Statistiche

Il virus colpisce anche i più giovani, e sopra i 70 può diventare letale (stando ai numeri ufficiali)

Sebbene la realtà dei fatti ci stia dimostrando che i dati di Regione e Protezione Civile siano tutt'altro che esaustivi, sono gli unici a disposizione. Ecco un'analisi nazionale e lombarda: casi totali, fasce di età colpite e letalità

Il virus colpisce anche i più giovani, e sopra i 70 può diventare letale (stando ai numeri ufficiali)
18 Marzo 2020 ore 12:48

di Andrea Rossetti

Si dice spesso che la matematica non mente. I numeri, nella loro fredda schiettezza, raccontano un evidente stato dei fatti. Ed è vero. Ma nel pieno dell’emergenza Coronavirus, qui a Bergamo qualche dubbio ce lo poniamo. Lo diciamo da giorni: i morti sono molti di più di quelli dichiarati dai dati ufficiali. Lo raccontano le statistiche, visto che il Comune di Bergamo ha dovuto gestire, negli ultimi dieci giorni, quasi quattrocento decessi contro i circa trenta degli stessi giorni di un anno fa. E lo raccontano soprattutto i carri funebri fuori dal cimitero Monumentale e le bare ordinatamente in fila nelle chiese in attesa di cremazioni e sepolture. I 460 decessi da Coronavirus appurati da Regione Lombardia e Protezione Civile nella nostro provincia non fotografano la vera situazione.

I numeri ufficiali e la realtà dei fatti. Lo stesso discorso vale per i contagi. È evidente che i casi più gravi rientrano tra quelli conteggiati, visto che sono tristemente raccontati dalle persone che finiscono nei reparti di terapia intensiva dei nostri ospedali, ormai allo stremo. Ma ci sono anche gli asintomatici e coloro che presentano soltanto sintomi lievi, persone alle quali, è ormai noto, il tampone non viene fatto. E dato il diffondersi del virus, spesso purtroppo anche casi meno lievi non vengono conteggiati: sono diverse le persone che negli ultimi giorni sono morte a casa propria con evidenti sintomi da Coronavirus ma che non sono riuscite a ottenere la giusta assistenza. Nomi e volti, prima che casi, che le statistiche non hanno rilevato e mai rileveranno. Lo dicono in tanti che servirebbe una strategia di test di massa per poter avere un vero, reale quadro della situazione. Ma le autorità per adesso escludono questa strategia, impegnate come sono nel fare in modo che il sistema sanitario regga l’urto.

I dati nazionali: fasce d’età colpite e letalità. Per avere un quadro della situazione, dunque, non ci si può che affidare ai dati rilevati ufficialmente, consapevoli però delle premesse che abbiamo qui sopra esposto. Per intenderci: la virologa Ilaria Capua ha addirittura parlato di un numero di persone contagiate che può essere migliaia di volte superiore a quello effettivamente riscontrato. Detto ciò, le rilevazioni dell’Istituto Superiore di Sanità (che potete trovare QUI), al 17 marzo (ieri) contavano 28.293 casi di Coronavirus in Italia. Di questi, 2.629 riguardavano operatori sanitari. I decessi, invece, sono stati 2.003. I soggetti più colpiti sono gli uomini (59,6 per cento) e l’età media dei contagiati è di 63 anni. Questi dati sono innanzitutto utili per smentire la diceria che soltanto gli anziani vengono colpiti dal Covid-19: il 37,2 per cento delle persone risultate positive ha effettivamente più di 70 anni, ma il 37,4 per cento ha un’età compresa tra i 51 e i 70 anni e il 24,3 per cento tra i 19 e 50 anni. Solo l’1,1 per cento ha meno di 18 anni. A cambiare, tra le varie fasce di età, è invece il tasso di mortalità, che sulla totalità si attesta al 7,1 per cento: i decessi tra gli over90 sono stati 198, il 9,9 per cento del totale (tasso di letalità del virus del 22,9 per cento); nella fascia 80-89 anni ci sono stati 851 decessi (42,5 per cento del totale), per un tasso di letalità del 19,6 per cento; tra i 70-79 anni 708 decessi (35,3 per cento), tasso di letalità del 12,3 per cento; tra i 60-69 anni 173 decessi (8,6 per cento), tasso di letalità del 3,5 per cento; tra i 50-59 anni 56 decessi (2,8 per cento), tasso di letalità dell’1 per cento; tra i 40-49 anni 12 decessi (0,6 per cento), tasso di letalità del 0,4 per cento; tra i 30-39 anni 5 decessi (0,2 per cento), tasso di letalità del 0,3 per cento. Sotto i 30 anni, invece, non ci sono stati decessi.

I dati lombardi: fasce d’età più colpite. L’Iss offre anche un quadro statistico incentrato sulle singole regioni, ma questo aggiornato per ora alle 16 del 16 marzo. La Lombardia risulta essere, come è noto, l’area più colpita, contando il 58,5 per cento dei casi totali in Italia. Con quasi quattromila casi, la provincia di Bergamo è la più colpita, ormai tallonata da quella di Brescia, che ha superato quota 3.300 contagi. L’età media dei contagi lombardi è di 65 anni. Analizzando i dati in questione, sono due le conclusioni più utili che si possono trarre: innanzitutto il fatto che tra l’apparizione dei primi sintomi e la diagnosi passano mediamente quattro o cinque giorni, e poi che, anche in Lombardia, non è vero che a essere contagiati sono soltanto i più anziani. Ecco il numero e la percentuale di casi lombardi (ripetiamo, aggiornata alle 16 del 16 marzo, ultimo dato reso disponibile dall’Iss) per ogni fascia di età:

  • 0-9 – 61 (0.4%)
  • 10-19 – 77 (0.5%)
  • 20-29 – 456 (3.1%)
  • 30-39 – 900 (6.1%)
  • 40-49 – 1637 (11.2%)
  • 50-59 – 2724 (18.6%)
  • 60-69 – 2671 (18.2%)
  • 70-79 – 3306 (22.6%)
  • 80-89 – 2379 (16.2%)
  • >90 – 387 (2.6%)
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