Dodicesimo giorno di offensiva

Gaza, oltre 300 vittime

Gaza, oltre 300 vittime
16 Luglio 2014 ore 10:30

Offensiva margine protettivo, dodicesimo giorno

Proseguono i raid e i missili: le sirene, nella giornata del 18 luglio, hanno suonato due volte a Tel Aviv e il sistema anti-missilistico di Israele, l’Iron Dome, ha intercettato 5 razzi provenienti da Gaza. Israele ha invece colpito, nelle ultime 48 ore, 260 obiettivi di terra nelle aree a nord e a est della Striscia di Gaza. Sulla città palestinese sono stati effettuati anche bombardamenti navali.

L’obiettivo dell’operazione terra è invece quello di trovare la rete di gallerie sotterranee che consentono il passaggio di cibo e rifornimenti dai paesi vicini, servono da nascondiglio e aiutano le incursioni a sorpresa di Hamas. Le ruspe scavano fino a 20 metri in profondità, difese da tank e da incessante fuoco di dissuasione d’artiglieria: alla fine della seconda notte di ricerche l’esercito ha comunicato di averne trovati 21 (il 70 percento del totale). Dopo l’identificazione dei tunnel, Israele deciderà se estendere le operazioni ai centri abitati, alla caccia degli arsenali di Hamas e della Jihad islamica e dei loro bunker: «La nostra intenzione è di continuare ad ampliare l’operazione secondo quanto necessario», ha detto il capo di Stato maggiore Benjamin Gantz, mentre un portavoce dell’esercito, Moti Almoz, ha reso noto che «già 50mila persone hanno lasciato le loro case nel nord di Gaza e altre riceveranno l’ordine di evacuazione nel corso della giornata, appena avremo l’ordine di estendere l’operazione, lo faremo». Si combatte su territorio urbano.

Il bilancio delle vittime nella Striscia di Gaza è salito a 314, due terzi di questi sarebbero civili. un quinto bambini. Nella notte dell’offensiva di terra sono stati uccisi 40 miliziani di Hamas, mentre altri 20 sono stati catturati e consegnati allo Shin Bet, il servizio di sicurezza interno. Secondo fonti mediche, dall’inizio dell’Operazione Margine Protettivo, i feriti sono più di 2.100, mentre secondo le ultime cifre fornite dall’Onu il numero degli sfollati è salito dai 35mila di venerdì 19 a 55mila. Due i morti israeliani: un soldato ammazzato dal fuoco amico e un civile ucciso sabato 12 da un razzo di Hamas sparato da Gaza ed esploso in un insediamento di beduini nel Neghev.

Hamas ha fatto sapere di essere riuscita a entrare in Israele. «I nostri uomini sono penetrati in territorio israeliano e combattono dietro le linee nemiche», ha detto in una trasmissione radio il braccio armato di Hamas, Brigate Ezzedin al-Qassam. Dentro la Strisca è scattata la caccia alle spie di Israele: almeno due esecuzioni avvenute. Scontri a fuoco sono scoppiati fra soldati israeliani e miliziani palestinesi nelle immediate vicinanze dei reticolati di confine con Gaza, nel settore centrale della Striscia. Più tardi la Radio militare israeliana ha fatto sapere che i soldati israeliani hanno ucciso «un terrorista» che ha cercato di infiltrarsi dalla Striscia.

Venerdì sera si è riunito il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. «Dall’8 luglio, oltre 2.000 razzi sono stati lanciati su Israele, e 1.900 attacchi sono stati portati avanti contro Gaza da terra a dall’aria», ha detto il capo degli affari politici dell’Onu, Jeffrey Feltman, «Il cessate il fuoco nella zona è indispensabile e urgente». Scettico però l’ambasciatore palestinese al Palazzo di Vetro, Ryad Mansour che ha chiesto ai Quindici di condannare l’azione militare di Israele: «Se il Consiglio di Sicurezza dell’Onu fallirà nel tentativo di porre fine alle violenze contro la nostra gente, non avremo altra alternativa che rivolgerci alla Corte Penale Internazionale». Oggi, sabato 19, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon inizierà una missione in Medio oriente per cercare di allentare la tensione nella Striscia di Gaza: Abu Mazen gli chiede di «mettere l’intera popolazione palestinese sotto la protezione Onu».

