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Il triste primato di Bergamo, che conta 36 vittime sul lavoro a causa del Covid

Lo rileva la Cisl Lombardia sulla base degli ultimi dati Inail. Seguono le provincie di Brescia e Milano con 34 infortuni fatali a testa

Il triste primato di Bergamo, che conta 36 vittime sul lavoro a causa del Covid
01 Settembre 2020 ore 12:33

È l’ennesimo triste primato per la bergamasca dall’inizio dell’epidemia: in provincia si è registrato il numero più alto in assoluto di casi mortali registrati sul lavoro, ben 36 registrati quest’anno a causa del Covid. Seguono poco distanti le provincie di Brescia e Milano con 34 infortuni fatali a testa. Lo rileva la Cisl Lombardia sulla base degli ultimi dati dell’Inail relativi alle denunce di infortunio e malattie professionali sia in merito ai primi sette mesi dell’anno, sia prendendo in considerazione solo il mese di luglio.

Complessivamente, sono state 177 le denunce di infortunio mortale sull’intero territorio regionale, più del doppio delle 88 del 2019. Un incremento attribuibile a quelle fatte all’Inail causa Covid-19, ben 121 al 31 luglio. Calano invece del 14,7 per cento le denunce di infortunio non mortale, conseguenza del blocco e del rallentamento delle attività produttive a causa dell’epidemia: si è passato dai 71.444 casi del 2019 (gennaio-luglio) ai 60.899 del 2020. A livello nazionale il calo è del 23,7%.

Il confronto tra i mesi del 2020 e del 2019, come ammesso dallo stesso Istituto, deve però essere ritenuto ad oggi poco significativo, per due ragioni: la sospensione su tutto il territorio nazionale dal 9 marzo a maggio di ogni attività produttiva considerata non essenziale e l’inclusione delle denunce di infortunio relative alle infezioni da Covid-19 avvenute sul lavoro o a causa dello svolgimento dell’attività lavorativa e in itinere, che sta avendo un impatto significativo nell’aumento dei decessi registrati in questa prima parte dell’anno. Come sottolinea Cisl Lombardia «l’unico confronto attendibile è quello tra i dati degli infortuni accaduti e quelli delle ore lavorate, che ad oggi ancora non sono disponibili».

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