Ne chiedono l'estradizione

Il superfunzionario cinese negli Usa (Se comincia a parlare, son guai)

Il superfunzionario cinese negli Usa (Se comincia a parlare, son guai)
08 Agosto 2015 ore 11:58

La visita negli Stati Uniti del prossimo settembre del presidente cinese Xi Jinping, la prima ufficiale, non poteva arrivare in un momento peggiore, da un punto di vista delle relazioni diplomatiche fra le due superpotenze mondiali. Se già infatti la politica fortemente aggressiva, da un punto di vista espansionistico, della Cina nei confronti dei Paesi limitrofi degli ultimi anni ha parecchio irritato la Casa Bianca, a peggiorare la situazione ora è quello che potrebbe presto diventare causa di un logorante scontro diplomatico.

Pechino, infatti, ha recentemente chiesto a Washington, riscontrando scarsa collaborazione, di concedere l’estradizione a Ling Whancheng, imprenditore cinese ed ex grado alto – se non altissimo – del Partito comunista. Il timore di Pechino è che Ling possa rivelare fondamentali informazioni a proposito del Governo agli eterni nemici a stelle e strisce, ed è proprio per questa ghiotta occasione che gli Usa hanno finora manifestato una certa reticenza a prendere in considerazione l’ipotesi dell’estradizione.

 

 [Il presidente cinese Xi Jinping]

 

Gli esordi di Whancheng. Ling, nel suo Paese, è ritenuto unanimemente uno dei peggiori disertori della storia del Partito comunista cinese, un marchio che, peraltro, la sua famiglia si portava appresso già da tempo. Whancheng infatti, dopo essersi laureato in Economia, intraprese l’attività di giornalista e in breve tempo divenne una delle voci più autorevoli sulla carta stampata del Partito comunista, avendo iniziato, contestualmente al lavoro da cronista, a compilare le documentazioni interne al partito per conto dei funzionari della più grande forza politica di Pechino.

Grazie agli importanti agganci creatosi negli anni di giornalismo, Ling iniziò la carriera di imprenditore, potendo contare sull’appoggio di molti membri influenti del Partito comunista. Diede così vita ad una società di investimento e si affermò nel mondo della finanza e dei media. Contestualmente, crescevano in maniera esponenziale il suo ruolo e la sua rilevanza all’interno del partito, favoriti anche dal fatto che i suoi fratelli maggiori, Jihua e Zhengce, ne fossero anch’essi membri di spicco.

 

[Ling Whancheng]

lingwancheng-net

 

Le indagini nei confronti di Jihua e la fuga di Ling. Proprio uno dei suddetti fratelli, Jihua, all’incirca un anno fa, finì sotto inchiesta per «gravi violazioni disciplinari» all’interno del Partito comunista: così recitava l’accusa ufficiale, che sostanzialmente significava corruzione. Jihua, che all’epoca era responsabile della propaganda e delle agitazioni all’estero del partito, era una figura di altissimo rango del partito, e la situazione dunque andava gestita con tutta la dovizia del caso.

Ma la forte politica contro la corruzione che il presidente Xi Jinping aveva adottato fin dal primo giorno del suo mandato, che portò all’arresto o anche solo all’allontanamento di migliaia di funzionari, non intendeva fare distinzione di alcuna sorta fra gli indagati: anche Jihua, come tanti altri, finì alla gogna pubblica. Dal momento che, pochi mesi più tardi, anche l’altro fratello, Zhengce, venne messo sotto inchiesta, Ling capì che il suo turno sarebbe arrivato a breve. E così, vista la fine mediatica e politica dei suoi famigliari, decise in gran segreto di salutare la Cina, e scappò negli Stati Uniti.

 

[Da sinistra: Ci Jinping (Cina), Stephen Harper (Canada) e Barack Obama (Usa)]

 

Una grande occasione per gli Usa. Una volta appresa la fuga negli Usa di Ling, il Governo di Pechino ha immediatamente chiesto a quello di Washington di estradare il proprio ex funzionario (che al momento pare viva con la famiglia in una magnifica tenuta nel Nevada) e farlo tornare in Cina. Il terrore dei cinesi è chiaro: un uomo che ha preso parte ad alcuni dei ranghi più alti del Partito comunista e che quindi porta in dote una quantità smisurata di interessanti informazioni, non deve in alcun modo entrare in contatto con le orecchie sbagliate, e sbagliate come quelle della Casa Bianca, dal punto di vista della Cina, non ce ne sono davvero.

Gli Usa, colta la portata della situazione, si sono sfregati le mani in vista della straordinaria opportunità che offre la presenza di Ling nel Paese. Ecco perché alla richiesta di estradizione da parte di Pechino è stata per ora data risposta assolutamente negativa, e la carta della protezione internazionale verrà certamente giocata da Washington per convincere Ling, il quale non può evidentemente più rimettere piede nel proprio Paese, a fornire interessanti informazioni circa il Governo cinese. È facile, dunque, immaginare la serenità e la pacatezza con le quali avverrà l’incontro fra Obama e Xi Jinping a settembre.

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