12 ore di blitz, in bocca al nemico

Da chi e come è stato recuperato Il pilota del jet russo abbattuto

Da chi e come è stato recuperato Il pilota del jet russo abbattuto
27 Novembre 2015 ore 12:11

Ci sono voluti i pasdaran iraniani, le truppe di Hezbollah e i soldati delle forze speciali siriane addestrate in Iran per salvare il pilota russo del jet abbattuto dai turchi martedì. Un salvataggio rocambolesco, che è arrivato dopo 12 ore di fuga in mezzo ai boschi. A scriverlo è l’agenzia persiana Fars, citando fonti russe e un ufficiale siriano che chiede garanzia di anonimato: l’operazione è stata orchestrata dal generale iraniano Qassem Soleimani, comandante del corpo Qods delle Guardie della rivoluzione.

Chi è Muraktin. Così da due giorni si continua a parlare di Muratkin, che fino a prima di quel volo era un copilota, un esperto ufficiale dell’aeronautica del Cremlino, dato che nel 2014 a 39 anni aveva vinto la Aviadarts, la più grande competizione di volo militare russa. Era a bordo dell’Su24 abbattuto dalle forze turche dopo una presunta violazione dello spazio aereo di Ankara. A differenza del suo collega, che è stato ucciso, Muraktin è sopravvissuto, lo hanno imprigionato, e una squadra d’elite lo ha salvato dopo un’operazione di esfiltrazione complicatissima.

 

Mideast Turkey Syria Plane Crash

 

Il salvataggio. Per realizzarla c’è voluta l’unione delle forze che sul campo stanno combattendo l’Isis, quasi una nuova coalizione contro il terrore. In tutto sono servite 12 ore di lavoro, fino alle 3.40 del mattino, ora di Mosca. Dopo che l’Su24 è stato abbattuto,  Muraktin e il suo compagno Peshkov si erano catapultati fuori dal jet con il paracadute. E se il secondo è stato catturato, il primo ha cercato di nascondersi nei boschi delle montagne presidiate dai turcomanni, fino a quando gli alleati non sono giunti in suo soccorso, penetrando per 4 chilometri e mezzo nei territori «infestati dai terroristi», spiegano i comunicati ufficiali. Prima della missione speciale, già un elicottero russo, un Mi8, era andato in suo soccorso, ma i guerriglieri lo hanno colpito con un razzo ed è esploso. A bordo c’era quindi il terzo eroe del Cremlino, il soldato Aleksander Pozynich.

 

 

Operazione congiunta. Dopo l’abbattimento dell’elicottero, il Cremlino stava predisponendo una nuova operazione di salvataggio, ma il generale Soleimani sarebbe entrato in gioco proponendo un commando di forze d’elite bene addestrate che già sono pratiche della zona. I satelliti di Mosca potevano fare il resto, prima localizzando Muraktin grazie al suo gps, poi neutralizzando i sistemi di comunicazione dei nemici turcomanni. Così è stato. Individuato Muraktin a 6 km dagli scontri tra ribelli ed esercito siriano (dove pare che sarebbero state inviate alcune unità speciali turche per prendere in custodia il co-pilota e poi usarlo come ostaggio), il commando composto da sei uomini di Hezbollah e 18 siriani lo ha liberato e portato in ospedale per le cure di rito. Poi, è staot portato nella base aerea Hmeymim, che i russi hanno allestito in Siria al confine con la Turchia.

 

https://youtu.be/SXCvwY69Trk

 

La ricostruzione di Muraktin. «Ci siamo buttati appena il missile ha colpito il nostro aereo all’improvviso, senza alcun preavviso. Ci siamo buttati e…», sono le parole dell’eroe Muraktin, sicuro che l’abbattimento del suo aereo non sia stato causato dalla violazione dello spazio aereo. Ankara sostiene che il jet russo abbia fatto una violazione di 17 secondi e che i piloti abbiano ignorato i 10 avvertimenti dei caccia F16 turchi, più o meno uno ogni secondo e mezzo. Ma lui nega: «Non è possibile che noi abbiamo violato il loro spazio aereo nemmeno per un secondo. Stavamo volando a un’altitudine di 6mila metri in perfette condizioni meteo e ho sempre avuto il controllo totale della rotta». Una zona che per sua stessa ammissione Muraktin conosce bene, «come il palmo della mia mano», e in merito alla quale «non c’è stato nessun avvertimento, né visivo né via radio. Bisogna capire la differenza di velocità tra un bombardiere tattico come il Su-24 e quella di un F16: se avessero voluto avvertirci avrebbero potuto sedersi sulle nostre ali. Invece il missile ha colpito la poppa del nostro aereo dal nulla, non abbiamo nemmeno avuto il tempo di compiere una manovra evasiva».

Eroi nazionali russi. Oggi Konstantin Muraktin viene considerato un eroe nazionale in Russia, e verrà insignito dell’Ordine del Coraggio. Si tratta di una delle maggiori onorificenze russe che viene assegnata ai cittadini per la loro dedizione e coraggio mostrato durante il salvataggio delle persone, la tutela dell’ordine pubblico, la lotta contro la criminalità in tempi di calamità naturali… L’altro pilota, l’aviatore tenente colonnello Oleg Peshkov che era a bordo dell’Su24 insieme a Muraktin, ha avuto la peggio, colpito mentre si gettava col suo paracadute. Verrà ricordato come “Eroe della Russia”, la più alta onorificenza militare.

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