Barack Obama ha rivendicato il diritto di Israele a difendersi dai razzi: «Nessun Paese può accettare che razzi siano sparati ai suoi confini», ha risposto il presidente americano, aggiungendo tuttavia che «gli Stati Uniti e gli alleati sono preoccupati per i rischi di un’ulteriore escalation e per le perdite di vite innocenti».

 

Undicesimo giorno

Dopo dieci giorni di martellanti bombardamenti, l’esercito israeliano è entrato a Gaza. Nella notte tra giovedì 17 e venerdì 18, ottomila soldati (reparti di fanteria, artiglieria, tank, affiancati da uno sbarco anfibio dalla costa) hanno varcato il confine e ingaggiato i combattimenti con alcuni miliziani palestinesi. Gli ufficiali della Difesa israeliana hanno dichiarato di aver trovato poca resistenza. Il governo israeliano ha anche autorizzato le forze armate a richiamare altri 18.000 riservisti, che si vanno ad aggiungere ai 56.000 già ripresi in servizio dall’inizio dell’offensiva. Le 4 incursioni via terra sono state affiancate da 29 raid aerei, 205 cannonate e 110 colpi dal mare. Otto le case palestinesi completamente distrutte, mentre fonti mediche di Gaza riferiscono che i palestinesi uccisi sono 20 (tra le vittime, anche un bimbo di 5 mesi). Dall’inizio dell’operazione Margine Protettivo sono 260 i palestinesi uccisi e 2000 quelli feriti. Morto anche un soldato di Tel Aviv: è il primo militare israeliano a perdere la vita, Eitan Barak, sergente di 20 anni, ma secondo alcuni testimoni sarebbe stato colpito dal fuoco amico.

L’ordine d’invasione è stato dato dal premier Benyamin Netanyahu e dal ministro della Difesa Moshe Yaalon, dopo il fallimento del secondo tentativo di mediazione dell’Egitto con le parti. Le forze di terra israeliane avanzano con la missione di «identificare e reprimere la minaccia dei tunnel», ha annunciato il portavoce militare, secondo il quale durante la notte sono stati colpiti oltre 100 «siti del terrore», circa 9 tunnel e oltre 20 lanciatori di razzi. L’ordine impartito dal ministro della Difesa Moshe Yaalon è, del resto, «danneggiare o distruggere i tunnel che Hamas adopera per penetrare in territorio israeliano». L’operazione – ha spiegato il generale capo Peter Lerner – è diretta alla distruzione dei tunnel che consentono ai «terroristi» di infiltrarsi in Israele e portare attacchi e la sua durata è a tempo indeterminato. Le forze di difesa israeliane (Idf) hanno già colpito 143 obiettivi. I tunnel sono sotto terra (non basta quindi la sola forza aerea), e corrono sotto le case abitate dai civili.

A Gaza, rimasta senza elettricità, è il panico. La popolazione, composta in parte da sfollati, non sa dove rifugiarsi. È stato sparato del gas bianco, davanti al quale i medici erano impotenti: dal ministero della salute di Gaza è poi giunta l’informazione che si trattava del’innocuo gas che Israele usa per annebbiare e permettere ai suoi mezzi di spostarsi senza essere visti. È stato completamente distrutto anche l’ospedale di Al Wafa, dove sono ricoverati pazienti in lunga degenza o in coma.

I razzi di Hamas, intanto, non si sono fermati: nella notte ne sono stati sparati una settantina, e nella mattinata del 18 luglio le sirene sono risuonate nelle città ai confini con la Striscia. Le brigate Al-Qassem preannunciano una guerra «in ogni casa, strada e luogo di Gaza». E Hamas ha già risposto in tono di sfida: «Aspettavamo con ansia questa operazione di terra per impartire una lezione» agli israeliani, ha tuonato un portavoce delle Brigate Ezzedin al-Qasssam, braccio militare dell’organizzazione. Il dirigente del gruppo islamico Fawzi Barhoum ostenta sicurezza: «I nostri uomini sono pronti e hanno il morale molto alto e sono addestrati a compiere azioni senza precedenti contro gli occupanti». «Gaza sarà la tomba per i soldati di occupazione», dice Sami Abu Zuhri, portavoce di Hamas. Per il leader del gruppo, Khaled Meshaal, «in questo modo Israele vuole accaparrarsi tutto ciò che non ha ottenuto con gli attacchi aerei e navali».

