugava nella borsa della moglie. Il ladro sarebbe dunque fuggito e Tizzani lo avrebbe inseguito fino alla cucina, dove ha trovato il corpo senza vita della moglie. L’assassino, quindi, secondo il marito della vittima sarebbe quell’uomo incappucciato scappato dal retro dell’abitazione. Nonostante i Carabinieri abbiano seguito questa pista, però, non sono mai stati trovati riscontri che la confermassero. Anzi, sono più le incongruenze. Nella villetta dell’omicidio, ad esempio, sono state sì ritrovate tracce di sangue da gocciolamento, che non vanno però nella direzione della porta sul retro da cui sarebbe fuggito l’uomo incappucciato. A far dubitare gli inquirenti, ora, c’è anche il luogo del ritrovamento dell’arma: la siepe in cui era stata nascosta si trova a diverse centinaia di metri dalla villetta, a circa 6 minuti a piedi. Ma se fosse stato veramente l’uomo incappucciato a nasconderla lì, non si capisce perché, per la fuga, avrebbe scelto un dedalo di via secondarie anziché il più semplice viale Lombardia. E poi, soprattutto, i tanti filmati di diverse telecamere di sorveglianza visionati dagli inquirenti non hanno ripreso alcun uomo in fuga quella notte.

 

ris omicidio gianna del gaudio seriate

 

La verità è che il cerchio delle indagini si sta stringendo sempre più attorno alla figura di Tizzani. Dopo il ritrovamento di alcuni referti medici (che vanno dal 2014 a pochi mesi prima del delitto) riguardanti numerose ferite che la Del Gaudio è stata costretta a farsi curare per non meglio precisati “incidenti domestici” e in realtà, almeno secondo gli inquirenti, compatibili con ferite causate da maltrattamenti, gli investigatori hanno raccolto anche testimonianze di persone vicine alla coppia che hanno raccontato di «tensioni» tra la 63enne e Tizzani. Quest’ultimo, infatti, viene descritto come un uomo possessivo e particolarmente irascibile. Nessun testimone ha parlato di violenza fisica, ma piuttosto di un atteggiamento di controllo che il 68enne aveva nei confronti della moglie. Contro di lui, però, non ci sono ancora prove. In attesa che i Ris confermino che il cutter ritrovato il 6 ottobre è proprio l’arma del delitto, infatti, ad ora non paiono esserci prove che indichino direttamente Tizzani come l’assassino. Anche il coltello rinvenuto in un suo marsupio durante una perquisizione s’è rivelato una falsa pista.

A mancare, però, è anche un movente. Se nella versione fornita dall’ex ferroviere il fantomatico uomo incappucciato avrebbe ucciso la moglie per compiere un furto, nel caso in cui fosse stato invece Tizzani stesso a compiere il delitto ancora non è chiaro il perché. È proprio questo ciò che gli inquirenti stanno cercando attraverso gli interrogatori all’uomo, ai familiari ma anche agli amici della coppia, oltre che attraverso le perquisizioni. L’impressione, dunque, è che le indagini stiano progressivamente abbandonando la pista dell’uomo incappucciato per concentrarsi invece su quella del marito. Restando però sempre in attesa dei risultati delle analisi dei Ris di Parma.

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