Gli interventi, uno per uno

Italcementi, che cosa si è detto all’assemblea pubblica di venerdì

Italcementi, che cosa si è detto all’assemblea pubblica di venerdì
24 Ottobre 2015 ore 12:50

Si è svolta nel pomeriggio di venerdì 23 ottobre al Cine Teatro del Borgo un’assemblea pubblica sul tema della vendita di Italcementi ai tedeschi di Heidelberg e sul possibile taglio di circa mille dipendenti. Sono intervenuti, oltre a un folto pubblico che ha riempito la sala, numerosi dirigenti delle organizzazioni sindacali, esponenti della politica locale e nazionale e anche rappresentanti sindacali di varie sedi produttive dell’azienda.

Molte personalità hanno preso la parola, anche in rappresentanza di partiti e organizzazioni. Nel corso dell’assemblea sono emersi nuovi spunti sulla questione Italcementi. Tra le questioni più battute, c’è stata la necessità di chiedere a Italmobiliare, la holding della famiglia Pesenti, una sorta di compensazione, a tutela di quel territorio che nei precedenti 151 anni le ha permesso di eccellere nel settore del cemento: investimenti quindi nel settore industriale, vista anche la cassa molto ricca che la vendita a Heidelberg dovrebbe garantire. Altro punto importante è stato quello, già frequentato dai sindacati nei precedenti appuntamenti, della necessità urgente di instaurare un dialogo con i nuovi proprietari, per avere quanto meno dei chiarimenti più precisi. Si è poi approfondito il problema degli ammortizzatori sociali, che si incrociano fatalmente col recente Jobs Act.

Giuseppe Mancin, segretario generale FENEAL-UIL Bergamo, ha aperto l’assemblea, presentando le autorità. Oltre a quelli che sono poi intervenuti, c’erano diversi politici bergamaschi: Pia Locatelli (Partito Socialista), Giovanni Sanga (PD),  Giuseppe Guerini (PD), Franco Bordo (SEL), Gregorio Fontana (FI), Gabriele Riva (segretario provinciale PD), il vicesindaco di Bergamo Sergio Gandi; i segretari provinciali delle tre sigle sindacali: Bresciani (Cgil), Cortinovis (uil) e Piccinini (Cisl); Francesco Bianchi (segretario  generale FILCA-CISL Lombardia) e Massimo Balzarini (segreteria CGIL Lombardia). Mancin ha stigmatizzato l’assenza di rappresentanti della Regione Lombardia.

Ecco in sintesi gli interventi della serata.

Marinella Meschieri, segretario FILLEA-CGIL nazionale. Ha spiegato con precisione la situazione.

«Quando si formano simili multinazionali, gli obbiettivi dell’acquirente possono essere di due tipi: rafforzare ed ampliare il proprio mercato, oppure semplicemente eliminare un concorrente. Italcementi ha detto che con Heidelberg si sarebbe rafforzato il futuro, ma nutro dei forti dubbi. Anche perché ad esempio la fusione tra Holcim e Lafarge è stata alla pari, questa no; tanto è vero che Italcementi non ha potuto nemmeno inserire una clausola sociale. La nostra proposta è quella già detta di mettere l’Italia a gestione dell’area del sud Europa, laddove Heidelberg la farebbe invece rientrare nella zona europea del nord-ovest (tra le 5 aree globali complessive). Non scartiamo nessuna ipotesi: ricollocare parte dei dipendenti in altre attività del gruppo Italmobiliare, reinvestire parte dei profitti, approfondire il progetto SEM (Strategia Energetica Nazionale). Ci sono poi altri problemi, come quello degli ammortizzatori sociali che dipendono dall’interpretazione di alcuni articoli del Jobs Act, o ancora quello dell’Antitrust, per me da cambiare, che impedisce il dialogo con la società tedesca».

 

Giorgio Gori

 

Giorgio Gori, sindaco di Bergamo. Ha tentato di rivedere le cose da una prospettiva un po’ più ottimistica.

«Forse questo (della vendita di Italcementi, ndr) non è l’esito peggiore, dato che c’erano già dei grossi rischi in precedenza, visto il crollo del mercato dell’edilizia in questi anni. Non lo sapremo mai. Adesso dobbiamo concentrarci essenzialmente su tre questioni: verificare gli ammortizzatori sociali, per i quali tutta la politica bergamasca si sta mobilitando; identificare un interlocutore per conoscere il futuro prima del closing nella primavera prossima; e infine comprendere le intenzioni di Italmobiliare, con la speranza che Pesenti reinvesta in una dimensione industriale e non solo finanziaria, che è pur legittima».

Matteo Rossi, presidente Provincia di Bergamo. Ha usato alcune delle espressioni più forti in assoluto.

«Dopo il closing dell’affare qualcuno uscirà ben più arricchito e altri decisamente più poveri: siccome quella ricchezza è frutto del lavoro di tanti dipendenti, essa va in quota parte ridistribuita sul territorio. È necessario anche l’appoggio di Confindustria».