L’escalation militare è arrivata al termine di una giornata iniziata sotto gli auspici di una possibile tregua a Gaza, grazie alla mediazione egiziana fra Israle e Hamas. Ma il testo della bozza, accettata da Israele, è stato rigettato da Mussa Abu Marzuk, membro del comitato politico di Gaza, che ha posto ulteriori condizioni e richieste innescando il corto circuito che ha portato all’intervento militare. Per questo fonti ufficiali egiziane affermano: «La responsabilità di quanto sta avvenendo è di Hamas».

Nella giornata di giovedì 17 luglio, a Gaza, sono stati uccisi dai bombardamento altri 4 bambini, che si aggiungono alle piccole vittime del giorno precedente, per le quali Shimon Peres, presidente di Israele, ha chiesto pubblicamente scusa.

Poco prima dell’invasione da terra, a Roma è iniziata una veglia di preghiera di 12 ore per la Terra Santa. Raccogliendo l’appello di Papa Francesco a pregare con insistenza per la pace, i giovani hanno deciso di mettersi in ginocchio davanti all’Eucaristia per chiedere la pace al Signore. In unione spirituale anche alcuni giovani di Gerusalemme. Papa Francesco nella mattinata ha telefonato al presidente israeliano Shimon Peres e al presidente palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) condividendo le sue gravissime preoccupazioni per l’attuale situazione di conflitto che in un clima di crescente ostilità, odio e sofferenza per i due popoli sta seminando numerosissime vittime e dando luogo a una situazione di grave emergenza umanitaria.

 

Decimo giorno

Dopo nove giorni di scontri, Israele e Hamas si sono impegnati, nella mattinata del 17 luglio, a sospendere le ostilità per cinque ore, in modo da permettere l’evacuazione dei feriti più gravi e l’approvvigionamento della popolazione di Gaza. La tregua umanitaria è stata siglata da Hamas nella notte, dopo che l’esercito israeliano aveva annunciato che avrebbe «cessato tutte le operazioni nella striscia di Gaza» e non avrebbe sparato. Cominciato alle 10 ora locale (nove ora italiana), lo stop è durato fino alle 15 (14 ora italiana). Poi è iniziato di nuovo il lancio di razzi verso Ashkelon (cittadina israeliana), a cui Israele ha risposto bersagliando obiettivi a Nord della Striscia di Gaza. A Sud di Israele, alcune strade sono state chiuse.

In serata è però giunta un’altra notizia raggelante dopo quella dell’uccisione di quattro bambini sulla spiaggia di Gaza avvenuta mercoledì. Altri quattro bambini sono stati trovati morti sotto le macerie di un palazzo di tre piani nel rione Sabra, centrato da tre razzi israeliani. I loro corpi sono stati estratti a fatica e sotto le macerie potrebbero esserci altre vittime. Un medico di Gaza ha dichiarato su Twitter che il raid è avvenuto presso l’ospedale Shifa e che anche in questo caso i bambini erano membri di una stessa famiglia

Al Cairo, intanto, nella mattina del 17 luglio, sono giunte le delegazioni di Israele e Hamas per negoziare tregua. Le due delegazioni alloggiano nello stesso hotel del Cairo (sono gli egiziani a fare la spola tra l’una e l’altra). Fonti israeliane hanno fatto sapere alla Bbc che «c’è l’intesa per cessare le ostilità a partire da domani alle 6 del mattino». Ma Hamas frena: «Ci sono stati progressi verso il cessate il fuoco, ma l’accordo ancora manca». Musa Abu Marzuk, membro del comitato politico, è ancora più esplicito: «Tutto falso, niente intesa». Anche il ministro degli Esteri di Gerusalemme smentisce: «L’accordo non c’è».

Intanto, è in corso l’inchiesta israeliana sull’uccisione, avvenuta il 16 luglio, di quattro bambini sulla spiaggia di Gaza. Colpi di artiglieria sparati dalla Marina israeliana hanno raggiunto un gruppo di bambini mentre stavano giocando a pallone. Quattro di loro sono rimasti a terra mentre altri sono fuggiti terrorizzati. Le piccole vittime si chiamavano Ahed e Zakaria di 10 anni, e gli altri due, di 9 e 11 anni si chiamavano entrambi Mohammed, tutti della famiglia Bakr. Pochi istanti dopo il primo colpo, un altro proiettile ha ferito altri bimbi e un adulto, mentre si stavano mettendo in salvo.

