È successo a Mogadiscio, Somalia

Il video dell’esplosione sull’aereo e il giovane copilota bergamasco

Il video dell’esplosione sull’aereo e il giovane copilota bergamasco
Cronaca 03 Febbraio 2016 ore 10:00

Alle 11.27 del 2 febbraio, su un volo decollato da appena 7 minuti dall’aeroporto somalo Aden Adde di Mogadiscio e diretto a Gibuti, si è verificata una violenta esplosione che poteva causare una vera e propria tragedia. Soltanto la freddezza e l’abilità del pilota e del primo ufficiale di volo hanno evitato, attraverso un atterraggio di emergenza, che la vicenda finisse nel peggiore dei modi. La notizia ha avuto una rilevanza internazionale, ma ha suscitato clamore sui media locali soprattutto perché il copilota del volo era un giovane 24enne bergamasco, di Longuelo per la precisione. Riccardo Bonaldi, dal suo posto in cabina di pilotaggio al fianco del capitano, si è trovato a vivere e gestire le concitate fasi del volo D3159.

 

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I fatti. Il Boeing A321 della compagnia somala Daallo Airlines, che però viaggiava su tratta della compagnia greca Hermes, è stato costretto a un atterraggio di emergenza pochi minuti dopo il decollo in seguito a una violenta esplosione che ha causato un vero e proprio buco nella carlinga dell’aereo. Fortunatamente non era stata ancora raggiunta l’alta quota e dunque il livello di pressurizzazione all’interno del velivolo era ancora basso. Nonostante ciò, dei 74 passeggeri a bordo 4 risulterebbero feriti, di cui uno in maniera grave. Inizialmente si era diffusa la voce di un corpo carbonizzato precipitato dopo essere stato risucchiato nel vuoto attraverso la falla aperta in cabina. Secondo alcuni siti online, il corpo sarebbe caduto al suolo nel distretto di Balcad, circa 35 chilometri a Nord di Mogadiscio. La notizia, però, non è stata confermata e, al momento, fonti ufficiali non parlano di morti. A dare la notizia per primo è stato il sito d’informazione somalo Horseed Media.

I timori iniziali erano quelli di un attentato: l’esplosione, stando anche a quanto riportato dal Mirror, non si escludeva che fosse stata causata da una bomba. L’indiscrezione è però stata prontamente smentita dal governo locale attraverso una conferenza stampa in cui ha parlato il ministro dei Trasporti Ali Jama Jangeli, il quale ha riferito che a causare l’incidente è stato un problema tecnico, con ogni probabilità l’esplosione di una bombola di ossigeno. La notizia sarebbe stata poi confermata da un tecnico della compagnia aerea Daallo, che ha parlato di «un’esplosione del serbatoio dell’ossigeno».

 

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Chi è il 24enne bergamasco. Un passeggero del volo, contattato da Horseed Media, ha raccontato i drammatici istanti vissuti sul volo D3159 e ha elogiato la freddezza del capitano e del suo team: «Poco dopo il decollo c’è stato un incendio a uno dei due motori. Grazie a Dio il capitano e il suo staff hanno deciso di tornare indietro e sono riusciti ad atterrare». Nella cabina, al fianco del pilota, c’era Riccardo. Contattato da L’Eco di Bergamo, il ragazzo non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione, anche perché le autorità di Mogadiscio stanno ancora indagando sull’incidente, tentando di ricostruire i fatti. Al quotidiano bergamasco ha però parlato il padre del 24enne, Antonio Bonaldi, medico in pensione, il quale ha riferito di essere riuscito a sentire Riccardo soltanto per pochi secondi e attraverso qualche messaggio su WhatsApp: «Ci è parso molto tranquillo. Lui e il pilota hanno fatto un lavoro eccezionale». In realtà Riccardo non è ancora un professionista dei cieli, ma lo stava per diventare grazie allo studio e all’esperienza.

Grazie alla compagnia aerea greca Hermes (attraverso la quale si trovava a bordo del volo della Daallo del 2 febbraio) stava infatti portando a termine il lungo training necessario per poter diventare pilota. Nonostante la giovane età, vantava già diversi voli come copilota nei cieli europei e africani, sulle rotte della Hermes. Diplomatosi al Lussana, nel 2010 si è poi iscritto alla Gestair Flying Academy: si tratta di una scuola europea per piloti di linea che vanta tre sedi tra Italia, Portogallo e Spagna. La sede italiana è situata proprio allo scalo di Orio al Serio, ma il corso di formazione Riccardo l’ha poi svolto nel centro Gestair a Cascais, Lisbona, dove si tiene la fase pratica di volo e dove sono presenti anche alcuni istruttori italiani. La scuola è tra le poche in Europa a possedere la certificazione per testare l’inglese aeronautico dei piloti commerciali e a prevedere l’insegnamento delle tecniche di assunzione delle compagnie aeree per facilitare l’integrazione dei cadetti di volo nel mercato del lavoro internazionale. Dopo il superamento dei corsi, infatti, Gestair si occupa di facilitare il contatto con le compagnie aeree e il 100 percento degli alunni italiani usciti dai corsi della Gestair Flying Academy comincia a lavorare già nei 6 mesi successivi alla conclusione del corso. Riccardo, grazie allo studio, si era conquistato uno spazio alla Hermes, dove stava portando a termine il “tirocinio” necessario per poi poter diventare un vero e proprio pilota. Tra poco tornerà finalmente a Bergamo per dei giorni di riposo e potrà riabbracciare la sua famiglia e gli amici. E raccontare loro l’incredibile (e terribile) avventura che ha vissuto.

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