 

Matteo Rossi

 

Don Cristiano Re, direttore dell’ufficio per la Pastorale Sociale. Ha letto un testo scritto dal vescovo di Bergamo mons. Francesco Beschi. Lo riportiamo qui.

Fabio Paris, delegato RSU FILLEA-CGIL di Calusco. Il suo discorso è stato uno dei più polemici. Paris ha attaccato duramente la proprietà, spiegando che dopo 35 anni di lavoro si è sentito tradito.

«Parlavano di codice etico, ma loro? Bisogna esigere nel contratto di cessione la salvaguardia di tutti i lavoratori. Ci hanno donato il Palaghiaccio, bello, ma non dà da mangiare alla gente! Bisogna pensare prima di tutto ai lavoratori. Chiediamo alla politica di non lasciarci soli, ma anche i lavoratori, tutti quanti, devono stare uniti e scioperare in massa, non soltanto alcuni. Bisogna metterci la faccia per sperare di ottenere qualcosa».

 

Fabio Paris

 

Antonio Misiani, deputato PD (anche a nome degli altri parlamentari del Partito Democratico presenti all’assemblea).

«Sulla questione degli ammortizzatori sociali siamo in una fase di transizione a livello legislativo, ma garantiamo il nostro impegno per ottenere il massimo. Sugli investimenti: bisogna favorire il lavoro sul territorio, con l’aiuto della Regione e della famiglia Pesenti, che deve onorare il suo debito».

Angelo Dessì, delegato Italcementi FILCA-CISL. Ha letto la carta dei valori presentata tempo fa da Italcementi, al fine di mostrare come questa vendita ai tedeschi sia in contraddizione con alcuni principi lì enunciati, come la tutela del lavoro e delle pari opportunità.

«Negli anni abbiamo sempre dato fiducia alla società, ma in cambio non abbiamo ottenuto nessuna tutela, né trasparenza o rispetto. Siamo delusi da come Italcementi ci sta trattando. Con lo sciopero del 30 ottobre vogliamo ottenere risposte sulla proroga della cassa integrazione, una risposta di Heidelberg alla proposta fatta e informazioni sul piano industriale».

Giuseppe Cattalini, segreteria regionale SEL. Si è espresso in termini critici nei confronti dell’attuale governo.

«Si sente la mancanza di un piano industriale da parte del governo. Inoltre, i problemi della cassa integrazione sono causati dal Jobs Act. Ma pur nella diversità di idee rispetto agli altri partiti, ci uniamo ad essi per tutelare i lavoratori. L’azienda ha rilevanza nazionale e quindi il governo deve farsi carico della questione».

Alberto Alfieri, delegato FILLEA-CGIL del CTG.

«È necessario un intervento del premier. Per alcuni lo sciopero non arriva nel momento giusto, ma per noi va fatto subito perché è inaccettabile attendere oltre». Ha letto poi un testo di un collega in cui si fa l’esempio di un imprenditore turco che, dopo aver venduto ai tedeschi, ha utilizzato 24 milioni di euro per dare una liquidazione di circa 200mila euro ad un centinaio di dipendenti».

 

Ferdinando Piccinini

 

Dario Violi, consigliere regionale M5S. Si è detto dispiaciuto per la scarsa copertura della stampa sul problema. Ha poi auspicato che Pesenti ci metta la faccia e ha spiegato che in questo caso non esistono differenze di colori politici. In linea con le posizioni del Movimento, ha affermato che: «Lo Stato dovrebbe coprire completamente a livello di ammortizzatori sociali; questi lavoratori hanno pagato le tasse per anni, adesso meritano di essere tutelati appieno dal governo». Ha inoltre fatto un esempio su come andrebbe gestita una simile cessione: «Gli Stati Uniti, quando Fiat ha acquisito Chrysler, si sono fatti garantire il mantenimento dei livelli occupazionali».

Claudio Mancilli, RSU di Rezzato.

«Tutto ciò è inaccettabile, i proventi vanno tutti a Pesenti, mentre ai lavoratori spettano solo i licenziamenti».

Ferdinando Piccinini, segretario CISL di Bergamo. Ha chiuso il dibattito, ribadendo che sarà una vertenza molto lunga, non solo per i sindacati ma per tutto il territorio. Ha affermato che «non va bene se i costi degli ammortizzatori vanno tutti alla collettività, mentre i guadagni sono ad appannaggio di un unico privato», e specificato che Italcementi ha sempre avuto due facce, quella della coscienza civile ma anche quella arcigna nelle relazioni sindacali. «I Pesenti non possono tirarsi fuori dal gioco, anche perché col cemento hanno consumato molto territorio. Le prossime iniziative dovranno vedere la coesione di tutti e soprattutto dovranno avere grande visibilità».

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