Il presidente israeliano Shimon Peres si è scusato per la morte dei bambini: «Sono profondamente dispiaciuto per le giovani vittime, la cui morte è stata conseguenza di un incidente», ha detto.

 

Nono giorno

Fallita la tregua, nella Striscia di Gaza e in Israele è ripresa la violenza. Iron Drome, il sistema anti-missilistico ha intercettato numerosi razzi diretti verso le città israeliane, in particolare sulla capitale Tel Aviv, mentre i bombardamenti israeliani hanno colpito decine di abitazioni nella Striscia. L’attacco più duro è stato però compiuto su una spiaggia di Gaza: alcuni proiettili israeliani provenienti dal mare hanno ucciso quattro ragazzini tra i 9 e gli 11 anni, ferendone altri tre (è rimasto ferito anche un adulto). Le vittime, riferiscono fonti palestinesi, sono state colpite probabilmente da una motovedetta, mentre si trovavano in un bar sulla spiaggia. Dall’inizio dell’operazione militare israeliana, nella Striscia di Gaza sono stati uccisi 216 palestinesi, e oltre 1.600 persone sono rimaste ferite.

Nella mattina di mercoledì 16 luglio Israele ha intimato, con messaggi telefonici e volantini, a circa 100mila abitanti di tre zone del nord della Striscia di Gaza di abbandonare le loro case, ed è tornato a minacciare di far entrare i blindati e le ruspe nella Striscia. «Non saremo in grado di garantire un’estate serena ai nostri figli senza un’operazione di terra a Gaza», ha avvertito il ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman, secondo cui Israele deve impiegare ogni mezzo per garantire la sicurezza dei suoi cittadini. La notte precedente alcuni attacchi aerei israeliani avevano colpito e danneggiato diversi edifici di Hamas, tra cui il ministero dell’Interno a Gaza e l’abitazione di uno dei leader politici del movimento.

Hamas, intanto, ha rifiutato formalmente la tregua proposta dall’Egitto, presentando una propria proposta in 10 punti che sembra però irricevibile dal governo di Israele. Secondo un’emittente tv israeliana, Hamas è pronto a un cessate-il-fuoco solo se sarà accompagnato da una tregua decennale. Il movimento islamico chiede anche il rilascio dei prigionieri liberati nello scambio per il soldato israeliano, Gilad Shalit, riarrestati recentemente, l’apertura dei valichi di Gaza per far passare beni e persone e la supervisione internazionale del porto di Gaza, attualmente bloccato da Israele. L’ex deputato arabo-israeliano, Azmi Bishara, ha illustrato le condizioni del Movimento di resistenza islamica dagli schermi di Al-Jazira. Bishara, fuggito da Israele nel 2007 perché accusato di aver aiutato Hezbollah, ha ipotizzato che l’escalation durerà ancora un paio di giorni e ha anche accusato Israele di aver accettato brevemente il cessate-il-fuoco mediato dall’Egitto soltanto per poi riprendere con maggiore virulenza gli attacchi.

Sul piano diplomatico c’è da registrare la decisione del presidente palestinese, Abu Mazen, di volare al Cairo per cercare un soluzione alla crisi, oltre alla richiesta di tregua da parte di numerosi Paesi del mondo, tra i quali l’Italia: il ministro degli Esteri Mogherini ha incontrato mercoledì a Tel Aviv il premier Netanyahu e il presidente Peres. In varie parti del mondo si suggeguono manifestazioni pro-palestina per chiedere il cessate il fuoco.

Ottavo giorno

Martedì aveva retto meno di sei ore la tregua a Gaza. Il cessate il fuoco, su proposta egiziana, era stato accettato da Israele, ma riufiutato da Hamas perché «sinonimo di resa». Nelle ore di tregua Hamas aveva continuato a lanciare razzi – 47 in tutto – che sono caduti nel deserto del Negev e in alcune città israeliane nei dintorni della Striscia. Nessun danno né feriti. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha di conseguenza ordinato alle forze armate “di agire con forza contro obiettivi terroristici a Gaza”.

