Hanno attraversato 16 check point

Iraq, i 12 cristiani sfuggiti all’Isis con l’aiuto di un musulmano

Iraq, i 12 cristiani sfuggiti all’Isis con l’aiuto di un musulmano
19 Settembre 2014 ore 14:33

In mezzo a tante notizie tragiche che quotidianamente giungono dal Medio Oriente, finalmente una storia a lieto fine. Riguarda dodici cristiani di Bartella, città siriana a pochi chilometri dal confine con l’Iraq, balzata tristemente agli onori della cronaca perché il 7 agosto scorso le milizie dell’Isis l’hanno invasa, provocando la fuga improvvisa e disperata degli abitanti della città, a maggioranza cristiana.

Nella notte fra il 7 e l’8 agosto giunge in città la notizia dell’imminente arrivo delle truppe jihadiste del Califfato, che di lì a poche ore avrebbero conquistato Bartella. L’informazione porta migliaia di cristiani a fuggire dalla città, abbandonando tutto quello che possiedono in una drammatica corsa verso la sopravvivenza. Ma ce n’è una dozzina che, per motivi di sicurezza, quella notte ha deciso di dormire sul tetto della propria casa e non ha quindi nessuna consapevolezza di quello che sta accadendo. Così, la mattina dell’8 agosto, una volta svegli e in strada, si trovano circondati dai soldati dell’Isis, che li obbligano a tornare dentro la casa e a non uscire per alcun motivo. Questa prigionia domestica dura venti giorni: durante i primi tre, il cibo venne assicurato dalle milizie; ma nei restanti diciassette, devono arrangiarsi con quanto era rimasto in casa, e non è che sia molto. Senza cibo, senza denaro (è stato portato via dai miliziani), soli, e con la quotidiana paura di non vedere il giorno successivo.

Terminati questi 20 giorni, vengono tolti dalla loro casa, presentati di fronte ad un tribunale islamico di Mosul, in Iraq, e posti di fronti ad un bivio: l’abiura della loro fede cristiana o la morte. I dodici optano per un temporaneo e fittizio rinnegamento, dichiarandosi neofiti musulmani e mantenendo salva la vita. Non solo, ma vengono loro consegnati anche nuovi documenti dello Stato islamico, grazie ai quali comincia a prendere corpo la possibilità di fuggire dalla zona.

Il fratello di uno dei fuggitivi, nelle settimane precedenti, era riuscito a rifugiarsi in Kurdistan grazie all’aiuto di un musulmano di Mosul oppositore del Califfato, che, agendo nell’ombra, aveva potuto salvare già alcune decine di cristiani. Dopo averlo incontrato, i dodici riescono ad accordarsi con lui per programmare la fuga; nonostante manchino loro i 540 dollari richiesti per l’impresa, l’uomo decide di aiutarli gratuitamente.

Da Mosul al Kurdistan ci sono ben sedici checkpoint dell’Isis, superabili sono a tre condizioni: il possesso dei documenti forniti dal Califfato (ottenuti, si è detto, in seguito alla finta abiura), una buona scusa e la dichiarazione di far ritorno non appena possibile. Partiti in macchina, i dodici cristiani riescono a superare tutti i punti di blocco sostenendo di essere diretti a Kirkuk, nel Nord dell’Iraq, per un funerale di famiglia, ed esprimendo l’intenzione di tornare a Mosul il prima possibile; i documenti ufficiali dello Stato islamico fanno il resto. Superato il sedicesimo e ultimo checkpoint, abbadonano la strada per Kirkuk dirigendosi invece verso i territori più prossimi controllati dai peshmerga curdi. Il viaggio è riuscito. Questi dodici coraggiosi cristiani sono oggi salvi e liberi di vivere la loro fede.

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