Prossima tappa: New Hampshire

Che cosa sono di preciso i caucus e perché stupisce l’esito dello Iowa

Che cosa sono di preciso i caucus e perché stupisce l’esito dello Iowa
Cronaca 02 Febbraio 2016 ore 15:02

Si sono tenuti questa notte i caucus dello Stato dell’Iowa, una delle prime fasi del complicato procedimento delle primarie negli Stati Uniti. Le maggiori attenzioni erano dedicate al confronto fra i candidati repubblicani, dal momento che per quanto riguardava i democratici era atteso, ed è stato confermato, un serrato testa a testa fra Hillary Clinton e Bernie Sanders. E i risultati dei caucus del Gop, in effetti, hanno riservato diverse sorprese. Tutto ciò premesso, è evidente che ci sia una questione basilare da affrontare: ma che accidenti sono questi caucus?

Per capire i caucus. Il sistema di selezione dei candidati, che va sotto il nome generico di “primarie”, si articola in realtà in due tipologie: la prima è quella delle primarie vere e proprie, che sono elezioni con seggi, urne e schede; l’altra tipologia, meno diffusa, è appunto il caucus. Quest’ultimi (ci sono varie interpretazioni sull’origine del nome) sono delle assemblee che i partiti organizzano in ogni singolo micro collegio e che si possono tenere non solo nelle sedi dei partiti stessi ma anche in palestre, saloni parrocchiali, ristoranti o anche in case private. Ogni micro collegio ha un suo caucus, e in Iowa sono 1.774. I caucus si aprono quando la gente ha finito di lavorare, quindi orientativamente verso le 18 e proseguono a oltranza. Questo significa una cosa: partecipa solo chi è molto motivato, non ha paura del freddo e della perdita di tempo, o non ha lavori serali o notturni. Il caucus si apre con un dibattito, in cui almeno un sostenitore per ogni candidato prende la parola spiegando perché bisogna votare per quel candidato. Nei caucus repubblicani, finite le dichiarazioni, si procede direttamente al voto con scrutinio segreto. Nei caucus democratici, invece, si stabilisce una prima soglia di sbarramento: se un candidato non raggiunge un certo numero di sostenitori (deciso in base al numero di presenti), questi devono scegliere un altro candidato. I sostenitori si dispongono in aree diverse della sala e si fa la conta in proporzione. Il voto quindi è palese, con tutto ciò che ne consegue. Il numero dei delegati viene attribuito proporzionalmente, poi questi numeri verranno rapportati ai delegati della contea e via dicendo, fino a che non verranno decisi quelli definitivi che andranno alla convention del partito al momento della scelta vera e propria del candidato presidenziale. Per tutti questi motivi, i caucus sono decisamente più imprevedibili delle primarie “classiche”: intanto i sondaggi spesso non sono veritieri, perché non è detto che chi risponde alle domande poi sia abbastanza motivato da affrontare la neve e l’ora tarda per partecipare al voto. E poi la campagna elettorale incessante, spesso affidata a persone molto motivate, può portare a cambi d’opinione anche repentini e dell’ultimo minuto.

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Com’è andata fra i repubblicani… Vendendo ai risultati in area Gop, ha stupito tutti l’affermarsi di Ted Cruz, candidato ultra conservatore che ha ottenuto il 27,7 percento dei consensi, staccando di 3,4 punti percentuali il favorito Donald Trump, che si è dovuto accontentare di una seconda piazza davvero inaspettata. «Dio benedica lo Stato dell’Iowa, a lui va la gloria», ha commentato Cruz a caldo, dichiarando che «l’alba sta arrivando. Dal primo giorno questa campagna è stata un movimento di persone che credono nei principi del libero mercato, nella Costituzione e nei valori cristiani». Trump ha invece dovuto inghiottire un amaro rospo, ben consapevole comunque che i risultati dei caucus, come detto, spesso sono stati più che ribaltati (basti pensare che nel 2012, in Iowa, la spuntò il poi sparito Rick Santorum). Il vulcanico imprenditore newyorkese si è detto «onorato di essere arrivato secondo», ricordando che un anno fa, quando decise di scendere in campo per la Casa Bianca, in molti sostenevano che alla prova dell’Iowa non si sarebbe piazzato nemmeno fra i primi dieci. Trump ha promesso di «andare avanti per sconfiggere Clinton, Sanders o chiunque decida di farsi avanti», riferimento non casuale all’ex sindaco di New York Michael Bloomberg, che sta valutando se candidarsi da indipendente. Donald ha poi lasciato il palco promettendo ai cittadini dell’Iowa che «verrò qui e comprerò una fattoria». Decisamente sorprendente è stato anche il terzo posto di Marco Rubio, soprattutto per il fatto di averlo ottenuto con il 23,1 percento dei consensi, percentuale che in pochi ritenevano possibile. «Questo è il momento che ci hanno detto che non sarebbe mai accaduto», ha dichiarato, sostenendo che «la nostra nazione ha davanti a sé due opzioni: diventare la migliore di sempre o diventare una grande nazione in declino».

… e fra i democratici. Meno chiacchierato il risultato del caucus democratico, dove la Clinton e Sanders, come da pronostici, hanno sbaragliato la concorrenza grazie ad un testa a testa che probabilmente si profilerà per tutta la durata delle primarie. L’ex first lady ha ottenuto il 49,9 percento dei voti, mentre Bernie si è fermato a 49,6. «What a night!», ha esordito Hillary, dichiarando di aver tirato un grosso «sospiro di sollievo». «Lo status quo non è un’opzione», ha poi incalzato vantandosi ancora una volta della sua esperienza. «So quello che siamo capaci di fare; io so come alzare i salari e garantire l’assicurazione sanitaria a tutti; io so come possiamo essere la super potenza dell’energia pulita del 21esimo secolo; io so come rendere l’università a portata di tutte le tasche; io so come proteggere i diritti degli elettori, dei lavoratori, degli immigrati, delle donne, di gay e di lesbiche. Come lo facciamo? Garantendomi la nomination e andando alla Casa Bianca». «Iowa, grazie», ha invece declamato Sanders all’inizio del suo commento di questi risultati, per poi proseguire sottolineando di nuovo quelli che saranno i punti cardine della sua agenda politica: «Il popolo americano sta dicendo: no a un’economia truccata. Non è giusto che il 10 percento della società possieda la ricchezza del resto del 90 percento della popolazione». Per questo ha chiesto ai suoi supporter: «Siete pronti per un’idea radicale? Creeremo un’economia che funziona per le famiglie lavoratrici e non solo per quelle miliardarie. Alzeremo il salario minimo orario a 15 dollari, garantiremo lo stesso trattamento di reddito alle donne, renderemo il college accessibile a tutti, ricchi e poveri, e faremo in modo che l’assistenza sanitaria sia un diritto per tutti». Prossima tappa: New Hampshire.

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