Al termine della giornata di lunedì 14 luglio, in cui l’offensiva militare israeliana era continuata provocando altri morti e feriti (finora stando a bilanci non ufficiali 194 sono i morti e 1400 i feriti), l’Egitto aveva proposto una tregua a partire da martedì mattina, sulla base dei contenuti del cessate il fuoco di novembre 2012. Una tregua assoluta di 12 ore, sia dei raid aerei israeliani sulla Striscia di Gaza, sia del lancio di razzi su Israele, l’apertura dei valichi della Striscia e l’avvio di negoziati indiretti. Al Cairo era atteso anche il Segretario di Stato Americano John Kerry che, però, ha posticipato la sua visita.

Israele. Dopo aver riunito il gabinetto di sicurezza all’alba di martedì, Israele aveva accettato di sospendere i bombardamenti. Il premier Netanyahu si è detto favorevole alla tregua, anche se all’interno del suo governo non sono mancati i dissapori. Si sono opposti gli elementi più oltranzisti e radicali dell’esecutivo di destra israeliano: il ministro degli Esteri Avigdor Lieberman e quello dell’Economia Naftali Bennet che si sono detti contrari al cessate il fuoco. Il Ministro della Casa e dell’Edilizia, il falco Uri Ariel, aveva giudicato la scelta del Gabinetto “un errore strategico”.Addirittura Lieberman avrebbe proposto di rioccupare la Striscia, da cui Israele si è ritirato nel 2005 con lo smantellamento degli insediamenti dopo 38 anni di occupazione.

Israele adesso chiede ad Hamas la totale smilitarizzazione di Gaza. Netanyahu ha dichiarato: “Abbiamo risposto positivamente alla proposta egiziana di cessate il fuoco per dare una possibilità alla Striscia di Gaza di essere privata dei razzi”. Tuttavia, ha avvertito, “se Hamas continuerà a sparare avremo tutta la legittimità internazionale per intervenire”. Sull’altro fronte, le Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas, hanno promesso di inasprire la battaglia. Dal canto suo, il presidente palestinese Abu Mazen aveva accolto con favore la proposta egiziana, sperando che fosse la via verso un accordo politico che decretasse la fine all’occupazione, preludio alla nascita di uno Stato palestinese.

Hamas. Per accettare una tregua, Hamas, aveva posto delle condizioni ben precise, non contemplate dalla proposta egiziana. Il movimento islamista chiedeva la riapertura di tutti i valichi con Gaza, i fondi per pagare gli stipendi di circa 40 mila dipendenti pubblici nella Striscia e la liberazione di quei 56 militanti rilasciati in cambio della liberazione del caporale Gilad Shalit e riarrestati in Cisgiordania dopo il recente rapimento dei tre ragazzi ebrei.

Egitto mediatore storico. Come due anni fa l’Egitto ha cercato di portare avanti un accordo. Protagonista nel 2012 fu l’allora presidente Mohamed Morsi, all’epoca leader della Fratellanza Musulmana. Prima di lui ci aveva provato, senza successo, Hosni Mubarak, che giocò un ruolo fondamentale dopo l’Operazione Piombo Fuso. Prima ancora fu Anwar al-Sadat, protagonista degli accordi di Camp David del 1979. Oggi è Abdel Fattah Al-Sisi, che dei fratelli musulmani è acerrimo nemico, e Hamas è una loro costola.

Emergenza umanitaria. A Gaza, intanto, la gente cerca di scappare dalle proprie case. L’Onu ha stimato che ci siano oltre 940 case distrutte, 400mila persone senza elettricità e 17mila sfollati interni. Ma da Gaza nessuno può uscire. I valichi di confine sono chiusi: Rafah, al confine con l’Egitto, viene aperto solo occasionalmente per far uscire i feriti molto gravi. Dal valico di Erez, a nord della Striscia, fino a lunedì poteva uscire usciva solo chi fosse in possesso di un passaporto straniero. Da martedì mattina Hamas ha chiuso il valico anche ai malati e ai giornalisti stranieri. I Gazawi, quindi, si rifugiano nelle scuole dell’Unrwa, che conta su finanziamenti volontari per realizzare i servizi di assistenza. E l’Unrwa lancia un drammatico appello: “Siamo in grado di dare un rifugio sicuro nei nostri edifici scolastici fino a 50.000 persone, ma in caso di attacco da terra, la situazione sarebbe catastrofica. Nonostante l’inviolabilità degli edifici ONU, 49 di essi sono stati distrutti in questa settimana di bombardamenti: scuole, ambulatori e magazzini per la distribuzione alimentare. Mancano le risorse necessarie a far fronte a questa tragedia”.

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