Ma la curva è in salita

Ipotesi zone provinciali contro le varianti Covid: Bergamo (per ora) sotto controllo

Attualmente, la nostra provincia ha 89 casi ogni centomila abitanti negli ultimi sette giorni, molti meno rispetto a Brescia (267), Como (144), Lecco (129), Monza-Brianza (125) e Milano (105). Ma i numeri sono cresciuti del 56 per cento rispetto a una settimana fa

Ipotesi zone provinciali contro le varianti Covid: Bergamo (per ora) sotto controllo
Cronaca 16 Febbraio 2021 ore 16:40

Preoccupano sempre di più le varianti del Covid. Anche in Bergamasca, data la loro elevata contagiosità (in particolare di quella “inglese”, che è ormai evidentemente la più diffusa). Diverse Regioni, come Toscana e Abruzzo, già da alcuni giorni hanno deciso di imporre delle zone rosse locali, provinciali per la precisione, tese a bloccare il diffondersi del contagio senza però andare a “toccare” territori che, invece, non si trovano in situazioni di elevata difficoltà.

La proposta delle zone provinciali del dott. Spada

Questo sistema, che secondo alcune testate nazionali sarebbe anche quello che il nuovo Governo Draghi potrebbe seguire, ricalca l’ipotesi che, da diverso tempo, aveva avanzato il dottor Paolo Spada, chirurgo vascolare dell’istituto Humanitas Gavazzeni di Rozzano, esperto di algoritmi applicati alla medicina e curatore delle relazioni sul contagio pubblicate sulla pagina Facebook “Pillole di ottimismo“. Tra i grafici che Spada propone e aggiorna quotidianamente e relativi all’andamento della pandemia in Italia, ce n’è anche uno che mostra la situazione delle varie province italiane se si applicasse il sistema delle limitazioni locali e non più solo regionali. In questo quadro, la provincia di Bergamo sarebbe una di quelle “messe meglio” in Lombardia (potete vederlo nella scheda numero 10 dei grafici che trovate qui sotto).

Bergamo (per ora) sotto controllo

Fin dalla sua adozione, il sistema regionale a colori è stato oggetto di una serie di osservazioni e critiche sulla sua efficacia. In particolare, molti hanno fatto notare come valutare l’opzione delle zone colorate a livello provinciale e locale possa essere un’opzione utile a tutelare la salute e contenere l’epidemia, ma anche a garantire l’economia e le imprese dei territori cosiddetti “virtuosi”.

Nella relazione aggiornata a lunedì 15 febbraio, la Bergamasca presenta un’incidenza di 89 contagiati ogni centomila abitanti negli ultimi sette giorni, un risultato sicuramente in crescita rispetto alle ultime settimane (appena dieci giorni fa l’incidenza era di 46 casi ogni centomila abitanti), ma al di sotto della soglia regionale, pari a 154, e a quella italiana, di 184. Questa soglia, come spiega Spada, è calcolata in base alla disponibilità di posti letto liberi, intesi come posti non occupati da pazienti Covid, e in base alla popolazione.

Brescia in difficoltà

Se si seguisse lo schema proposto da Spada, Bergamo sarebbe fuori dal rischio zona rossa: basti pensare che la situazione critica di Brescia presenta un’incidenza di 267 casi ogni centomila abitanti in sette giorni e che la nostra provincia è dietro anche a quelle di Como (incidenza a 144), Lecco (129), Monza e Brianza (125) e Milano (105). Questo non significa comunque abbassare la guardia, anche perché la variazione negli ultimi sette giorni dei nuovi positivi nella nostra provincia è stata del + 56 per cento.

Solo le prossime relazioni ci diranno se l’andamento è destinato a rimanere stabile oppure se ci saranno nuovi sviluppi. Certo è che risulta fondamentale contenere contagi e non riempire le terapie intensive, per la salute delle persone ma anche per far lavorare le attività economiche, duramente provate dall’attuale emergenza sanitaria.

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