Vittime tra i giocatori e campionati fermi

In Palestina ucciso anche il calcio Partita della Pace? C’è chi dice no

In Palestina ucciso anche il calcio Partita della Pace? C’è chi dice no
27 Agosto 2014 ore 13:04

I venti di guerra che soffiano nel Mediterraneo non risparmiano nessuno, neanche lo sport più popolare del mondo: il calcio. Per questo Papa Francesco ha voluto che si parta proprio dal calcio per superare divisioni e discordie. Una partita interreligiosa per la pace è stata convocata allo Stadio Olimpico di Roma per il 1 settembre, voluta dal pontefice prima che la situazione internazionale precipitasse e organizzata, tra gli altri, dall’ex capitano dell’Inter Xavier Zanetti.

Sarà un appuntamento che unirà diverse culture e religioni, e coinvolgerà un’ampia selezione dei migliori calciatori di tutto il mondo di oggi e di ieri, in rappresentanza di popoli e religioni diverse. Ci saranno buddisti, cristiani (cattolici, protestanti, evangelici), ebrei, induisti, musulmani, shintoisti. Un’occasione per dimostrare quanto lo sport, il calcio in particolare, possa veicolare un messaggio di fratellanza, condivisione. E pace. Almeno nelle intenzioni.

Il rischio che anche questa partita di calcio non raggiunga l’obiettivo è concreto. La stella del calcio egiziano, il terzino Mohamed Aboutreika, detto il Totti d’Egitto, ha declinato l’invito. Perché all’incontro dovrebbero partecipare anche tre calciatori israeliani (Yossi Benayoun, Dudu Auate e Tomer Hemed) e Aboutreika non ha intenzione di giocare con loro. Su Twitter ha scritto: «Ho detto no per la partecipazione di sionisti. Stiamo dando un esempio alle nuove generazioni». Considerato il più grande giocatore egiziano, noto per le sue posizioni a favore dei palestinesi, è solito festeggiare ogni gol inginocchiandosi in direzione della Mecca. Altri giocatori invitati potrebbero fare lo stesso gesto dell’egiziano.

 

CALCIO E GUERRA

 

Calcio e guerra in Palestina. Quello di Aboutreika è, però, solo il fatto più eclatante. La guerra a Gaza ha minacciando seriamente il calcio israeliano. Nonostante la tregua in vigore dalle 19 del 26 agosto, che ha previsto l’apertura dei valichi della Striscia per consentire l’accesso degli aiuti e dei materiali per la ricostruzione, il campionato di calcio israeliano è stato sospeso perché Hamas ha minacciato di colpire gli stadi.

A causa della guerra, poi, è stato rimandato a data da destinarsi l’inizio della Premier League israeliana. L’inizio era previsto per lo scorso week end, con la partita tra Hapoel Tel Aviv and Maccabi Netanya, ma il comando delle forze armate israeliane ha ordinato lo stop a qualsiasi manifestazione che raggruppi più di mille persone all’aperto nel raggio di 80 chilometri dal confine con Gaza. Per timore dei razzi sparati da Gaza in direzione Tel Aviv, anche l’allenatore del Maccabi Tel Aviv, Oscar Garcia, si è dimesso. Secondo la stampa israeliana sarebbero state le pressioni della moglie, spaventata dai lanci di missili, a fargli prendere la decisione di lasciare il Paese.

La guerra in Terra Santa non ha risparmiato niente e nessuno: a Gaza quattro stadi sono stati distrutti dall’aviazione israeliana, e sei giocatori della nazionale palestinese sono stati uccisi. Tra loro anche Ahed Zaquot, 49 anni, ex calciatore della Nazionale palestinese, una squadra riconosciuta dalla Fifa solamente nel 1998. Zaquot aveva guidato la sua squadra contro una selezione francese in cui giocò anche l’attuale presidente della Uefa Michel Platini. Considerato il più grande talento del calcio palestinese, Zaquot non si era mai schierato politicamente.

I problemi per le squadre israeliane anche fuori dal confini del Paese. A luglio, a guerra da poco iniziata, in Austria si è assistito a un finale con rissa sfiorata durante l’amichevole tra i francesi del Lilla e gli israeliani dal Maccabi Haifa. A cinque minuti dalla fine del match, quando il risultato era saldamente in mano ai francesi, un gruppo di persone ha invaso il campo, sventolando alcune bandiere palestinesi. Ne è nato un acceso faccia a faccia con i giocatori del Maccabi, ed è partito il confronto fisico. L’arbitro a quel punto, temendo che la situazione potesse degenerare, ha fischiato la fine del match, costringendo le squadre a tornare negli spogliatoi con tre minuti d’anticipo rispetto al 90′.

La difficile situazione del calcio israeliano mette a rischio anche la partita di qualificazione dei prossimi Europei: il Belgio dovrebbe giocare a Gerusalemme il 9 settembre ma è ancora tutto in forse. La speranza è che la tregua annunciata come duratura possa permettere che almeno il calcio contribuisca a riportare a una apparente normalità la vita dei due popoli.

Lo stesso per Libia ed Egitto. Non solo Israele e Palestina. Anche in Libia il campionato non si gioca da diversi anni, e in Egitto gli ultras sono stati uno dei motori della Rivoluzione. Non si dimentichi la strage di Port Said, quando gli scontri tra le tifoserie della squadra ospite al-Ahly e della locale al-Masry si trasformarono in un campo di battaglia dove persero la vita 73 persone. Secondo molti fu una guerra pianificata.

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