Cronaca
Finale con fuochi artificiali

Il treno dei desideri per l'Europa è partito dalla Festa della Dea

Il treno dei desideri per l'Europa è partito dalla Festa della Dea
Cronaca 16 Luglio 2015 ore 04:00

È finita con Glen Stromberg, il presidente Antonio Percassi e tutta la dirigenza nerazzurra che ammiravano i fuochi d’artificio e la marea umana di almeno 15mila mila persone che si spellavano le mani cantando l’Atalanta. Non poteva esserci finale migliore per la 14esima edizione della Festa della Dea: ancora una volta gli organizzatori hanno messo assieme un autentico capolavoro, in grado di travolgere, con la sua marea di passione nerazzurra, tutto e tutti, dal più piccolo al più grande.

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La grande attesa. Fin dalle 20, i parcheggi di OrioCenter erano un brulicare di magliette nerazzurre. Sotto il tendone cucina, la fila per mangiare qualcosa era molto lunga eppure nessuno ha mollato e pian piano sono stati tutti serviti. Il piazzale della Festa era già pieno poco dopo le 21.30: ad un’ora abbondante dall’inizio del clou sul palco era molto difficile muoversi tra la gente. Nel retro delle cucine, zona normalmente off-limits dove arrivavano gli ospiti, il primo boato si è sentito quando Glenn Stromberg si è presentato a bordo di una motocicletta. Foto, applausi e tante strette di mano per l’indimenticato capitano nerazzurro prima dell’arrivo di tutta la dirigenza con il presidente Antonio Percassi in testa. Unico assente (giustificato) era Beppe Corti. Insieme al numero uno nerazzurro sono arrivati l’amministratore delegato di Atalanta Luca Percassi, il direttore generale Pier Paolo Marino, il direttore dell’area tecnica Giovanni Sartori, il direttore sportivo Gabriele Zamagna e il responsabile del settore giovanile Maurizio Costanzi.

 

 

Un treno per l’Europa. Dopo il Mig russo della seconda guerra mondiale con cui arrivò Percassi nel 2014, quest’anno i ragazzi della curva hanno optato per una scelta più ecologica. Dalla stazione dei treni è stato prelevato un vagone ormai dismesso e grazie al lavoro dei tanti volontari gli interni sono stati sistemati e la carrozzeria è stata dipinta (a mano) con i colori nerazzurri. La scritta sul fianco parla d’Europa: d'altronde, come anticipato in esclusiva assoluta da Bergamo Post a breve l’Atalanta sosterrà un'amichevole a Graz contro il Besiktas. Mai scelta è stata più azzeccata. Al momento di salire sul palco, nonostante alcuni cali di voce del Bocia Claudio Galimberti, tutto il piazzale ha accolto con un enorme boato i dirigenti nerazzurri. Percassi ha ringraziato per il grandissimo attaccamento e ha garantito che il gruppo è conscio del fatto che non si può ripetere un’annata difficile come quella passata. «La maglia deve essere sudata, sempre», ha ammonito il numero uno orobico, che poi ha annunciato come la famiglia Atalanta intenda aderire all'associazione dedicata a Yara Gambirasio, e lanciata proprio dal palco della festa giorni fa dal papà della bambina scomparsa.

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Le lacrime di Stromberg. Dopo il presidente Percassi e gli altri dirigenti, sul palco è salito Gleen Stromberg a bordo di una gru da cantiere. L’ex capitano è stato chiamato a gran voce da tutto il pubblico e al momento del suo arrivo si è scatenato un balletto impazzito che ha visto protagonisti proprio i due atalantini. «Non credo di meritare tutto questo affetto, però è bellissimo sentirlo addosso in ogni momento della mia giornata. Quel coro è grandioso (riferito alla canzone "C’è solo un capitano" che gli è stata dedicata) ed è stupendo risentirlo. Se fate così, tutti i miei propositi di non piangere falliscono miseramente». E in quel momento, la mano dello svedese ha asciugato le lacrime che scendevano copiose.

 

 

Le parole degli altri. Tra una gag e l’altra (splendida la formazione di ragazzi cinesi protagonisti al Football Camp Atalanta che ha lanciato un paio di cori con tutti i ragazzi coinvolti) c’è stato un bellissimo ricordo di Cesare Bortolotti a 25 anni dalla sua scomparsa, con il figlio Nicola presente sul palco per ringraziare e rappresentare la famiglia. Pier Paolo Marino, direttore generale dell’Atalanta, dopo il canonico bacio a stampo con Danilo detto “Il Lapide”, ha ringraziato e speso parole al miele per l’affetto della gente. «L’Atalanta è una medio-grande, abbiamo un pubblico stupendo che ci segue sempre e che ci da una grande carica», sono state le sue parole più importanti. Giovanni Sartori, invece, è rimasto rapito dalla Festa: «Me l’avevano raccontata, ma non pensavo proprio che fosse una cosa così. Incredibile e bellissimo». Luca Percassi e Gabriele Zamagna hanno chiamato i cori dei tifosi, Marino ha presentato Costanzi ma ha pure chiesto un grande applauso per Mino Favini e alla fine c’è stato spazio anche per Elisa Persico, in rappresentanza di tutti quelli che lavorano in società.

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Xavier Jacobelli e gli Amici della Pediatria. Prima della festa finale e dei fuochi artificiali, il direttore editoriale di Bergamo Post ha parlato degli ultras dell’Atalanta e della passione di un popolo per i colori della città. «Nessuno può dimenticare gli abusi che questi tifosi hanno subito nei mesi scorsi, nemmeno fossero pericolosi delinquenti armati di pane e salame e di Valcalepio rosso. Spero vivamente che presto lo stadio di Bergamo venga ufficialmente intitolato ad Achille e Cesare Bortolotti: la Curva Nord ci ha già pensato ormai 8 anni fa». La chiusura è stata dedicata agli Amici della Pediatria, la Onlus che si occupa del sostegno ai piccoli malati degli Ospedali Riuniti di Bergamo. Il rapporto con la Curva è fortissimo, anche quest’anno sono stati donati 5mila euro e anche Percassi ha garantito un contributo aggiuntivo per dare una mano in modo concreto a chi ogni giorno cerca di donare un sorriso a chi soffre. Come detto, tutto si è chiuso con i fuochi d’artificio e migliaia di mani protese al cielo. «Finisce qui la festa organizzata da un’associazione a delinquere», ha concluso il Bocia.

 

 

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